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Così il coronavirus colpirà i poveri americani. Ma tremano anche i ricchi

Gli Usa temono che le diseguaglianze sociali faciliteranno la diffusione del nuovo virus
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“Le disparità sociali degli Stati Uniti potrebbero rendere difficile il contrasto al Coronavirus”. Non è un estratto della Voce di Pechino, né di Granma: il giornale ufficiale del Comitato centrale del Partito Comunista cubano.

Nulla di tutto questo: il virgolettato è un estratto di un lungo articolo uscito sull’edizione di ieri del New York Times, il giornale simbolo dell'”impero” americano. Insomma, anche dalle parti di Wall Street si chiedono se il nuovo virus che scuote il mondo, non possa trovare terreno fertile nelle società con meno welfare e con più diseguaglianze.

E non solo per il fatto che buona parte della sanità americana è in mano ai privati e si occupa solo di chi ha un’assicurazione medica, ma anche perché per la gran parte dei lavoratori della fascia medio bassa i consigli del Centro per il controllo del virus, sono semplicemente inapplicabili.

Secondo il Nyt, infatti, chi non può permettersi il lavoro da casa, chi non ha la malattia pagata o l’assicurazione sanitaria fornita dal datore di lavoro e si occupa di servizi, ha più probabilità di ammalarsi: “La disparità potrebbe rendere il nuovo coronavirus più difficile da contenere negli Stati Uniti che in altri paesi ricchi che hanno benefici universali come l’assistenza sanitaria”.

Dunque, per gli esperti, e per il Nyt, il Coronavirus circolerà molto più velocemente nelle comunità più povere rispetto a quelle più ricche. E già da qualche anno, ben prima dell’arrivo del virus, il dottor James Hadler, un epidemiologo molto noto che lavora per il governo degli Stati Uniti, ha scoperto che “le infezioni influenzali tendono a colpire i quartieri a basso reddito in modo più aggressivo rispetto a quelli benestanti e che le famiglie povere hanno maggiori probabilità di vivere in spazi vicini con gli altri e di condividere i bagni”.

Il giornale porta poi ad esempio la storia di Portia Green, una 33enne che lavora nel mondo delle ristorazione a New York. “Portia non ha un congedo per malattia retribuito o un’assicurazione sanitaria. Se le scuole chiudessero, come madre single non avrebbe cura dei figli. Rinunciare a una giornata di lavoro significa perdere circa 100 dollari di stipendio e se dovesse prendersi più di qualche giorno libero, perderebbe immediatamente il lavoro”.

Ma la più grave disparità per i lavoratori è l’accesso alle cure sanitarie: “Negli Stati Uniti, circa 27,5 milioni di persone non hanno alcuna forma di assicurazione sanitaria. Ciò li rende meno propensi a cercare assistenza medica quando si ammalano o hanno accesso a benefici per la salute preventivi che possono aiutarli a evitare le malattie. I non assicurati hanno un reddito sproporzionatamente basso”.

Chissà che il virus potrà servire a cambiare qualcosa…

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