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App, braccialetti e spostamenti limitati per chi non vuole essere tracciato: le ipotesi per la “Fase 2”

Immuni, il Copasir vuole vederci chiaro: possibile un'audizione di Arcuri
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Volontaria ma non troppo. L’app Immuni, scelta dal Governo per tracciare i contagi da Coronavirus nella “Fase 2” dell’emergenza, non sarà obbligatoria, ma chi sceglierà di non scaricarla sul proprio telefono potrebbe vedersi limitare la libertà di spostamento. Per quanto riguarda gli anziani, poco avvezzi agli smartphone, l’alternativa potrebbe essere quella di un braccialetto in grado di replicare le funzioni dell’applicazione.

E mentre il ministro per la Salute Roberto Speranza annuncia la firma del contratto con la società sviluppatrice Bending Spoons, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica scende in campo per approfondire sia gli aspetti di architettura societaria sia le forme scelte dal commissario per l’emergenza Domenico Arcuri.

Volontarietà relativa

La decisione di imporre limitazioni a chi non sceglierà di scaricare l’app, come riportato oggi dal Corriere della Sera, risulta un incentivo per raggiungere quota 60% di adesioni, soglia minima per garantire l’efficacia del sistema di tracciabilità. Il download, disponibile entro gli inizi di maggio, sarà gratis ed esclude la soluzione basata su Gps – troppo invasiva in termini di privacy e non conforme alle linee guida europee – basandosi, invece, sulla tecnologia bluetooth. L’app sarà testata, inizialmente, in alcune regioni pilota, per poi essere adottata su tutto il territorio nazionale. La fase dei test, come annunciato da Arcuri, è già iniziata: «dobbiamo sovrapporre il funzionamento dell’applicazione a un modello di sistema sanitario, faremo una sperimentazione in alcune aree del Paese, in tempi ravvicinati sarà messa in campo e ne incentiveremo l’uso tra i cittadini».

Com’è fatta Immuni

L’app si compone di due parti: una destinata al contact tracing, attraverso la tecnologia bluetooth, e l’altra che rappresenta un “diario clinico” per annotare in tempo reale eventuali sintomi compatibili con il virus. I dati dell’utente rimangono sul proprio dispositivo, con un Id temporaneo che viene scambiato con i dispositivi vicini tramite bluetooth.

Per chi non avesse la possibilità di scaricare l’app, l’ipotesi è quella di un braccialetto, in grado, dunque, di replicare le performance di Immuni. Ma anche in questo caso sarebbe una scelta volontaria. In caso di rifiuto, dunque, l’idea è quella di una stretta agli spostamenti, anche se sul punto è ancora poco chiaro quale sia l’intenzione del governo.

Come funziona

I cittadini scaricano l’app che crea un registro dei contatti in cui ci sono tre informazioni: qual è il dispositivo con il quale si è venuti a contatto, a che distanza e per quanto tempo. Se risulta positivo, l’utente che sul proprio telefono ha Immuni riceve dagli operatori sanitari un codice che consente di scaricare su un server del ministero i numeri identificativi di coloro con i quali il paziente è venuto a contatto nei giorni precedenti. Da quel momento inizia la valutazione delle possibilità: il cervellone informatizzato incrocerà i dati, per evitare i falsi positivi, valutando le distanze tra i vari dispositivi e tempo di contatto. Il risultato è un numero che rappresenta il valore di rischio, con un elenco di persone da avvisare con input/messaggio di alert, con la quale viene fornito un protocollo da seguire per l’isolamento e il tamponamento.

Problemi di sicurezza

I dati, secondo gli standard di Bending Spoons, sono cifrati e firmati digitalmente ma nulla si sa del server che andrà a conservarli. E il Copasir ha deciso di approfondire la questione, non escludendo, nei prossimi giorni, l’audizione di Arcuri, «ritenendo che si tratti di materia afferente alla sicurezza nazionale», si legge in una nota del presidente Raffaele Volpi. «Il Copasir nella concreta condivisione di tutti i suoi componenti, che ringrazio per il continuativo e qualitativo impegno, sugli obiettivi di sicurezza nazionale sta, in questo drammatico momento per il Paese, operando, anche grazie alla preziosa collaborazione delle Agenzie del comparto Intelligence, per dare il miglior contributo alla sicurezza nazionale e all’interesse nazionale seguendo i principi più volte auspicati anche dal Presidente della Repubblica», continua la nota. La stipula del contratto di concessione gratuita della licenza d’uso sul software di contact tracing e di appalto di servizio gratuito con la Bending Spoons spa è stata firmata da Arcuri con ordinanza dello scorso 16 aprile. «Il software è tra quelli selezionati dagli esperti della task force istituita dal ministro per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione in accordo con il ministero della Salute, e quello ritenuto alla fine più idoneo – si legge in una nota -. Il sistema non ha l’obiettivo di geolocalizzazione ma quello di tracciare per un determinato periodo di tempo degli identificativi criptati dei cellulari con il quale il soggetto positivo al virus è entrato in stretto contatto. Questo accade solo se in entrambi i cellulari è presente l’applicazione di tracciamento».

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