Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Coronavirus e coscienza nazionale

Quel popolo infingardo, refrattario al rispetto delle regole, all’improvviso diventa quel popolo che ascolta le disposizioni del governo
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

Dunque quel popolo infingardo, refrattario al rispetto delle regole, che si butta a capofitto nei supermercati al primo cenno di allarme per rimpinzare scansie di casa già stracolme e poi buttare il cibo scaduto, sprecandolo. All’improvviso diventa quel popolo che ascolta le disposizioni del governo, che si acconcia di buon grado a recepire lo shock sociale e l’isolamento, tutt’al più indossando – ma al pari di un vessillo – la mascherina sul viso non per nascondersi bensì come orgoglioso segno di accettazione dei vincoli dell’emergenza.

Allo stesso tempo quel governo e quel premier, accusati  – in verità non sempre a torto – di incompetenza e improvvisazione, irrisi e criticati tra pochette e bozze di decreto fatte filtrare per motivi sempre oscuri e sempre innominabili, incapaci di stabile una corretta catena di comando e perennemente all’inseguimento della realtà, poi quella stessa realtà si dimostrano capaci di afferrarla per le corna e in grado di domarla, come una remuntada imprevedibile e sorprendente. Rivolgendosi direttamente ai cittadini, riacquistando pezzetti di credibilità e autorevolezza non proprio trascurabili se perfino l’Oms deve riconoscere che nella pandemia l’Italia ha fatto bene e fa da esempio.

Di medagliette vanesie non abbiamo bisogno ma di disciplina e compostezza sì. Sembravano merci introvabili e invece sono fuoriuscite dai ripostigli della coscienza nazionale, sgorgate quando meno te lo aspetti, invadendo le strade e le piazze lasciate vuote dai cittadini. Certo, c’entra molto la paura del contagio e l’ansia di volersi immunizzare. Però sprangare la porta di casa in questo caso non è sinonimo di egoismo: al contrario vale come rispetto di sé e degli altri.

È troppo presto e magari velleitario cercare di capire se il Coronavirus ha modificato il carattere nazionale. Però è sicuro che qualcosa è cambiato e quando l’uragano sarà finito dovremo essere capaci di riprendere da dove abbiamo lasciato. Ricostruendo, sicuro: ma con un di più di consapevolezza. Istituzioni, politica, cittadini dovranno guardarsi negli occhi, scrutandosi. Perché sarà necessario modificare progetti e ambizioni, muovendosi su una mappa sociale ed economica che non è stata ancora disegnata.

Nel suo ultimo messaggio tv, Giuseppe Conte si è detto sicuro che “torneremo ad abbracciarci”. Vero. Però forse non ci riconosceremo perché, almeno un po’, ci appariremo diversi da prima. E non è detto sarà un male.

Ultime News

Articoli Correlati