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L’emergenza ha bisogno del Parlamento e non solo del Governo

Da circa tre decenni in Italia è percettibile un’offensiva continua al sistema parlamentare
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Da circa tre decenni in Italia è percettibile un’offensiva continua al sistema parlamentare su cui si fonda la nostra democrazia secondo la Carta Costituzionale. Il vessillo sempre più spesso issato, da sinistra a destra, è la parola “governabilità”. Vocabolo, quasi fatato, che – da Berlusconi a Renzi, fino ai nostri giorni – esprime la voglia velata di depotenziare il Parlamento. Questa marginalizzazione si è evidenziata ancor di più con l’emergenza nazionale determinata dal Covid-19 e la debole regia del Governo, addirittura fa in modo che i Presidenti delle Regioni e molti Sindaci s’inseriscano con le loro ordinanze in una sorta di frammentazione istituzionale, che disegna un Paese sempre più spaccato e rinchiuso nell’illusione egoistica di salvarsi a gruppi e non in ossequio al valore dell’Unità nazionale di cui il Presidente della Repubblica è il massimo rappresentante.

Non possiamo far finta di nulla e non tutto può essere ignorato in nome della superiore e assoluta pericolosità dell’emergenza sanitaria. Siamo ancora una democrazia parlamentare, pluralistica e solidaristico sociale o no? Se la risposta è affermativa, allora, sia chiaro che quando siano in gioco, in maniera così profonda e pervasiva, diritti e libertà fondamentali, è lo Stato che deve decidere, con provvedimenti certamente concordati, discussi, costruiti insieme alle autorità locali, ma dentro una cornice che non può essere lasciata all’iniziativa unilaterale dei cd. Governatori e tanto meno del solo Presidente del Consiglio. In una democrazia come la nostra, è lapalissiano che simili misure debbano essere adottate dal Legislatore, direttamente o con quelle procedure in cui l’intervento del Governo passa comunque attraverso il controllo e l’azione di collegamento del Parlamento (procedure attuate sia in Francia sia in Germania). I manuali di diritto costituzionale, quando eravamo studenti, ci hanno insegnato che lo strumento che abbiamo in Costituzione è il decreto legge. Un atto con forza di legge, che il Parlamento è chiamato a convertire o meno in legge e con il quale condivide o meno la linea adottata del Governo.

A chi scrive, non appaiono condivisibili i dpcm, le ordinanze, peggio ancora gli annunci su Facebook, o i discutibilissimi moduli di autocertificazione. Non può valere a giustificare questa ulteriore (a mio parere non imposta, nemmeno dalle contingenze) rottura degli equilibri costituzionali, neanche la presunta difficoltà di riunire il Parlamento. Percorrere queste vie significa non garantire in concreto la “centralità del Parlamento“. La massima rappresentatività ed efficienza decisionale delle Camere, la loro composizione pluralista e la forza delle minoranze, sono la vera espressione di una democrazia parlamentare com’è la nostra. L’unica istituzione che non può mai chiudere in una democrazia è sicuramente il Parlamento. Un Paese democratico in piena emergenza non può farne a meno. Il Parlamento è un luogo di delicati equilibri politici, rappresentativi, territoriali: è necessario tener conto di queste variabili quando si prova a immaginare una legislazione dell’emergenza. E’ importante controllare l’operato del Governo, in questo frangente, delle Autorità amministrative coinvolte, capire cosa stia succedendo nelle diverse realtà, imparare dalle sviste, ragionare sulla proporzionalità e sull’efficacia delle misure adottate, progettare gli interventi di ricostruzione, e le Camere possono fare questo utilizzando anche i loro strumenti conoscitivi (es. attuare in videoconferenza le Commissione d’inchiesta, le indagini informative, le audizioni). Occorre che il Parlamento esprima e riassuma il sistema delle libertà in stretto contatto con i diritti e i doveri dei cittadini, attraverso la garanzia della ”riserva di legge”.

Quest’ultima serve nel regolare i principi in base ai quali i pubblici poteri possono incidere sulle sfere giuridiche dei privati, sia in rapporto ai partiti politici, che rappresentano la proiezione dei cittadini in Parlamento, sia nei rapporti e meccanismi di reciproca garanzia dei diritti fondamentali della persona umana. In una democrazia parlamentare come la nostra non si può delegare all’autorità amministrativa l’adozione di misure che intacchino le nostre libertà fondamentali (ad esempio la libertà di circolazione ex art. 16 Cost). Siamo di fronte ad una riserva di legge assoluta. Nei momenti di crisi sanitaria ed economica come l’attuale, sarebbe bene che, invece di ripetere retoricamente “siamo in guerra”, si garantisse più semplicemente la convocazione delle Camere in seduta permanente, in modo tale che tutti gli aspetti connessi all’attuale pandemia fossero discussi in Parlamento e non solo dal Governo.

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