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Matteo Ricci: «Emergenza coronavirus? Questo regionalismo non funziona più, lo Stato faccia lo Stato»

Parla il sindaco di Pesaro: «Davanti a una crisi di questo livello serve una decisione centrale, non è possibile che ogni regione continui a fare per conto proprio»
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«Le emergenze non si gestiscono col consenso». Il sindaco di Pesaro, Matteo Ricci, è convinto che sul coronavirus molti esponenti politici abbiano fatto solo «propaganda» .

Sindaco, la provincia di Pesaro e Urbino rientra tra i territori con le misure restrittive più severe. È quello che chiedevate?

No, lo ha chiesto la Regione. Nel primo decreto, quello di sabato sera, la provincia di Pesaro- Urbino era fuori da qualsiasi restrizione, poi la Regione ha insistito ed è stata reinserita.

Scuole chiuse e ingressi contingentati per le attività commerciali. Quanto costeranno alla città queste restrizioni?

Milioni e milioni di euro. Noi dobbiamo sconfiggere il virus con grande fiducia nei confronti della comunità scientifica, ma dobbiamo anche sconfiggere il panico che sta facendo molti più danni del virus. Danni incalcolabili.

I provvedimenti adottati servono a difendersi dal panico o dal contagio?

Spero che servano a difendersi dal contagio, perché di panico ne stanno creando tanto. Ma non ci resta che fidarci delle scelte di governo e Regione.

Avrebbe evitato volentieri di “sigillare” la città?

So solo che a Pesaro non c’è alcun focolaio, c’è qualche caso, certo, ma si tratta in maggior parte di persone guarite o in via di guarigione. È morta purtroppo una persona molto anziana a Fano, ma è anche vero che dobbiamo tenere la testa sulle spalle e prendere decisioni con equilibrio. Chi ha responsabilità amministrative non può farsi prendere dal panico.

Ma le famiglie pesaresi chiedevano misure drastiche?

Le emergenze non si gestiscono col consenso. È evidente che le persone sono spaventate, ma è compito di un amministratore non far travolgere la propria comunità dalla paura. Il coronavirus non va sottovalutato ma non è la peste, dunque dobbiamo dare la giusta dimensione a un fenomeno nuovo. Dovremmo concentrarci a tutelare le fasce più deboli, anziani e malati, e invece continuiamo con provvedimenti generali sui quali nutro qualche dubbio. Ma i sindaci non hanno alcun potere, tutto il potere è in mano alle Regioni e al governo.

Il governatore lombardo, Attilio Fontana, si è fatto riprendere con la mascherina, quello veneto, Luca Zaia, ha accusato i cinesi di mangiare topi vivi. Solo gaffes?

Sono atteggiamenti irresponsabili. Su queste vicende non si dovrebbe far politica, perché la politica non c’entra nulla. Invece ho avuto la sensazione che qualcuno volesse approfittare della situazione per avere un po’ di telecamere addosso e fare propaganda.

Anche il presidente delle Marche e suo compagno di partito, Luca Ceriscioli, è stato protagonista di un braccio di ferro con Palazzo Chigi: ordinanze per chiudere le scuole emesse contro il parere del governo. Non si rischia un’anarchia sanitaria e amministrativa?

Il conflitto istituzionale andato in scena la settimana scorsa per me è inaccettabile. Questa vicenda ha dimostrato tutti i limiti di un regionalismo italiano che non funziona. È vero che la sanità è una materia concorrente, in cui le Regioni hanno grande competenze, ma davanti a un’emergenza serve una decisione centrale, non è possibile che ogni Regione provi a fare per conto proprio, in base a punti di vista locali.

Servirebbe una riforma del Titolo V della Costituzione?

Non lo so questo, ma è evidente a tutti che il meccanismo così non funziona, si fa solo confusione.

Salvini è salito al Colle offrendo la disponibilità della Lega a formare un nuovo governo di unità nazionale per affrontare l’emergenza. A una sola condizione: la sostituzione di Conte. Il coronavirus può ancora mettere in crisi l’esecutivo?

Sui social gira un video di Salvini inquietante e divertente allo stesso tempo. In breve tempo è stato in grado di dire tutto e il contrario di tutto. Prima invocava la chiusura di frontiere e di interi territori, accusando il governo di non fare abbastanza per gli italiani, tre giorni dopo sosteneva l’esatto contrario, chiedendo la riapertura di ogni attività per salvare l’economia. Salvini è questo e lo conosciamo, ma è chiaro che questa vicenda inciderà parecchio sul futuro del governo: se sarà in grado di gestire l’emergenza e far ripartire il Paese si rafforzerà, ma se continuerà a fare confusione pagherà delle conseguenze. Però tutti dovrebbero dar una mano a uscire dalla crisi senza fare speculazione politica.

Per un momento è sembrato che anche Renzi confidasse nella spallata con l’ausilio del virus…

Chiunque strumentalizzi politicamente una vicenda come il coronavirus è un irresponsabile. Se non torniamo alla normalità in tempi brevi i danni per la nostra economia saranno incalcolabili.

Per tornare alla normalità parliamo di politica. Ha aperto la Giunta a Francesca Frenquellucci, esponente del M5S. Risultato: la neo assessora è stata buttata fuori dal suo partito. È un brutto segnale per il futuro dell’alleanza giallo- rossa?

Il M5S è fortemente diviso. C’è una parte consistente che vorrebbe esportare anche a livello locale l’esperienza del governo nazionale, un’altra parte è assolutamente contraria. E dentro a questa divisione si è infilato il caso di Pesaro. Ma i 5S devono decidere da che parte stare, soprattutto a livello regionale dove, come dimostrato in Emilia Romagna e Calabria, sono del tutto ininfluenti se vanno da soli. Credo che Conte debba occuparsi anche di questo, visto che non è il primo che capita nel M5S.

 

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