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Calano i contagi, ma i morti sono 602. Crescono i guariti

L'incremento è di 675 unità rispetto a ieri, per un totale di 104.291 persone attualmente positive
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Il calo dei contagi continua: in 24 ore, l’incremento è di 675 unità rispetto a ieri, con 2.972 nuovi casi, per un totale di 104.291 persone attualmente positive. E prosegue il calo della pressione sulle strutture ospedaliere: sono 3.186 le persone in terapia intensiva, 74 in meno rispetto a ieri, mentre i ricoverati con sintomi sono 28.011, ovvero 12 in meno rispetto alla giornata precedente. La maggior parte dei pazienti si trova ancora una volta in isolamento domiciliare, senza sintomi o con pochi sintomi: sono 73.094 persone, il 70% dei pazienti, un numero in costante aumento rispetto allo svuotamento, graduale, degli ospedali.

Rimane ancora alto – anzi cresce leggermente – il dato relativo alle vittime: sono 602 le persone decedute nell’ultimo giorno (ieri erano state 566), arrivando a un totale di 21.067 morti. E sarà questo, come ha spiegato ieri Gianni Rezza, Direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell’Iss, l’ultimo dato a calare. Crescono, però, anche i guariti: sono 1.695 in più, per un totale di 37.130. Sono 1.073.689 i tamponi effettuati, 26.779 nell’ultimo giorno.

 

 

 

I numeri delle terapie intensive sono andati in miglioramento, ha spiegato Massimo Antonelli Direttore del Dipartimento Emergenza e Rianimazione del Policlinico Gemelli e componente del comitato tecnico scientifico. «I ricoverati nelle terapie intensive nell’arco delle ultime quattro settimane – ha sottolineato – in Lombardia sono stati 3.862, i dimessi 1.296, i degenti attuali 1.240, con un 65% di sopravvivenza. Per quello che riguarda il Lazio, dove l’impatto è stato più contenuto, i numeri sono più bassi. E infatti in un lasso di tempo simili abbiamo 424 pazienti. Un quarto di questi è stato dimesso e un altro quarto è ancora degente, ma il tasso di sopravvivenza è assolutamente identico, ovvero del 65%. Questi dati dicono che molto è condizionato dal grosso impatto che c’è stato sulle terapie intensive lombarde. E il fatto di aver potuto beneficiare della messa in atto delle misure di contenimento ha fatto sì che in altre aree questa mitigazione potesse pesare di più, riducendo il numero e il flusso verso le terapie intensive. Però ci dice anche un’altra cosa: che la severità dei malati è in realtà simile, tant’è vero che gli indici di sopravvivenza sono comparabili». Il che significa che le misure «hanno funzionato e funzionano bene», riuscendo a contenere l’impatto nelle altre regioni. Ma non solo: indipendentemente da dove si trovino i pazienti, l’efficacia delle terapie intensive riesce ad ottenere una sopravvivenza «di tutto rispetto» in malati così seri.

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