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Social impazziti: in Italia si parla solo di Coronavirus. E spesso sono fake news

E' un'infodemia, cioé una produzione continua e fuori controllo di informazioni h.24, messaggi veri e falsi, con gli stessi dati, le stesse paure, minimizzazioni, allarmi, raccomandazioni, consigli, pontificazioni.
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Altro che coronavirus, la vera pandemia è quella social. E’ l’isteria collettiva che ha inquinato il web e che Andrea Barchiesi, capo della Reputation Manager ed esperto della Rete,  ha illustrato con poche cifre esemplificative: in Italia i contenuti on line sul virus hanno un rapporto di 1:3000. Nel mondo, invece, si scende a 1:200, cioé quindici volte meno.

E’ un’infodemia, cioé una produzione continua e fuori controllo di informazioni h.24, messaggi veri e falsi, con gli stessi dati, le stesse paure, minimizzazioni, allarmi, raccomandazioni, consigli, pontificazioni. Il tutto a reti unificate, tra notizie, commenti, talk inesauribili, professionisti e dilettanti allo sbaraglio, la Babele in cui stiamo vivendo.

Gli esperti la chiamano “autoinduzione circolare” e, come spiega Barchiesi, “i casi reali crescono in modo moderato, la percezione cresce in modo esponenziale”. E si spiegano i supermercati svuotati, l’amuchina più cara del caviale, le borse a picco, e le esplosioni di irrazionalità che lasciano nei supermercati invenduta la birra messicana Corona. Bisogna difendersi dalle fake news, e per primi tocca ai media, controllando le notizie e le fonti, sbugiardando i falsari,  con il massimo rigore.  Ma stando chiusi a casa, s’intende.

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