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Conte: «Nuovo decreto da 50 miliardi». Nessuna limitazione per chi non scarica “Immuni”

L'informativa al Senato: «Riaperture omogenee su base nazionale». E sul Mes assicura: «Ogni scelta passerà dal Parlamento»
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Aprire ora sarebbe irresponsabile ed è per questo che bisogna avere pazienza e attendere il piano – pronto in settimana – con il quale verrà programmata la ripartenza dopo il 4 maggio. Il premier Giuseppe Conte prova a fare chiarezza, con un lungo post su Facebook, sulla “Fase 2”, che nelle scorse ora ha fatto litigare le regioni, tra fughe in avanti e blindature.

Un post pubblicato qualche ora prima dell’informativa resa da Conte al Senato, davanti al quale ha garantito nuovi stanziamenti di sostegno economico per famiglie e imprese, con ulteriori 50 miliardi di euro di stanziamenti, manifestando l’intenzione di coinvolgere il Parlamento nelle scelte che verranno prese per affrontare l’emergenza.

La strategia per la Fase 2

Occorre un «rafforzamento della strategia di mappatura dei contatti sospetti, il cosiddetto contact tracing, e di teleassistenza con l’utilizzo delle nuove tecnologie. L’immediatezza nella individuazione dei contatti stretti dei casi positivi e il loro conseguente isolamento sono cruciali per evitare che singoli contagiati possano determinare nuovi focolai. Per questo, un’adeguata applicazione informativa direttamente disponibile su smartphone è uno strumento essenziale per accelerare tale processo», ha detto Conte durante l’informativa.  «Il tracciamento – ha spiegato  – è necessario per evitare la diffusione del virus. Ma il suo utilizzo sarà su base volontaria e non ci saranno limitazioni per chi non la scarica». Rimangono valide, dopo il 4 maggio, le regole di distanziamento sociale l’utilizzo diffuso di dispositivi di protezione individuale «fino a quando non saranno disponibili una terapia o un vaccino», ha chiarito.

Riaperture «su base nazionale»

«Le esigenze delle imprese e delle attività commerciali di ripartire al più presto» impongono una presa di posizione da parte del Governo, aveva scritto in mattinata il premier. «Mi piacerebbe poter dire: riapriamo tutto. Subito. Ripartiamo domattina. Questo Governo ha messo al primo posto la tutela della salute dei cittadini, ma certo non è affatto insensibile all’obiettivo di preservare l’efficienza del sistema produttivo». Ma una decisione del genere, ha aggiunto, sarebbe irresponsabile, in quanto metterebbe a rischio la salute, facendo «risalire la curva del contagio in modo incontrollato» e vanificando «tutti gli sforzi che abbiamo fatto sin qui».

Nella sua informativa al Senato, dunque, Conte ha assicurato «un allentamento delle misure» per «preservare il tessuto produttivo. Il motore del Paese deve ripartire, ma serve un piano articolato». Il rischio, infatti, è che riesplodano nuovi focolai e compromettere i sacrifici fatti finora. Le riaperture saranno «omogenee su base nazionale».

Ed ecco, dunque, perché non è possibile improvvisare, aveva chiarito in mattinata Conte. «Non possiamo abbandonare la linea della massima cautela, anche nella prospettiva della ripartenza. Non possiamo affidarci a decisioni estemporanee pur di assecondare una parte dell’opinione pubblica o di soddisfare le richieste di alcune categorie produttive, di singole aziende o di specifiche Regioni. L’allentamento delle misure – ha aggiunto – deve avvenire sulla base di un piano ben strutturato e articolato. Dobbiamo riaprire sulla base di un programma che prenda in considerazione tutti i dettagli e incroci tutti i dati. Un programma serio, scientifico. Non possiamo permetterci di tralasciare nessun particolare, perché l’allentamento porta con sé il rischio concreto di un deciso innalzamento della curva dei contagi e dobbiamo essere preparati a contenere questa risalita ai minimi livelli, in modo che il rischio del contagio risulti “tollerabile” soprattutto in considerazione della recettività delle nostre strutture ospedaliere».

In queste ore continua senza sosta il lavoro del Governo, coadiuvato dall’équipe di esperti, al fine di coordinare la…

Gepostet von Giuseppe Conte am Montag, 20. April 2020

 

Altri 50 miliardi per lavoratori e famiglie

Non bastano i protocolli di sicurezza sui posti di lavoro, è necessario, ha sottolineato Conte, capire cosa comporta la riapertura delle attività in termini di flusso di lavoratori, di utilizzo dei mezzi – pubblici e privati -, quando e con quale densità. «Come possiamo garantire all’interno dei mezzi di trasporto la distanza sociale? Come possiamo evitare che si creino sovraffollamenti, le famose “ore di punta”? Come favorire il ricorso a modalità di trasporto alternative e decongestionanti? Questo programma deve avere un’impronta nazionale, perché deve offrire una riorganizzazione delle modalità di espletamento delle prestazioni lavorative, un ripensamento delle modalità di trasporto, nuove regole per le attività commerciali. Dobbiamo agire sulla base di un programma nazionale, che tenga però conto delle peculiarità territoriali. Perché le caratteristiche e le modalità del trasporto in Basilicata non solo le stesse che in Lombardia. Come pure la recettività delle strutture ospedaliere cambia da Regione a Regione e deve essere costantemente commisurata al numero dei contagiati e dei pazienti di Covid-19».

Le chiusure forzate, ha sottolineato Conte, hanno inciso principalmente «sulle fasce più fragili e gli interventi programmati finora non sono sufficienti. Si rischia di creare una nuova povertà». Per tale motivo gli interventi economici dovranno essere più incisivi». In programma c’è quindi un nuovo decreto legge, con ulteriori 50 miliardi da sommare ai 25 già previsti. «Il governo invierà a brevissimo al Parlamento un’ulteriore relazione con una richiesta di scostamento di bilancio – ha detto Conte – pari a 50 miliardi di euro, con intervento complessivo che, sommando i precedenti 25 miliardi, sarà non inferiore a 75 miliardi».

È per questo motivo, dunque, che il governo sta lavorando assieme al gruppo di esperti che dovrà stabilire in che modo traghettare il Paese alla Fase 2. «È fin troppo facile dire “apriamo tutto” – ha sottolineato Conte -. Ma i buoni propositi vanno tradotti nella realtà, nella realtà del nostro Paese, tenendo conto di tutte le nostre potenzialità, ma anche dei limiti attuali che ben conosciamo. Nei prossimi giorni analizzeremo a fondo questo piano di riapertura e ne approfondiremo tutti i dettagli. Alla fine, ci assumeremo la responsabilità delle decisioni, che spettano al Governo e che non possono essere certo demandate agli esperti, che pure ci offrono una preziosa base di valutazione. Assumeremo le decisioni che spettano alla Politica come abbiamo sempre fatto: con coraggio, lucidità, determinazione. Nell’esclusivo interesse di tutto il Paese. Nell’interesse dei cittadini del Nord, del Centro, del Sud e delle Isole. Non permetterò mai che si creino divisioni. Dobbiamo marciare uniti e mantenere alto lo spirito di comunità. È questa la nostra forza.E smettiamola di essere severi con il nostro Paese. Tutto il mondo è in difficoltà. Possiamo essere fieri di come stiamo affrontando questa durissima prova. Prima della fine di questa settimana confido di comunicarvi questo piano e di illustrarvi i dettagli di questo articolato programma. Una previsione ragionevole è che lo applicheremo a partire dal prossimo 4 maggio».

Il Mes

L’informativa ha anticipato il Consiglio europeo di giovedì, affrontando l’argomento Mes, che tanto ha fatto discutere i partiti nei giorni scori. «L’Unione europea e l’Eurozona non possono permettersi di ripetere gli errori commessi nella crisi finanziaria del 2008, quando non si riuscì a dare una risposta comune. È un rischio  che non ci possiamo permettere di correre – ha sottolineato il Presidente del Consiglio – perché il fallimento nel produrre una risposta adeguata e coraggiosa provocherebbe un grave danno allo stesso progetto europeo».

I criteri del Mes, ha spiegato, «sono inaccettabili per la natura di questa crisi. Nell’Unione europea ci sono altri otto Paesi disposti a nuove misure di sostegno economico. Non accetteremo un compromesso al ribasso». Conte punta su un «Economic Recovery Fund per contrastare la crisi», che dovrà essere conforme ai trattati «perché non abbiamo tempo per modificarli. Va gestito a livello europeo senza carattere bilaterale, deve essere ben più consistente degli strumenti attuali, mirato a far fronte a tutte le conseguenze economiche sociali, immediatamente disponibile e se dovrà ricadere nel quadro finanziario pluriennale dovrà essere messo a disposizione subito attraverso garanzie che ne anticipino l’applicazione». E così Conte si è detto disponibile ad appoggiare la proposta della Francia sui bond, «avendo chiesto di integrarla in modo da rispondere più puntualmente ai requisiti che riteniamo imprescindibili. Da ultimo è stata presentata una proposta spagnola che pure, ma con qualche suggerimento di variazione, potremmo appoggiare per la sua conformità alle nostre finalità». Ogni misura dovrà però «passare in Parlamento, che avrà l’ultima parola».

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