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C’è un attacco agli Usa dietro il crollo del prezzo del greggio

"Questa è la Pearl Harbor dei petrolieri americani", ha commentato al "Wall Street Journal" Kirk Edwards, presidente della compagnia texana Latigo Petroleum
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Le ragioni finanziarie non bastano a spiegare il clamoroso e storico crollo del prezzo del petrolio statunitense registrato oggi sui mercati internazionali. I future del West Texas Intermediate (Wti), con contratto in scadenza a maggio, sono finiti per la prima volta nella storia in territorio negativo, scambiati a -37,63 dollari al barile. In queste ore molti analisti hanno attribuito il crollo del prezzo del greggio Usa alla progressiva riduzione della domanda mondiale provocata dall’emergenza coronavirus e ai timori degli investitori per l’esaurimento della capacita’ di stoccaggio a livello globale. Tali ragioni, tuttavia, non appaiono sufficienti ad aprire uno scenario che vede i produttori pagare i commercianti perche’ acquistino petrolio, tanto piu’ dopo l’accordo (anch’esso a suo modo storico, poiche’ sostenuto da un fronte senza precedenti di produttori mondiali) tra i paesi membri del cartello Opec+ per il taglio di 9,7 milioni di barili al giorno.

Lo squilibrio tra domanda e offerta sembra inoltre avere effetti piu’ limitati sul Brent, il greggio di riferimento del mare del Nord, il cui prezzo al barile e’ calato oggi del 3,67 per cento a 27,05 dollari. Gli analisti riflettono dunque nelle ultime ore sulla possibilita’ che il greggio Usa (e, di conseguenza, gli Stati Uniti) sia vittima di un attacco deliberato. “Questa e’ la Pearl Harbor dei petrolieri americani”, ha commentato al “Wall Street Journal” Kirk Edwards, presidente della compagnia texana Latigo Petroleum, facendo riferimento al raid aereo giapponese che determino’ l’ingresso degli Stati Uniti di Franklin Delano Roosevelt nella Seconda guerra mondiale. Alcuni osservatori ricordano la decisione dell’Arabia Saudita di inviare a marzo 20 petroliere con 40 milioni di barili di greggio del Golfo verso le coste degli Stati Uniti, il cui mercato era gia’ saturo di petrolio. Altri inseriscono il crollo senza precedenti del prezzo greggio statunitense nel contesto del conflitto globale con la Cina. Oggi, di fatto, per il Wti di maggio non vi erano praticamente compratori, ovvero nessuno disposto ad entrare in possesso dei barili alla scadenza del future, nemmeno in presenza di incentivi, rendendo la situazione particolarmente anomala.

L’attacco, in ogni caso, sembra poter avere ripercussioni ben oltre il mercato petrolifero. Secondo il “Financial Times”, il crollo dei prezzi del greggio ha depresso i mercati azionari globali e gli investitori guardano con preoccupazione alla sicurezza dei titoli del Tesoro degli Stati Uniti, con il rischio di inflazione nel breve periodo che e’ evaporato. Secondo David Winans, analista per US Investment Grad Credit Research, l’andamento dei prezzi sotto lo zero non potra’ tuttavia durare a lungo, poiche’ i produttori in questo momento stanno tagliando la produzione. “Alla fine – spiega Winans – il percorso dei prezzi del petrolio seguira’ il percorso del coronavirus. Fino a quando la domanda non mostrera’ qualche segno di vita, i prezzi del petrolio rimarranno probabilmente attaccati al respiratore artificiale”.

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