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Il processo on-line indebolisce il diritto di difesa

L’ultima novità, in ordine di tempo, è relativa alla possibilità per il pm di effettuare gli interrogatori da remoto. Una vecchia idea dell’Anm che è stata fatta propria dal M5s con un emendamento presentato al dl Cura Italia.
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La necessità di mantenere il distanziamento sociale per arginare il contagio dal Covid- 19 sta imprimendo una forte accelerazione al processo “a distanza”, rendendo di fatto superfluo recarsi in Tribunale per gli avvocati e i magistrati. Il virus rischia, però, anche di “stravolgere” in radice il sistema giustizia normalmente inteso, con conseguenze sul fronte della tutela dei diritti e delle garanzie. L’ultima novità, in ordine di tempo, è relativa alla possibilità per il pm di effettuare gli interrogatori da remoto. Una vecchia idea dell’Anm che è stata fatta propria dal M5s con un emendamento presentato al dl Cura Italia.

Le Camere penali hanno già evidenziato a tal proposito diverse incompatibilità con il principio costituzionale del giusto processo e di oralità e immediatezza che contrastinguono il contradditorio.

Tante le perplessità: da come potrà essere svolto il contro esame o da come potrà essere garantita la segretezza della futura camera di consiglio “virtuale”.

In Cassazione, poi, è previsto che il procedimento sia esclusivamente cartolare. In caso l’avvocato volesse discutere, scatterebbe la sospensione del decorso della prescrizione e dei termini di custodia cautelare. Un misura molto penalizzante in ottica difensiva.

Le modalità di gestione del nuovo processo a distanza saranno affidate al Direttore generale dei sistemi informativi e automatizzati del Ministero della giustizia. Già adesso, però, lo ‘ smart working’ giudiziario fra avvocati e magistrati sta manifestando diverse criticità. L’ udienza telematica si svolge mediante un software dedicato. Il Csm ha messo in rete dei tutorial a disposizione dei magistrati per agevolare l’uso dell’applicativo. Il grande escluso da questa rivoluzione digitale è il personale amministrativo al quale è vietato il lavoro da remoto sui registri, come quello dei decreti ingiuntivi, o dei ricorsi d’urgenza, o degli accertamenti tecnici. «Ogni attività di udienza comporta la necessaria presenza in ufficio degli addetti alla cancelleria», ricordano alcuni magistrati. Per consentire alle toghe di celebrare le udienze da remoto bisogna far spostare il personale amministrativo che deve recarsi in Tribunale per svolgere gli adempimenti di udienza, rendendo così difficoltoso attuare il citato “distanziamento sociale”. Il Ministero, va ricordato, fin da subito ha imposto l’obbligatorietà del ricorso al lavoro agile, limitando il più possibile la presenza di personale amministrativo negli uffici. Il discorso vale sia per il civile che per il penale, settore in cui le possibilità di lavoro da remoto sono ridottissime e limitate alle sole udienze con detenuti in sistema di videoconferenza. Ogni magistrato, a differenza del cancelliere, ha in dotazione da anni un pc su cui sono stati installati i vari programmi per la celebrazione delle udienze.

Senza urgenti correttivi, allo stato non in programma, si verificherà dunque la formazione di un arretrato di procedimenti che bloccherà il riavvio delle attività giudiziarie: finito il periodo di sospensione sarà impossibile la celebrazione di qualunque udienza per la mancata annotazione dei provvedimenti dei giudici o degli avvocati sui registri.

 

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