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Il carrello del supermarket freddo oggetto del desiderio

Come vivere “normalmente” in quarantena. In tempo di emergenza, risalta la riflessioone del filosofo bodei: ilsupermarket luogo del desiderio. Il tempio delle merci si trasforma in momento d’incontro
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L’ultimo luogo della socializzazione possibile, la porzione di universo in cui si incontrano gli altri umani, salutandosi e perfino parlando a distanza consentita, è anche lo stesso e il primo in cui si sono incontrate le merci. Che il supermercato sarebbe diventato il luogo del desiderio nell’epoca postmoderna lo spiegò poi un filosofo con cattedra alla Normale di Pisa e all’Ucladi Los Angeles: Remo Bodei Quel freddo ma indispensabile oggetto del desiderio è il carrello della spesa che ora ci porta a spasso

L’Europa è il posto nel quale gli uomini corrono a gruppi di 11 appresso a una palla e chiamano questa attività “calcio”. Il continente nel quale tutti si denudano non appena vedono il mare. E il luogo nel quale di solito sono i cani a portare a passeggio le signore. Cosi Umberto Eco fece raccontare l’Occidente a un immaginario amico antropologo africano, moltissimi anni fa in una delle prime “Bustine di Minerva”, la rubrica dell’Espresso per la quale aveva anche inventato il nome. Per dire che tutto dipende dal nostro sguardo, e lo straniamento della realtà quotidiana serve a meglio comprenderla, secondo uno schema non molto diverso da quello delle “Lettere persiane” di Montesquieu. Ma oggi che il gioco non è solo per allenare lo spirito critico e apprendere che di ogni verità è vero anche il contrario, oggi che ci è consentito uscire dall’habitat concentrazionario che il Coronavirus ha costruito per noi, sappiamo che è proprio così. L’immaginario antropologo africano di Eco aveva ragione. Nella realtà di oggi non siamo noi a portare a passeggio i cani. Sono i cani che portano noi a spasso. Perché possiamo uscire da casa solo per accompagnare il nostro amato Fido a fare i suoi bisogni, e pazienza per chi è provvisto solo di gatti.

In alternativa, come è noto, possiamo andare a fare la spesa. Il che in epoca di rarefazione del commercio al dettaglio significa per lo più una cosa precisa: il supermercato. L’ultimo luogo della socializzazione possibile, la porzione di universo in cui si incontrano gli altri umani – salutandosi e perfino parlando ma rigorosamente a distanza consentita – è anche lo stesso e il primo in cui si sono incontrate le merci.

I supermercati giungono alla luce del mondo in uno slargo su boulevard Raspail a Parigi, nel 1852. L’idea, sollecitata da un gruppo di economisti consapevoli che occorresse un unico luogo in cui tutte le merci industrialmente prodotte si potessero trovare e confrontare, per favorire i consumi e calmierare i prezzi, è durata nel tempo: il Bon Marché – così si chiamava quel primo grande spaccio parigino – è ancora lì, con la stessa insegna. Dotato anche, come poi tutti i suoi epigoni, di grandi vetrine: la tecnologia permise di creare lastre in vetro di grande formato solo a partire dal 1902.

Nel tempo, e nella nostra baldanzosa inconsapevolezza, il supermercato è divenuto molto di più. Ben prima dell’apoteosi di questi giorni – vai a fare la spesa? devo farla anch’io, allora ci vediamo! e ci prendiamo il caffé alla macchinetta! – fu un grande scrittore a capire che da luogo di incontro tra le merci il grande magazzino sarebbe diventato anzitutto luogo di incontro tra persone: “Al paradiso delle signore” non è il titolo di varie serie tv italiane, francesi, spagnole, argentine, ma anzitutto un’idea, e un romanzo, di Èmile Zola. Che il supermercato sarebbe diventato il luogo del desiderio nell’epoca postmoderna lo spiegò poi un filosofo con cattedra alla Normale di Pisa e all’UCLA di Los Angeles. Erano i primi anni Novanta, e la vulgata di “Geometria delle passioni” di Remo Bodei – un grandissimo, raffinato ed eclettico studioso dell’idealismo hegeliano – fece scalpore: il nuovo luogo del desiderio è il supermarket. Indagando sull’uso politico di paura, speranze e desideri ( c’è qualcosa di più attuale?), e agli albori dell’era del trascolorare della politica in pura tecnica di governo, la riflessione di Bodei, in due parole, era questa: le passioni calde e politiche che hanno animato il Novecento hanno lasciato il posto a passioni fredde.

Da almeno un secolo e mezzo siamo dominati non dal conflitto tra ragione e passione ma da quello che un tempo era proibito, perché irrealizzabile: i desideri. E il luogo dell’inflazione del desiderio è il consumo. Ed è qui che entra in scena il carrello della spesa, che del desiderio di consumo è apoteosi, e come vediamo impulso irrefrenabile in tempi di claustrofobia restrizioni e proibizioni. Chissà cosa avrebbe pensato e come ci avrebbe raccontato la passione fredda del supermercato oggi, nei giorni dell’ansia da coronavirus, il professor Bodei. Forse però lui e l’immaginario amico antropologo di Umberto Eco su una cosa si sarebbero potuti trovare d’accordo: al supermercato, mentre facciamo da lontano ciao ciao con la mano a quelli che conosciamo, spingiamo il carrello. Ma è lui a portare a spasso noi.

 

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