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Infrastrutture e prescrizione, le “clausole” renziane per un contratto di governo

Il leader di Italia Viva chiede al premier un nuovo patto scritto sul modello tedesco
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Un contratto di governo in cambio della tregua. Dopo il chiarimento col presidente del Consiglio, Matteo Renzi pone ufficialmente le sue condizioni per mettere al riparo l’esecutivo da possibili sgambetti. Un contratto alla tedesca, dice il leader di Italia Viva, dimenticando però che potrebbe anche definirlo all’italiana, visto che la formula, poco fortunata, fu adottata anche da da Salvini e Di Maio per rendere possibile il varo del Conte 1. All’epoca Renzi, ancora senatore Pd, bollava la trovata come un «inciucio» mascherato. Ma oggi l’ex premier cambia idea e lo rivendica sui giornali e alla radio. Il contratto? «Potrebbe essere una ottima idea, mettiamo nero su bianco ciò che va fatto, come il piano delle infrastrutture», dice Renzi. «È chiaro che ci sono grandi problemi ma è il momento di dire “diamo una speranza”». Ma il ramoscello d’ulivo, per sua natura, è fragile. E le condizioni per la tregua, da mettere nero su bianco, potrebbero spezzarlo velocemente. I punti imprescindibili su cui Renzi vorrebbe far valere il peso dei suoi 17 senatori rischiano infatti di creare nuove frizioni tra le forze di maggioranza. «Se Conte fa le cose giuste vada avanti, non ho un problema con lui ma, ma il mio problema sono le cose da fare per l’Italia», mette in chiaro con la Stampa il leader di Iv nell’offrire la sua pace armata.

E quali sono le “cose giuste” secondo Renzi? Il famoso «piano shock» da 120 miliardi per far ripartire i cantieri «è la madre di tutte le battaglie», spiega subito, riproponendo un progetto già avanzato a novembre al premier Conte e rimasto inascoltato. E ora che la fase è cambiata e la poltrona dell’avvocato del popolo è meno stabile, Renzi prova a tornare alla carica. Le occasioni di un incidente di percorso, del resto, non mancano: dal voto sul decreto maggio alla delicatissima mozione di sfiducia presentata dal centrodestra contro il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. E proprio su quest’ultima, che potrebbe essere messa ai voti già il 13 maggio, quando il Guardasigilli si recherà in Parlamento per una informativa sulle carceri, Italia viva non ha ancora sciolto la riserva. «Decideremo sulla base delle della lettura della mozione, delle cose che dirà Bonafede», continua a ripetere Renzi, alimentando i sospetti, soprattutto tra i cinquestelle, che la “testa” del ministro faccia parte della strategia al rilancio dell’ex presidente del Consiglio. In cambio della permanenza in Via Arenula del Guardasigilli, il leader di Rignano sull’Arno potrebbe chiedere infatti la contropartita più dolorosa per i grillini: la riapertura del tavolo sulla prescrizione, la riforma targata Bonafede mai realmente digerita dai renziani. Per i grillini sarebbe un affronto difficile da sopportare, soprattutto perché proveniente da un partitino del 3 per cento, che in Parlamento può contare di una pattuglia determinante di senatori eletti col Pd. «Nessuno scambio. Lo spirito di Italia Viva e di Matteo Renzi è quello di proporre contenuti per il bene dell’Italia. Idee da sempre sostenute con coerenza senza mai scendere a compromessi», twitta il senatore Iv Ernesto Magorno, provando ad allontanare dal suo partito il sospetto della “contrattazione”.

Ma Renzi non sembra scomporsi: se Conte vuole il sostegno di Italia Viva dovrà mostrarsi meno rigido. E a nulla servono le indiscrezioni che trapelano dal Colle su un possibile ritorno alle urne in caso di crisi di governo. «Nel momento in cui si apre una crisi, il compito del Capo dello Stato è verificare se esista o meno un’altra maggioranza», taglia corto Renzi, che sul piatto di Palazzo Chigi mette anche un’altra pietanza: la regolarizzazione dei lavoratori stranieri, proposta dalla ministra Bellanova. Sul tema sembra che la maggioranza abbia già trovato una quadra, ma se qualcosa andasse storto Italia Viva sarebbe pronta a sfidare l’intera maggioranza, Pd compreso, accusato di troppa timidezza sui temi dei diritti.

Ma in molti pensano che quello di Renzi sia solo l’ennesimo bluff per ottenere visibilità, l’ennesima crisi minacciata dall’inizio del Conte 2 con armi scariche. Una lettura superficiale, secondo Ettore Rosato, convinto che l’uscita dalla maggioranza sia sempre «una possibilità. Noi quello che chiediamo è che il governo faccia le cose». Insomma, «sta arrivando temporale», per citare Renzi, «per l’Italia sarà durissima». E forse anche per Conte.

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