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I “pieni poteri” di Orban e la crisi delle democrazie parlamentari

La sospensione del Parlamento in un paese dell’area europea non può che destare preoccupazioni, soprattutto se viene fatto approfittando di una “emergenza”
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Qualche giorno fa l’onorevole Matteo Salvini ha dichiarato che la sospensione dell’attività del Parlamento ungherese è stata “una scelta libera del Parlamento eletto democraticamente” e la stampa ha dato poco rilievo, ha archiviato troppo presto. Come è noto il Presidente Viktor Orbàn, noto “sovranista”, ha ottenuto con una grande maggioranza del “suo” Parlamento l’autorizzazione a sospendere l’applicazione di leggi e di regolamenti, ad adottare misure straordinarie e a sospendere le elezioni di qualunque tipo fino alla fine dell’emergenza senza alcun termine. L’onorevole Giorgia Meloni a sua volta ha detto con una superficialità molto sospetta per una persona che apparentemente riflette prima di parlare, che anche il governo italiano aveva esercitato “pieni poteri“per cui non c’era da scandalizzarsi.

Diciamo subito che abbiamo aspramente criticato i decreti del Presidente del Consiglio e la mancanza di base giuridica degli stessi, recuperata in decreti legge successivi; ma per fortuna, o per grazia divina, non possiamo fare paragoni altrimenti davvero avremmo un deficit di democrazia e tutti dovremmo protestare anche nelle piazze! Dunque la mancanza di una levata di scudi generale di fronte a queste dichiarazioni, preoccupa perché fa trapelare una sorta di rassegnazione di fronte alla crisi che attraversa la democrazia in tutti i Paesi. I governi europei, tra cui l’Italia, hanno protestato nei confronti di Orbàn. Bisogna reagire, con forza e difendere i valori della nostra organizzazione civile sapendo che la democrazia viene meno attraverso moti di piazza cioè una la rivoluzione, oppure per esaurimento, per stanchezza. In questo ultimo caso si preferisce un uomo forte, decisionista. L’emergenza soprattutto quella attuale misteriosa e sconosciuta si presta a questo scopo. Orbene, siccome è ricorrente l’enfatizzazione del potere del popolo perché si ritiene che un Parlamento eletto a suffragio universale può fare quello che vuole, dobbiamo reagire proprio di fronte a errato concetto di democrazia.

La mia valutazione è che in Italia per la prima volta dopo il periodo fascista vi sono “focolai” di destra e di destra estrema, pericolosi proprio perché un po’ diffusi sul territorio con diramazioni europee e gli inconsapevoli proclami di Salvini possono alimentare la loro consistenza. Le sue intemperanze sono pericolose per queste ragioni non perché propedeutiche al fascismo: non si possono attribuire a Salvini concetti di filosofia fascista perché i “pieni poteri” sempre adombrati e richiesti nella assolata estate 2019 erano manifestazioni puerili di un uomo assalito dal potere che per essere esercitato serenamente ha bisogno di una consistenza culturale e intellettuale. Ma questa dichiarazione sul Parlamento ungherese dal sen fuggita, rivela una incultura che riguarda il concetto stesso di democrazia forse comune ai partiti della maggioranza anche se in particolare al Movimento Cinque Stelle. La democrazia non si configura e non si conferma solo con le elezioni, che una volta svolte affidano pieni poteri agli eletti; la Costituzione, lo abbiamo ripetuto tante volte, stabilisce che la sovranità appartiene al popolo il quale la esercita secondo le norme rispettando i diritti fondamentali ma anche tutte le norme contenute nella stessa Carta. La lunga fase di benessere, che abbiamo avuto dal dopoguerra, che eccezionalmente ha interessato gran parte del mondo, ha garantito lo sviluppo e la soddisfazione di tutti i bisogni, e ognuno di noi, riconosciamolo, ha ritenuto che si potesse davvero dare risposte a qualunque domanda, acquistare tutto, soddisfare qualunque desiderio, e in questo modo il desiderio è diventato un diritto acquisito alla sfera personale delle libertà.

Tutto questo, è stato alimentato, da una propaganda faziosa , da un populismo che ha caratterizzato la politica di tutti gli ultimi governi, da quelli della fine del secolo scorso, a quello di Renzi e in particolare a questi ultimi, i quali hanno soffiato sul fuoco dell’egoismo, legittimando le pretese anche le più assurde.

Una analisi attenta ci porta a riconoscere che mentre si sono legittimate tutte le “pretese”, si sono affievoliti gli interventi per ottenere garanzie sociali, per tutelare cioè la libertà delle comunità, e abbiamo dimenticato che la libertà del singolo deve essere raccordata a quella degli altri perché la “solidarietà” è alla base della nostra Costituzione Repubblicana la quale stabilisce un equilibrio tra i poteri e un equilibrio sociale e civile. Questo mancato equilibrio ha reso debole la democrazia perché l’individualismo, o diciamo meglio l’egoismo, hanno fatto crescere il distacco tra popolo e classe dirigente mettendo in crisi il concetto di rappresentanza che è il presupposto della democrazia parlamentare.

D’altra parte una tesi di questo tipo non ha fondamenti storici perché contraddice l’evoluzione della storia dell’umanità che ha portato sin dalla antica Grecia all’esigenza di controllare il potere del Re, dell’Imperatore e finanche del dittatore! Ad Atene i processi politici davano la possibilità da parte dei cittadini di stabilire l’incostituzionalità di decisioni ritenute inopportune per gli interessi della collettività. In un recente saggio intitolato “Controdemocrazia”, Pierre Rosanvallon spiega che “l’erosione della fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni democratiche è il problema politico del nostro tempo “che non può essere superato senza un accorto e sofisticato equilibrio dei poteri”. Quindi la sospensione del Parlamento in un paese dell’area europea non può che destare preoccupazioni soprattutto se viene fatto approfittando di una “emergenza”, per destabilizzare un territorio.

 

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