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I sindaci invocano misure più restrittive

«Servono interventi più coraggiosi». Sala ai milanesi: «È tempo di resistere»
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Per il sindaco di Milano Guseppe Sala è il tempo di «resistere» di fronte all’emergenza coronavirus che sta mettendo a dura prova la Lombardia: «Siamo in un momento di difficoltà, ma le difficoltà vanno affrontate con coraggio. Qui a Palazzo Marino nel frattempo stiamo mettendo in campo alcune azioni: da lunedì distribuiremo un kit con mascherine e liquido igienizzante a medici di base e pediatri; per i i senzatetto abbiamo alcuni centri di accoglienza, il più famoso è in via Ortles, siccome consideriamo un rischio avere così tanti ospiti insieme oggi ne stiamo trasferendo una parte». Terzo punto: parte dei soldi raccolti con il Fondo di mutuo soccorso (circa 5 milioni arrivati dai privati), che serviranno «per intervenire con immediatezza sulle persone che già oggi sono senza reddito. Interverremo con rapidità». Un’idea nata in collaborazione con la Diocesi di Milano: «2 milioni li metterà la Curia e 2 milioni noi come Comune attingendo al fondo» ribattezzato San Giuseppe, aggiunge il sindaco Sala.

 

Resistere.

Resistere

Gepostet von Beppe Sala am Samstag, 21. März 2020

 

«Mi sto facendo sentire col Governo perché trovo profondamente sbagliato che i supermercati chiudano la domenica, io capisco le loro difficoltà, capisco la difficoltà col personale, ma più si riducono gli orari e più le code aumentano e ciò non va bene. I supermercati devono rimanere aperti, questo è il mio pensiero», ha aggiunto Sala.

L’appello dei sindaci del bergamasco

Ma intanto 243 sindaci del bergamasco – compreso quello di Bergamo, Giorgio Gori – hanno inviato un appello al premier Giuseppe Conte e al presidente della Regione Attilio Fontanta. «È arrivato il momento di fermarci, ma per davvero. Confidiamo in voi – hanno scritto -. Al momento riteniamo che l’adozione di coraggiosi nuovi provvedimenti restrittivi possa rappresentare l’unica ed auspicabile soluzione per una tragedia che sembra oggi, che i contagi aumentano inesorabili, non avere fine».

«Facciamo convintamente nostra la nota trasmessa dalle Comunità Montane Val di Scalve e Valle Seriana, tra le più colpite d’Italia, relativa alla richiesta di azioni forti, chiare e nette per contrastare il drammatico diffondersi del contagio da Covid-19 – hanno scritto i politici bergamaschi -. La situazione che si vive nell’intera regione Lombardia assume ormai i connotati dalla tragedia e questo è ancor più evidente purtroppo nella nostra provincia di Bergamo che in questi giorni sta vedendo morire tanti uomini e donne e cancellare intere generazioni, senza nemmeno poter dare un degno saluto». Di più. «Ora si vuole rimarcare la necessità condivisa e trasversale di una effettiva presa di coscienza della drammaticità del momento anche per chi non vive questa Provincia – hanno proseguito -. Chiediamo, auspichiamo e sollecitiamo quindi un intervento maggiormente coercitivo che imponga nuove restrizioni: con i dati che tutti conosciamo non è pensabile che ancora oggi ci si debba basare sul buon senso dei cittadini chiamati a rispettare regole soggette alle più varie interpretazioni». Quindi la richiesta di chiusura totale. «Siamo consapevoli dell’importante presenza di attività produttive in Regione Lombardia che grande e operosa hanno fatto la nostra terra, e siamo consapevoli che maggiori restrizioni potrebbero comportare gravi conseguenze economiche, ma al momento tutto questo appare necessario per salvare delle vite e per tutelare il valore primario della salute che non può che precedere quello pur sacrosanto del mercato economico – hanno evidenziato -. Al momento riteniamo che l’adozione di coraggiosi nuovi provvedimenti restrittivi possa rappresentare l’unica ed auspicabile soluzione per una tragedia che sembra oggi, che i contagi aumentano inesorabili, non avere fine. I movimenti sul territorio sono ancora troppi, e molti inesorabilmente costituiscono un vettore per questo virus. È arrivato il momento di fermarci, ma per davvero. In rappresentanza di tutti i 243 comuni della Provincia e con l’adesione convinta del Presidente della Provincia chiediamo dunque un intervento restrittivo e doveroso, che potrà aiutare a vincere questa guerra».

La lettera del sindaco di Cerveteri

«Ritengo necessario elevare il livello di controllo e di presidio del territorio nel più breve tempo possibile, per essere certi che davvero i cittadini stiano a casa ed escano solo per le strette necessità consentite. Serve farlo subito. Soprattutto nelle realtà nelle quali la diffusione del virus sembra ancora sotto controllo». A lanciare l’allarme è il sindaco di Cerveteri Alessio Pascucci, che ieri ha inviato una lettera appello al premier Giuseppe Conte. Nella missiva, Pascucci solleva anche il tema delle informazioni in merito ai contagi o alle quarantene presenti nei Comuni. «A molti Sindaci non vengono fornite le generalità e neanche gli indirizzi delle persone che contraggono il virus Covid-19 o che vengono messe in quarantena preventiva. E questo nonostante il nostro ordinamento individui nel sindaco l’autorità sanitaria locale. È una cosa inaudita».

Pascucci ha invitato Conte a coinvolgere maggiormente i sindaci «che, in questa fase, possono contribuire attivamente nei loro territori all’attuazione delle disposizioni, nonché al monitoraggio e al supporto delle persone contagiate e in quarantena. Sentiamo la responsabilità della fascia istituzionale che indossiamo e vogliamo metterci a disposizione per aiutarla a colmare la distanza inevitabile di comunicazione che si crea con i cittadini italiani».

 

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