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28 milioni di americani senza copertura sanitaria, le lacrime dell’infermiera Alyssa

Tra i lavoratori americani c’è una domanda che ricorre ininterrottamente: “se ho perso il lavoro, e mi ammalo di Covid-19, ho la copertura sanitaria?”.
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Di Marica Fantauzzi

Sulla banchina di una fermata della metro di New York (Pelham Pkwy, Bronx) con un pennarello bianco qualcuno aveva scritto: “Lachesis didn’t give me insurance”. La scritta era sbiadita e il grigiore della metropolitana l’aveva quasi del tutto ingoiata. Lachesi era il nome di una delle tre Parche. Dal greco λαγχάνω, “ho dalla sorte, ho per mezzo della sorte” era colei che, in base a come avvolgeva lo stame e all’estensione del movimento del suo braccio, decideva quale sarebbe stata l’esistenza di una persona. Che la scritta sia scomparsa è probabile, ma che Lachesi abbia corretto il movimento del suo braccio e la persona con il pennarello in mano abbia ottenuto l’assistenza sanitaria, è meno probabile. Prima dell’approvazione dell’Affordable Care Act, quindi fino al 2010, il numero di persone in età non pensionabile a non avere copertura sanitaria negli Stati Uniti era di circa 46.5 milioni. Negli anni seguenti la curva si è assottigliata ma dal 2017 è tornata a crescere.

Oggi più di 28 milioni di americani continuano a non avere alcuna forma di tutela sanitaria. Rebecca Givan, professoressa di Diritto al lavoro all’Università di Rutgers, nel New Jersey, racconta di come l’accesso alle cure e all’assicurazione sanitaria in America sia diventato un privilegio legato al lavoro durante la II guerra mondiale, quando vi furono le restrizioni governative sugli aumenti salariali (per paura dell’inflazione) e i datori di lavoro iniziarono a usare privilegi al di fuori dello stipendio, per attirare lavoratori. Anche se Medicare, per gli over 65, e Medicaid, per coloro che non hanno reddito, ha permesso ad alcuni americani di accedere alle cure nonostante la loro posizione lavorativa, la maggior parte riceve l’assicurazione (se ce l’hanno), tramite il datore di lavoro o il datore di lavoro di un membro della loro famiglia. Nelle ultime quattro settimane, da quando il Covid-19 ha imposto il lockdown negli Stati Uniti, 22 milioni di persone hanno richiesto il sussidio di disoccupazione, che varia dai 200 dollari in Florida fino ai 500 dollari nello Stato di New York, con un probabile generale aumento imposto dal governo federale. Tra le “frequently asked questions” alle compagnie che si occupano di erogare la disoccupazione, c’è una domanda che ricorre ininterrottamente: “se ho perso il lavoro, e mi ammalo di Covid-19, ho la copertura sanitaria?”.

Dipende per chi lavori. Dipende se all’interno del “benefit employee plan” è prevista la copertura sanitaria anche durante il periodo in cui non si lavora. Ma se questo “benefit” non c’è, l’assistenza sanitaria devi pagartela da solo.“La pandemia sta indubbiamente dimostrando che un sistema dove se perdi il lavoro perdi anche l’assistenza sanitaria è catastrofico. Milioni di persone affronteranno la doppia sfida di essere disoccupati e sprovvisti di cure mediche -continua la Givan- e se non basterà questo a denunciare che il sistema sanitario più costoso al mondo è anche il meno efficiente, non so cosa altro potrà farlo”. Nonostante questa sia la prima settimana in cui lo Stato di New York ha registrato un rallentamento del contagio, rimane lo stato ad aver avuto, da solo, più contagiati che il resto del mondo.

Molto prima del corona virus, la ricchezza in America muoveva il braccio di Lachete, determinando quanto filo spettasse a ogni cittadino. Secondo le statistiche rilasciate dal New York City Department of Health, più è alta la fascia di reddito di un quartiere, più possibilità ci sono di superare i 65 anni di età. Le mappe sull’impatto della povertà, della tossicodipendenza e della mortalità infantile riflettono il percorso tracciato dal virus all’interno della città: il 20% dei decessi si è concentrato nel Bronx, nel Queens e in quartieri dove il reddito medio rasenta la soglia della povertà.  In tempi meno recenti, afferma Glen Milstein, professore di Psicologia al City College di New York, venne realizzato un esperimento sociale. A un gruppo di persone dentro a una stanza fu chiesto di correggere degli errori ortografici su alcuni documenti. Lo fecero in dieci minuti. Poi vennero portati dentro a un’altra stanza dove c’erano dei rumori fortissimi.

Ovviamente non riuscirono a fare altrettante correzioni. In un secondo momento, dentro alla stanza, venne installato un telecomando che poteva regolare i rumori. Le persone corressero i documenti, senza toccare il livello del volume; “ il rumore era il medesimo, a cambiare fu la loro consapevolezza: la possibilità di scegliere”. In America- continua Milstein- ma anche in altri paesi dove esiste la sanità pubblica, il privato si è imposto come “colui che annulla il rumore nella stanza”. Colui che elimina l’attrito. Se stai male e paghi, non aspetti e vieni curato. Quello per cui tu paghi è la diminuzione di quel rumore. Ci sono 50 Stati e ognuno ha un diverso sistema sanitario e, quindi, un diverso livello di “rumore”. “Più attrito, significa più ansia, più rischio di ammalarsi e infine morte. Per esser precisi, morte non necessaria.”

C’è un’infermiera del Bronx che a giugno compie 25 anni, Alyssa Piparo. Venne assunta un mese fa per lavorare in quella che pensava fosse la terapia intensiva di Neurologia dell’Ospedale di Stony Brook nel Long Island. Nel giro di pochi giorni si è trasformata nella terapia intensiva Covid. “Non credo che avremmo mai potuto essere veramente preparati in questa situazione, ma sicuramente il Governo ha fallito. Avremmo dovuto agire prima. Siamo stati reattivi, non proattivi, e ora ne stiamo pagando il prezzo. Io e i miei colleghi stiamo usando più volte gli stessi dispositivi di protezione individuale, i materiali sono scarsi, e stiamo finendo le attrezzature necessarie per curare questi pazienti. Non ci stanno mettendo nelle condizioni di poterli aiutare”.Quando finisce il turno, dice Alyssa, si chiude in macchina e piange. Poi si asciuga, torna a casa, e ricomincia. They used to tell me I was building a dream/with peace and glory ahead/why should I be standing in line/just waiting for bread (Brother, Can You Spare A Dime? 1932)

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