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Una terapia shock dopo il virus

Il Covid-19 ci ha messo al tappeto provocando una lancinante ferita dell’immagine italiana nel mondo. Bisogna recuperare e alla svelta, mettendo in campo un senso di responsabilità che sembra più rarefatto dell’Amuchina
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Ripartire si deve. E ripartiremo! Se non fosse una cosa maledettamente seria, si potrebbe ironizzare su imperativi che ricordano tempi andati, nonché tragici. Perché ripartire certo si deve: l’importante è capire verso dove.

Il Covid-19 è piombato sull’Italia come un meteorite avvelenato provocando contagi ed evidenziando disarticolazioni nel rapporto tra Stato e Regioni su materie delicatissime. I primi appaiono fortunatamente curabili; i secondi assai meno. Un bis di governatori che indossano la mascherina (Lombardia, Lega) o altri che platealmente disubbidiscono alla direttive del governo (Marche, Pd) non ce lo possiamo permettere. La coesione nazionale è un obbligo, non un optional. Come non ci possiamo permettere di andare in ordine sparso in trincea contro la recessione di cui il Coronavirus appare terrorizzante presagio.

Nel Palazzo si rincorrono funambolicamente astruse preveggenze e umbratili intese circa il futuro del governo Conte. Se l’attuale esecutivo sia il migliore per affrontare i mesi che ci stanno davanti o se bisogna voltare pagina, si vedrà. Quel che è certo è che la difficoltà economica unita al morbo che è arrivato dalla Cina sono una formidabile tenaglia che sta strozzando la parte più produttiva, moderna e concorrenziale del paese. Una parte che è amministrata da forze che sono all’opposizione. Qualunque via d’uscita venga individuata, immaginare di gestirla senza o contro quel pezzo di Paese, è velleitario e autolesionistico. Come impervio è immaginare di solcare la recessione imbarcando una pattuglia più o meno sparuta e spregiudicata di “responsabili”.

Il virus ci ha messo al tappeto provocando una lancinante ferita dell’immagine italiana nel mondo. Bisogna recuperare e alla svelta, mettendo in campo un senso di responsabilità che sembra più rarefatto dell’Amuchina. Siamo un Paese in continuo elettroshock, dove l’emergenza è il pane quotidiano. Tra poco si andrà alle urne per il referendum sul taglio dei parlamentari e poi si voterà in Regioni popolose ed importanti. Chissà chi avrà l’autorevolezza per una indispensabile operazione verità.

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