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La Lavazza cita Chaplin e fa infuriare i sovranisti: “Ora boicottiamola”

La nuova campagna pubblicitaria dell'azienda di caffè ha scatenato una polemica sul web per il discorso all'umanità tratto da "Il Grande Dittatore" del 1940 e i baci gay
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A metà pomeriggio i tweet erano già più di 5mila, un migliaio i commenti sul canale youtube dell’azienda. Con l’hastag #Lavazza in cima ai trend topic di twitter, il marchio italiano di caffé è finito nel tritacarne dei social per la nuova campagna pubblicitaria intitolata “Good Morning Humanity”. A scatenare la polemica è lo spot in onda da qualche giorno: Charlie Chaplin pronuncia il celebre Discorso all’Umanità tratto dal film “Il Grande Dittatore” del 1940 mentre una carrellata di immagini suggestive invita alla solidarietà e all’uguaglianza.

Una comunicazione troppo politica e “schierata a sinistra” per alcuni, “melensa, retorica e buonista” per altri. Qualcuno tira in ballo lo stesso Chaplin come figura controversa, ma in molti difendono il messaggio di “umanità ritrovata” lanciato dalla società attraverso il capolavoro del cinema che quest’anno compie 80 anni.

“Non era meglio continuare con quella pantomima di San Pietro in paradiso?”, recita un post ricordando lo storico spot di Lavazza ambientato tra nuvole e avventure naif di angeli e santi. In soccorso arriva l’autore che per più di dieci anni ne ha curato la campagna: “Credo che il nuovo spot sia meraviglioso. La cosa incredibile è che il discorso di Chaplin sia del 1940. E c’è ancora chi trova quelle parole scandalose. 80 anni dopo…”.

Chi proprio non gradisce lo spot bollato come “propaganda progressista” invita al boicottaggio, mentre i fan impugnano la battaglia contro ogni forma di razzismo: una nuova querelle digitale che trascina sul terreno politico anche il mercato del consumo.

 

L’audace campagna che fa infuriare i sovranisti apre a una riflessione molto attuale: le sorti dell’industria creativa alle prese con i nuovi consumatori “da salotto”. Non è certo la prima volta che la pubblicità divide e indigna, basti pensare allo spot del 2017 del Buondì Motta – in cui un’asteroide colpisce una mamma in compagnia della figlia – che tanto ha fatto discutere. O ai Colori Uniti di Benetton legati per anni alla sensibilità di Oliviero Toscani.

Ma lo scenario contemporaneo impone un elemento ulteriore, un cambio di passo: l’immagine del Paese travolto dall’emergenza sanitaria ha prima rivelato tutto l’anacronismo degli spot di ieri, poi, una volta aggiustato il tiro, si è tradotta nella ricomposizione dei bisogni di oggi in formato Tv. Con le aziende che rincorrono il consumatore serrato in casa e i brand eletti a nuovi interpreti del futuro incerto. Non senza qualcuno pronto a storcere il naso…

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