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Redditi a zero: è ora di ridurre le imposte

Occorre pensare ad un congruo periodo per la riduzione delle imposte, visto che non è possibile percepire compensi
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Le anticipazioni di stampa relative al decreto cura Italia confermano nella stesura definitiva la mancata considerazione delle libere professioni iscritte all’albo, che pur svolgendo attività indispensabili per aziende e privati, sono danneggiate non solo dalla difficoltà di lavorare ma anche dalla mancanza di liquidità che deriva dalle mancate riscossioni ormai fisiologiche.

Non esiste alcun cenno a misure anche assistenziali a favore degli iscritti alla cassa avvocati in quanto l’indennità prevista ( solo per il mese di marzo a favore dei liberi professionisti ) non si applica a soggetti titolari di pensione ed iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie.

La previsione nell’ambito di un fondo di ultima istanza, limitato , quanto ad Importo in 300 milioni a favore anche dei soggetti iscritti alle casse previdenziali che hanno, ridotto o sospeso la propria attività viene rimesso ad un decreto ministeriale, Il decreto e’ tutto da redigere persino per determinare coloro che ne avranno diritto. L’ Importo, si è già detto, risulta del tutto insufficiente. La sospensione dei versamenti tributari ( non totale ) non fa altro che procrastinare la carenza della riscossione dei compensi che non affluiranno ai professionisti.

Occorre pensare ad una riduzione delle imposte per un congruo periodo in cui non è possibile percepire compensi.

Il mancato assoggettamento a ritenuta di acconto per soggetti che hanno volume di affari sotto i 400 mila euro ( sino al 31 marzo 2020 ) viene fortemente limitata anche dalla esclusione determinata dall’avere sostenuto spese per prestazioni di lavoro dipendente o assimilato.

Si tratta di una esclusione cosi’ limitata nel tempo ( solo per un mese ed a favore di una limitata categoria di soggetti interessati) da non determinare vantaggi in favore dei professionisti.

Una riduzione della ritenuta di acconto ( così come auspicato anche da Miani del consiglio nazionale dottori commercialisti su il dubbio di ieri 18 marzo) per tutti i professionisti, per un periodo significativo, eviterebbe di generare crediti di imposta non riscuotibili in breve tempo.

La cassa integrazione prevista rischia di essere non facilmente accessibile e comunque demandata alla funzionalità di ogni singola regione.

Assente qualsiasi disposizione sui crediti patrocinio spese stato sia per favorire la integrale compensazione con tutte le imposte che la riscossione di tali crediti da tempo sospesi auspicato anche in questi giorni dall’ onorevole Lucia Annibali.

Del tutto irragionevole e sproporzionata la proroga dei termini di accertamento ( prescrizione e decadenza di ben 2 anni dal termine del periodo di sospensione degli adempimenti tributari ).

Il CNF, in sinergia con le altre categorie professionali, sta avanzando con vigore richieste che, doverosamente, includano la avvocatura e le libere professioni tra i soggetti che non possono non essere adeguatamente considerati tra coloro che stanno subendo irreparabili conseguenze dalla situazione sanitaria.

 

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