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Carlo Calenda: «Conte paternalista e retorico, serve un altro premier. Draghi sarebbe il migliore»

«Conte non può affrontare una situazione così delicata. Bisognerebbe allargare a Forza Italia l'attuale maggioranza senza il pezzo irriducibile del M5S»
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Carlo Calenda non si fa troppe illusioni, il sorpasso di Azione su Italia Viva non lo entusiasma. «Ricordiamoci che stiamo parlando di percentuali molto basse», dice l’eurodeputato ed ex ministro dello Sviluppo economico, che in questi giorni continua a elaborare proposte e cercare interlocuzioni politiche. Domani illustrerà in conferenza stampa i suoi suggerimenti per il rilancio di una politica sanitaria che tenga conto delle differenze regionali. «Il tasso di riproduzione del virus, il famoso R, deve essere solo uno dei fattori su cui basare il meccanismo di decisione sulle riaperture regionali», spiega.
E l’altra parte da cosa dipende?
Dalle dotazioni sanitarie della singola regione. Cioè, se hai sufficienti posti di terapia intensiva, prossimità degli ospedali e abbastanza dispositivi di protezione individuale potresti aprire anche con un R più elevato. Incrociando tutti questi fattori i nostri ricercatori hanno creato una sorta di semaforo: tre colori per definire ciò che può essere aperto e ciò che invece no, in base alla rischiosità oggettiva.
Basterebbe un “semaforo” a fermare ordinanze regionali spesso contraddittorie?Sarebbe più facile impedirle. Col semaforo i governatori avrebbero come riferimento dei parametri oggettivi e non scelte politiche a volte inspiegabili, come quelle di Conte.
Si è offerto di collaborare col Pd per elaborare un piano sulla ripartenza industriale. Avete già iniziato?
No. Ho inviato a Zingaretti il report che abbiamo elaborato in cui si parla sia di ristrutturazione dei processi in corso che non stanno funzionando – dalla liquidità bancaria, alla cassa integrazione, alla malleva per chi deve firmare i crediti alle aziende – sia i nuovi provvedimenti da prendere. Al momento registro il silenzio assoluto sia di Zingaretti che di Gualtieri.
Perché la cassa integrazione in deroga non sta funzionando?
Perché segue meccanismi di erogazione complicatissimi: accordi sindacali, notifiche alle Regioni che a loro volta notificano all’Inps, valutazione delle richieste da parte dell’istituto previdenziale e infine elargizione.
La procedura andrebbe semplificata?
Bisogna prima di tutto ridurre significativamente il numero di imprese cui destinare la cassa integrazione in deroga. Poi, per la maggior parte delle piccole aziende si potrebbero utilizzare strumenti alternativi, come i permessi retribuiti. Mi spiego: se a un ristorante con cinque dipendenti offro un plafond di permessi retribuiti, facciamo di 30 o 40 giorni, ogni singolo lavoratore potrà andare sul sito dell’Inps, inserire i propri dati e ricevere in automatico il bonifico sul proprio conto. Così si evita di ricorrere alla cassa in deroga per queste aziende.
Messa così sembra molto semplice. Perché il governo non prende in considerazione le sue proposte?
Perché non riescono a considerare i processi nella loro interezza e non elaborano progetti di semplificazione. Rimane tutto su un piano molto astratto perché chi amministra il Paese evidentemente non ne sa nulla di gestione.
Se le dico «fumoso», «retorico», «autocelebrativo» chi le viene in mente?
Giuseppe Conte.
Perché ha utilizzato questi aggettivi per definire il presidente del Consiglio?
Perché usa con gli italiani una retorica paternalistica e vuota senza entrare mai nel merito delle sue scelte. Dall’inizio della crisi il nostro governo ha solo chiesto agli italiani, a ragione, di rimanere a casa, ma non ha mai fatto funzionare meglio una cosa di sua competenza. È inaccettabile. Invece di dire semplicemente che usciremo migliori da quest’emergenza, un presidente del Consiglio dovrebbe parlare col linguaggio della verità, spiegando cosa faremo per ripartire. Parlare ai cittadini come fossero adolescenti ha rotto le balle.
Eppure la popolarità di Conte continua a viaggiare a vele spiegate. Crede che questo successo si esaurirà a breve?
Certo che si esaurirà. È già successo a Berlusconi dopo il terremoto e ed è successo a Monti dopo i primi mesi vissuti da salvatore della Patria. In questo momento tutti i leader europei acquisiscono popolarità, è normale. Ma ne devi essere all’altezza, Conte invece la sta tradendo.
Auspica un avvicendamento a Palazzo Chigi?
Conte non è il presidente del Consiglio che può affrontare una situazione così delicata. Ha commesso dei gravi errori di superficialità. Serve un altro premier.
Per il Pd, però, dopo Conte non ci sarà un altro governo…
Il Pd non ha alcuna credibilità ai miei occhi. Quando ero ancora in quel partito, Nicola Zingaretti diceva che in caso di crisi del Conte 1 si sarebbe tornati alle urne perché il Pd non si sarebbe mai alleato con il M5S.
Lei ha già in mente qualche nome per il dopo Conte?
Mario Draghi sarebbe certamente la persona migliore. Ma ci sono in giro anche tanti amministratori capaci che potrebbero fare al caso. Per citarne uno di centrosinistra: Stefano Bonaccini mi sembra un nome spendibile. L’importante è affidarsi a persone in grado di gestire la cosa pubblica.
Su quali forze si potrebbe reggere un governo di questa natura?
L’unica soluzione sarebbe un governo di unità nazionale con tutti dentro, ma abbiamo un’opposizione, parlo di Lega e Fratelli d’Italia, che non si è resa conto della realtà che stiamo vivendo.
Quindi?
Si potrebbe pensare di allargare a Forza Italia l’attuale maggioranza senza il pezzo irriducibile del Movimento 5 Stelle.
Immagina una scissione grillina?
Non lo so, dico che Patuanelli è una persona con cui si può parlare, con altri no.
Il sorpasso di Azione su Italia Viva nei sondaggi è merito suo o degli errori di Renzi?
Sono convinto che il modo renziano di fare politica abbia stancato. La visione è stata sostituita dal tatticismo. Renzi ha iniziato a provare a fare il Macron, rischia di finire a fare il Mastella.
Eppure i vostri progetti non sembrano così distanti. Azione e Italia Viva potranno mai convergere su un unico soggetto?
No. Io non tollero quel modo di fare politica. Se dici una cosa la fai e se cambi idea spieghi il perché, l’opposto del modo in cui fa politica Renzi.

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