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Vigilanza preventiva sul post-coronavirus. La mafia ha sempre lucrato sull’emergenza

Quando si fanno affari arrivano I prestanomi e la criminalità organizzata si arricchisce alle nostre spalle
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Le mafie sono pronte a lucrare sull’emergenza coronavirus in Italia. Non ho alcun dubbio, a tal proposito, nello scrivere che dovremmo avere come esempio le ferite ancora aperte delle varie emergenze che si sono succedute nel nostro Paese. Non ne esiste una dove le mafie non si siano in qualche modo infiltrate e abbiano lucrato.

Per impedire alle organizzazioni mafiose e agli imprenditori senza scrupoli di fare un brindisi sul dolore altrui è necessario che l’emergenza non sia un affare ma un valore per cui vale la pena lottare. Il post emergenza coronavirus è la fase da tenere sotto stretta sorveglianza. Potranno speculazioni e infiltrazioni mafiose restare fuori da questa tragedia che stiamo attraversando? Si riuscirà a non lucrare sulla morte e sul dolore di tanta gente?

Mi auguro che serva a qualcosa l’esperienza avuta sulle precedenti emergenze per evitare che si rifacciano sempre gli stessi errori. Queste nuove vittime non dovranno servire a sostenere loschi affari e nuovi appetiti per le mafie e i mafiosi e per i politici e gli imprenditori corrotti. Questa tragedia che ha colpito quasi in tutto il mondo servirà questa volta all’Italia invertire la tendenza criminogena e attingere dall’esperienza fatta dopo le ultime emergenze nazionali. Abbiamo vissuto il dolore inflitto da imprenditori indegni di tale nome e da organizzazioni criminali che su queste tragedie non hanno visto la morte come sofferenza, ma come un motivo per fare affari e per arricchirsi.

Gli atti giudiziari dei vari tribunali italiani ci dicono, senza timore di smentita, che le ultime ricostruzioni post sisma, i crolli dei ponti in varie parti d’Italia, l’Expo a Milano e lo scandalo del Mose a Venezia ci hanno trasmesso non solo sofferenza e dolore, ma soprattutto mafie e corruzione. Le mafie si sono scaraventate sulle macerie delle zone distrutte come fossero lingotti d’oro da razziare a tutti i costi e con tutti i mezzi criminali possibili e immaginabili. I mezzi legali per evitare le infiltrazioni mafiose sono stati numerosi, purtroppo, pochissimi hanno funzionato, gli altri sono stati semplicemente inutili e facilmente eludibili.

Come dico sempre ai miei studenti americani – che a differenza di quello che possiamo credere conoscono la mafia –  dove ci sono affari da fare e circola molto denaro i mafiosi trovano sempre prestanomi o imprese regolari che in nome e per conto loro mettono le mani su tutto ciò che ruota intorno alle attività economiche di un’emergenza. Mi auguro che non saremo costretti ancora una volta ad assistere a un’Italia criminale che si contrappone alla grande solidarietà che questo Paese è capace di offrire a chi ne ha bisogno.

In questo periodo in me è venuto anche qualche dubbio sul ruolo dell’Europa e ho pensato che per rifondarla bisognerebbe partire proprio dall’emergenza del coronavirus e dalla lotta alle infiltrazioni mafiose. L’esperienza quindi ci dice che il grande business legato all’attuale emergenza non sarà ignorato dalla criminalità organizzata, e per questo motivo occorre attuare in anticipo tutti gli strumenti necessari per evitare le infiltrazioni mafiose. Su questo tipo di emergenza, dove lo Stato è in difficoltà e non riesce a far fronte comune, è più facile che le organizzazioni mafiose trovino spazi e modi per infiltrarsi e speculare. Non dimentichiamoci che mafia e corruzione sono sempre più intrecciate tra loro.

Il mio amico Franco Roberti, già procuratore nazionale antimafia, in un convegno mi disse che le mafie usano un sistema che ha funzionato per gli appalti post terremoto in Campania e che vede un intreccio complice tra mafia, politica e imprenditoria. La caratteristica della criminalità mafiosa delle nuove generazioni è di essere camaleontica e di vivere nella cosiddetta area grigia. Le mafie e la corruzione, in Italia, non si manifestano solo nella pratica illecita messa in atto da politici e funzionari disonesti, questi mali ormai hanno assunto le sembianze di una metastasi che non risparmia nessuna categoria sociale ( banchieri, giornalisti, alti burocrati dello Stato, magistrati, avvocati, docenti universitari, industriali).

Oggi manca purtroppo il sentimento di ripudio sociale verso questo tipo di criminalità, fatto che invece accadde nella migliore stagione di lotta alla mafia. Speriamo che questa emergenza unisca il popolo italiano perché se continuerà questo immobilismo su questioni così importanti, temo il prezzo lo pagheremo tutti e in primis i nostri figli.

 

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