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“Ora misure concrete per sostenere l’avvocatura”. La lettera degli ordini di Roma, Milano, Napoli e Palermo – In aggiornamento

La professione ai tempi del Covid-19. Le voci dell'avvocatura di tutta Italia
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23 marzo

“Ora misure concrete per sostenere l’avvocatura”. La lettera degli ordini di Roma, Milano, Napoli e Palermo

Un elenco di misure concrete per sostenere nell’immediato l’avvocatura, “già gravemente provata dai malfunzionamenti del sistema giustizia anche prima dell’emergenza sanitaria in atto”, è stato inviato dai presidenti dei quattro Ordini Forensi più grandi d’Italia – Roma, Milano, Napoli e Palermo al premier Conte, al guardasigilli Bonafede, e ai ministri del Lavoro Catalfo e delle Finanze Gualtieri.”Riteniamo che le proposte possano essere accolte ed in ogni caso esse costituiscono la base di partenza per una interlocuzione che, sfruttando l’emergenza, consacri una collaborazione istituzionale indispensabile per raggiungere soluzioni condivise e finalmente utili per l’intera categoria”, spiega il presidente dell’Ordine degli avvocati di Roma, Antonino Galletti. In cima alla lista, un elenco in sedici punti, la necessità di accelerare i tempi dei pagamenti delle fatture per i compensi del patrocinio a spese dello Stato e dei difensori di ufficio; e la previsione di un meccanismo di recupero fiscale per il periodo di contrazione dell’attività professionale nella dichiarazione del 2021.”Sono misure di buonsenso per evitare la desertificazione della categoria forense – sottolinea Galletti – e sono secondo noi la base di ciascun confronto futuro con i professionisti, così duramente colpiti da questa emergenza”.

Avvocati e commercialisti in campo gratuitamente per le “vittime economiche”

Parte da Napoli l’iniziativa di solidarietà per le “vittime economiche” del Coronavirus, in particolare per quelle delle zone rosse del nord Italia devastate dalla pandemia. I commercialisti e gli avvocati riuniti nel network professionale “Cartellanoproblem.it” hanno deciso di mettersi al servizio gratuitamente di tutte le persone colpite nei propri interessi economici, non solo del Nord, ma di tutta Italia. Assistenza gratuita sarà assicurata, in particolare, sulle novità fiscali introdotte dal decreto “Cura Italia”, al sostegno finanziario, sui bonus e su tutti gli adempimenti burocratici e tributari da svolgere per accedere ai benefici di legge. Collegandosi al sito www.cartellanoproblem.it è possibile mandare una mail o un wapp (dalle 15 alle 18) con oggetto: “Sos fisco coronavirus” è possibile ricevere assistenza dai commercialisti Giuseppe Pedersoli e Roberto Corda, dall’avvocato Monica Vivone e dal consulente tributario Salvio De Martino. L’iniziativa si protrarrà, per adesso, per un mese, nella speranza che l’emergenza venga presto superata. Una mano tesa a chi soffre, non solo fisicamente, per le conseguenze del Coronavirus, ma anche un messaggio forte al governo, che ha incluso i commercialisti, i consulenti e gli avvocati tra le “attività essenziali” che, quindi, possono restare aperte.

22 marzo

Vinicio Nardo: “Gli studi legali non possono chiudere del tutto”

“Gli studi legali non possono chiudere del tutto, come gli studi notarili, e credo che l’interpretazione del provvedimento sia senza possibilità di equivoci, ossia che si possa andare nel proprio studio per gli affari urgenti, ad esempio per ritirare fascicoli urgenti che non sono digitalizzati”. Così il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Milano, Vinicio Nardo legge la disposizione contenuta nell’ultima ordinanza della Regione Lombardia che ha decretato, tra le altre cose, la chiusura delle “attività degli studi professionali salvo quelle relative ai servizi indifferibili ed urgenti o sottoposti a termini di scadenza”. “Gli avvocati – chiarisce Nardo – ovviamente ora sono smarriti, impauriti e stanno aspettando anche di conoscere il provvedimento nazionale del Governo sulla chiusura delle attività”. Un provvedimento che il presidente dell’Ordine dei legali milanesi spera resti in linea con l’ordinanza lombarda che, in pratica, lascia aperta la possibilità di accedere agli studi limitatamente a quelle pratiche che non possono essere rimandate, anche perché sottoposte a scadenze improrogabili.

21 marzo

La petizione: «Difendiamo gli avvocati per difendere i diritti»

«È arrivato il tempo di essere gli avvocati di noi stessi, Di rivendicare con orgoglio l’importanza che la nostra professione ha nella società civile. L’incriminato decreto è ingeneroso, irriconoscente, mortificante nei nostri confronti». Sono solo alcuni dei passaggi della petizione lanciata sulla piattaforma change.org e indirizzata al presidente del Consiglio, al ministro della Giustizia e al Consiglio nazionale forense. A farsene promotori un gruppo di avvocati aderenti all’associazione forense Catilina, spalleggiati dall’avvocato e professore Carlo Taormina. Lo scopo di Giuseppe Ioppolo, Maria Nellina Spataro, Daniela Tiani, Guido Giudice, Pietro Cannatelli, Giuseppe Mucciolo, Filomena Russo, Michele Finocchietti e Francesco Pipolo è quello di difendere gli avvocati, rimasti fuori dal decreto “Cura Italia” e per i quali non è previsto alcun contributo, così come per i liberi professionisti iscritti a gestioni previdenziali diverse dall’Inps.

La petizione parte citando l’articolo 3 della Costituzione, secondo il quale “tutti i cittadini hanno pari dignità e sono eguali davanti alla legge”. «L’emergenza che il nostro Paese sta attraversando è preoccupante e drammatica – scrivono gli avvocati -. Dunque, in primis, è doveroso stringerci virtualmente a tutti gli operatori sanitari che quotidianamente sono impegnati in prima linea nella cura e nell’assistenza dei contagiati da Covid-19». Ma c’è un’altra parte del Paese, gli avvocati, che si trovano «tra “color che son sospesi”». Nel Dpcm “Cura Italia”, scrivono i legali, sono stati stanziati 25 miliardi di euro, «parte dei quali destinati a tutte le categorie di lavoratori, ad eccezione dei liberi professionisti iscritti a gestioni previdenziali diverse dall’Inps. Orbene, tenendo conto che appartenere alla Cassa Forense non è una scelta bensì un obbligo, è grave e discriminatorio non essere contemplati nel suddetto Decreto – continua la petizione -. È vero, momentaneamente abbiamo appeso la toga nella speranza di ritornare al più presto ad esercitare il nostro lavoro di sentinelle del diritto ma, nel frattempo, tutti Insieme riprendiamola ed indossiamola metaforicamente, questa volta, però, per difendere i nostri diritti ed il futuro delle prossime generazioni».

Non c’è Paese al mondo, si legge, che non è sorretto dai giuristi, dal principio del contraddittorio, dal principio di eguaglianza, dal diritto di difesa. «Questo periodo finirà presto, ce lo auguriamo, e gli strascichi della negligenza e della disattenzione verso la professione forense saranno persistenti e diabolici. Chi esercita già conosce e brancola nella disseminata landa di difficoltà – continua la petizione -. Chi esercita sa quanto impegnativo e sacrificante sia riuscire a farsi pagare le parcelle, Chi esercita sa e va incontro ai propri assistiti scendendo a compromessi economici dati già dalla pregressa crisi. È impensabile essere abbandonati dallo Stato, lo stesso che nelle posizioni apicali è servito da giuristi quali il presidente del Consiglio dei ministri e il ministro della Giustizia stessa. Dunque, chiediamo, senza troppi panegirici, non maggiori tutele, ma le stesse tutele offerte ad altri lavoratori. Il tempo dei tentennamenti è scaduto, così come quello della falsa “dimenticanza”. Chi tace ora è complice e si macchia del peggiore dei delitti: l’omicidio di un’intera, o quasi, classe professionale. Un omicidio subdolo basato sulla violenza economica».

20 marzo

Agrigento, la proposta di Italia Viva: un fondo per pagare subito gli “avvocati d’ufficio”

Parte dall’avvocato Ignazio Valenza, coordinatore del comitato Italia Viva Agrigento, che ha ottenuto la disponibilità dell’onorevole Lucia Annibali (componente di Italia Viva della Commissione Giustizia alla Camera dei Deputati) l’idea di predisporre un pacchetto di proposte per accelerare la liquidazione dei compensi dovuti agli avvocati che prestano attività di patrocinio a spese dello Stato. Le proposte mirano a velocizzare i pagamenti di quanto già dovuto dallo Stato agli avvocati che hanno difeso le persone meno abbienti. La richiesta è di istituire, nell’ambito del decreto “Cura Italia”, un fondo straordinario di compensazione dal quale attingere con immediatezza le risorse per pagare quanto già lo Stato deve agli avvocati. In questo modo, senza nessuna spesa aggiuntiva per lo Stato, sarà possibile sostenere i redditi delle fasce più deboli dell’avvocatura in un momento di emergenza non solo sanitaria, ma anche economica.

Bologna, toga solidale: avvocato dona la propria casa alle infermiere del Sant’Orsola

In tempi di Coronavirus ognuno fa la sua parte. Ed è grande il gesto dell’avvocato Alfonso Vuono, 31enne bolognese che ha deciso di mettere a disposizione la casa appena acquistata con la compagna, gratuitamente, a due infermiere del Sant’Orsola. «Io e la mia compagna ci siamo messi a disposizione per dare una mano – ha raccontato a Bologna Today Vuono – Avevamo comprato una casa qualche mese fa, ovviamente con un mutuo, ma non potevamo rimanere indifferenti. Così abbiamo deciso tramite annuncio di metterla a disposizione gratuitamente per medici o infermieri chiamati a Bologna per assistere i malati di Covid-19. È il momento che Bologna si unisca e mostri di che pasta è fatta».

 

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