Commenti 29 Apr 2020 18:00 CEST

Paternalismo e repressione, gli sbagli del Potere

I cittadini, che hanno già dimostrato disciplina e solidarietà, vanno trattati da adulti capaci di essere responsabili

Il Rapporto 2020 dell’associazione italiadecide, splendidamente curato da Daniela Viglione, tratta un tema che è il grande assente di questo periodo di pandemia: il rapporto di fiducia tra pubblico e privato. Tutti i comportamenti delle istituzioni sono infatti dettati, more solito, da una radicale diffidenza tra di loro e nei confronti di cittadini e imprese. Regioni l’una contro l’altra e tutte contro lo Stato; le istituzioni statali e regionali che si comportano da padre padrone, con atteggiamenti paternalistici e repressivi: questo è il desolante quadro della crisi. Quadro ancora più devastante se confrontato con la risposta nella quasi totalità responsabile e assennata dei cittadini, che proprio per questo meriterebbero più fiducia. Riporre fiducia nei cittadini – sarebbe fondamentale nella cosiddetta “fase 2” – significherebbe non chiudere i parchi e non vietare le cose più ovvie, dalla passeggiata all’attività fisica all’aperto, ma consentirle appellandosi al loro senso di responsabilità, per ora altissimo. Invece, si è scelta fino ad ora una linea dura e autoritaria, fino a vedere i carabinieri nelle chiese e, in una fotografia per me terribile, due quad che vanno incontro ad una persona che sta tranquillamente prendendo il sole sulla spiaggia, in splendido isolamento.

La linea dura e autoritaria si abbina alla burocratizzazione: così nasce l’indispensabile modulo di autocertificazione, perché la parola orale non basta, non è mai bastata in un paese affezionato alla carta, in cui anche le procedure informatizzate replicano quelle cartacee, semplicemente trasferendo determinati oneri dal pubblico al privato. Eppure, con l’incedere della bella stagione, dare fiducia significa anche assicurare la salute psico- fisica di una popolazione messa a durissima prova, che si è comportata in maniera esemplare ma che rischia di pagare non soltanto sul piano economico le restrizioni cui si è disciplinatamente sottoposta da lungo tempo.

Dare fiducia implica il rispetto delle più elementari libertà, fin qui conculcate con scarse reazioni.

In più, cittadini e imprese sono chiamati a districarsi in una valanga alluvionale di atti della più varia natura ( decreti- legge, decreti del Presidente del Consiglio, ordinanze ministeriali, regionali e sindacali), tutti accomunati da uno stile a dir poco contorto, oscuro, pieni di rimandi ad altri atti, talora contradditori, incomprensibili anche agli esperti, districabili solo al termine di un’attenta esegesi.

In Germania, ove la situazione non è mai stata così drammatica come in Italia, il premier Angela Merkel e il Presidente della Repubblica Frank- Walter Steinmer si sono rivolti ai cittadini trattandoli da adulti, richiamandoli al senso della responsabilità e della solidarietà, anche europea; in Italia, i cittadini continuano ad essere considerati irresponsabili, potenziali criminali da sorvegliare e reprimere. Eppure, con i nostri comportamenti, tutti noi ( salvo rare, inevitabili eccezioni) abbiamo dimostrato di essere coscienziosi, solidali, attenti. Meriteremmo di essere trattati con un po’ più di fiducia, parola chiave, che mai come in questo caso coincide con libertà.

 

 

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