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Perché la svolta digitale “anti contagio” può cambiare per sempre la giustizia

Ci sono dei momenti in cui speri soltanto che tutto passi, e divenga per sempre un brutto ricordo. E in cui capisci che non sarà più come prima.
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Ci sono dei momenti in cui speri soltanto che tutto passi, e divenga per sempre un brutto ricordo. E in cui capisci che non sarà più come prima. Anche nel nostro piccolo mondo, che – oltre a trovarsi in pesanti difficoltà economiche – dovrà misurarsi con linee di evoluzione sempre più nette.

1. Uno studio legale non è solo un luogo fisico. Uno studio è il posto dove gli avvocati lavorano, si confrontano tra loro, ricevono i clienti. Speriamo tutti di ritrovarci insieme quanto prima nei nostri studi. Ma oggi che è diventato difficile, o pressoché impossibile, possiamo solo ringraziare la tecnologia, che in qualche modo ci consente di operare da casa. E l’idea dello studio legale come luogo fisico diviene meno scontata, più elastica.

In un processo ormai interamente telematico, come è diventato anche quello amministrativo, gli atti e i documenti sono prodotti “a distanza”. E questo amplia, sinergicamente, le possibilità.

2. Un tribunale non è solo un edificio. Chiudono i Tar e il Consiglio di Stato. Non è un bel segno, ma è solo un segno. Non c’è ragione che rimangano aperti in questo periodo. Non ci sono adempimenti fisici da fare. Non ci sono udienze cui partecipare. E non ci sono i giudici, che non si trovano neppure tra di loro e decidono insieme, ma ciascuno da un proprio “remoto” ( con modalità che prima o poi dovranno pur consentire la partecipazione anche degli avvocati). Il telelavoro è prima di tutto il loro. Ed è evidente, ad esempio, che non possono avere un futuro ( ma neanche un presente) le copie cartacee cosiddette “di cortesia’, da produrre in aggiunta agli atti telematici, in un incongruo “doppio binario”. Tutto ciò impedisce abitudini di vita che finora hanno avuto importanza fondamentale: trovarsi in tribunale coi colleghi, chiacchierare aspettando la chiamata, guardarsi attorno e capire l’ambiente. Ma sono tutti concetti che si modificano. Un tribunale non è un edificio attraverso il quale deve necessariamente passare l’esercizio della giustizia. Può essere un luogo virtuale.

3. Discutere se, quando e come serve. Un’udienza è importante anche quando non vi puoi essere fisicamente presente. Certo, non bastano le note scritte da depositare due giorni prima — ora previste nella giustizia amministrativa dal decreto legge 18 — a compensare la soppressione della discussione. Ma già sarebbe fondamentale la possibilità di partecipare e di interloquire telematicamente.

A parte che, in un processo basato sugli scritti, della discussione in udienza si può anche fare a meno se costituisce un mero “doppione” delle difese già prodotte.

Quando torneremo, prima o poi, alla normalità, molte cose saranno cambiate da sé. E ad esempio gli atti di presenza in udienza solo per spedire a decisione una causa avranno perso di significato ( non potendo più trovare ragione in motivi “estetici” nei rapporti con il cliente).

4. Un processo non è solo una successione di atti. Ancor più in generale: a essere mutato dagli effetti delle tecnologie è lo stesso processo. Che deve giungere alla miglior decisione. E non c’è ragione di pensare che la decisione sia migliore se le forme utilizzate sono quelle tradizionali anziché quelle più avanzate consentite dalla telematica. La quale, ovviamente, fa sì che tutto si dematerializzi. Insomma, la rivoluzione digitale incide in un modo molto più profondo della semplice “trascrizione” dei vecchi istituti processuali in un nuovo linguaggio.

E, per inciso: non è solo un residuo del passato, è anche profondamente sbagliato, in questo momento di emergenza, non usare tutte le possibilità telematiche in grado di evitare occasioni di possibile contagio. Perché mai, dunque, dover notificare per posta a un’amministrazione che non abbia ancora provveduto a inserire il suo indirizzo pec nel Reginde?

5. Un incontro non è uno spostamento.

Lo stiamo vedendo con i clienti, impossibilitati a spostarsi.

Ma anche i convegni, i congressi, gli incontri seminariali — per loro natura luogo fisico di confronto tra diverse voci— quando riprenderanno, spartanamente, dovranno tener conto della realtà. Certo, non è la stessa cosa.

Qualcuno organizzerà l’incontro da qualche parte. Poco importa, potrebbe essere qualsiasi luogo. Non basterà una webcam: mancherà la possibilità di apprezzare la bellezza dei luoghi di un convegno, o comunque di “staccare” dalle occupazioni quotidiane. Non è lo stesso. Però questo è ciò che probabilmente, almeno per un po’, consentiranno i tempi. I quali ci imporranno anche i temi dei prossimi convegni: quelli, cioè, che la tragica esperienza che stiamo attraversando ci pone davanti.

* consigliere Unaa Unione nazionale degli avvocati amministrativisti

 

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