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Salvini pronto a giocarsi la carta Zaia, il leghista che piace alla Merkel

Il governatore Veneto è quello che ha affrontato meglio la crisi sanitaria. Viene da quel leghismo “governista” che era cresciuto soprattutto nell'era Maroni: pragmatico, non ideologico, affidabile per i poteri economici e finanziari.
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Tutto può succedere, dunque anche che il governo Conte sopravviva sia all’epidemia che alla crisi economica che la seguirà. Ma tutto suggerisce che invece quel governo abbia, se non le ore, almeno i mesi contati. Si respira un’aria di unità nazionale, o più precisamente di governo di salute pubblica e sono le vecchie volpi democristiane come Casini o uno che in politica è entrato da neofita ma poi si è fatto le ossa in decenni di potere come Berlusconi a indicare dove tira il vento. Quando arriverà l’ora, avrà le carte in regola per succedere all’avvocato del popolo solo chi potrà squadernare credenziali tali da garantire di non essere “divisivo”: di poter cioè essere accettato se non da tutti, missione in Italia impossibile, almeno da molti. E’ un esigenza che mette fuori gioco i capipartito, a partire da Matteo Salvini e Matteo Renzi, e apre la strada a figure non coinvolte nella politica nazionale.

Tecnici dunque, sull’onda dei quotidiani peana al “ritorno della competenza” ma anche figure distanti dalla politica nazionale: amministratori.E’ un tavolo dove il leader della Lega parte svantaggiatissimo ma dove potrebbe giocare una carta vincente: quella di Luca Zaia, il governatore del Veneto. Zaia promette di uscire dalla crisi sanitaria meglio di chiunque altro: la sua è stata una delle prime Regioni colpite duramente e tuttavia il Veneto è uscito dalla fase più dura prima e meglio di qualsiasi altra Regione in condizioni simili.

Viene da quel leghismo “governista” che era cresciuto soprattutto nell’era Maroni: pragmatico, non ideologico, affidabile per i poteri economici e finanziari. Zaia, in più, vanta, persino più di Giorgetti, credibilità internazionale. Viene da quella parte della cultura leghista che non dispiace affatto alla Germania e al Nord Europa.Il governatore del Veneto sarebbe insomma la sola figura con la quale Salvini potrebbe contrastare un governo Draghi, sul quale scommette ma che si rivelerebbe in realtà per lui esiziale, o Colao e comunque di un tecnico sideralmente distante dalla Lega. Ma il prezzo sarebbe per Salvini molto alto. Dovrebbe accettare di limitare il proprio ruolo a quello di capitano della Lega, non del governo e probabilmente senza possibilità di rientro.

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