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Procura di Roma, laici del Csm decisivi per scegliere il nuovo capo

Tre i candidati per il dopo Pignatone: Michele Prestipino, aggiunto della Capitale, Giuseppe Creazzo, procuratore di Firenze e Francesco Lo Voi, procuratore di Palermo
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A distanza di dieci mesi dall’uscita di scena di Giuseppe Pignatone per raggiunti limiti di età, la prossima settimana, salvo imprevisti dell’ultimo momento, la Procura di Roma avrà finalmente un capo. Azzerata la nomina di maggio che aveva visto primeggiare il procuratore generale di Firenze Marcello Viola, a sua insaputa coinvolto nelle discussioni fra alcuni togati del Csm, l’ex presidente dell’Anm Luca Palamara e i deputati Luca Lotti (Pd) e Cosimo Ferri ( Iv), Palazzo dei Marescialli ha calendarizzato la votazione per il Plenum del 4 marzo. Tre i candidati: Michele Prestipino, aggiunto della Capitale, Giuseppe Creazzo, procuratore di Firenze e Francesco Lo Voi, procuratore di Palermo. I numeri sono a favore di Prestipino, il magistrato da sempre più vicino a Pignatone con il quale ha condiviso quasi tutta la carriera: dalla Procura di Palermo a quella di Reggio Calabria per finire quindi a Roma.

Dieci su sedici i voti dei togati per lui. Cinque dei progressisti di Area, cinque dei davighiani di Autonomia& indipendenza, inzialmente per Viola, a cui si aggiungerà probabilmente quello del procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi.

Tre voti a testa per Creazzo e Lo Voi, quelli di Unicost e Magistratura indipendente, le loro rispettive correnti.

Archiviato il principio dell’anzianità e introdotto il criterio del merito e delle attitudini, Creazzo, avendo diretto a differenza di Prestipino ben due Procure partirebbe in vantaggio.

Ma il Csm ha recentemente superato anche questi due parametri, vedasi il recente caso della Procura di Massa dove Alessandro Capittozzo è stata preferito a Giancarlo Dominijanni, nonostante quest’ultimo, come affermato dallo stesso Csm, avesse più titoli.

La partita dipenderà, comunque, da due varianti. Il voto dei laici e qualche defezione dell’ultima ora nella fila dei davighiani, ad iniziare dal pm antimafia Nino Di Matteo che con Prestipino aveva lavorato a Palermo.

Per i laici il discorso è aperitissimo. Il loro voto compatto, come avvenne per Lo Voi nel 2015, può ribaltare le previsioni della vigilia.

Sono in corso in queste ore trattative serrate per blindare il voto dei laici in quota 5s a favore di Prestipino.

Si è anche parlato di una rinuncia di Creazzo. Ma chi conosce bene il magistrato calabrese sa che è difficile. Fra due anni dovrà lasciare la Procura di Firenze per avere maturato il periodo massimo di permanenza nell’incarico direttivo: a quel punto non potrà più concorrere per un altro direttivo non potendo assicurare un quadriennio di servizio, come previsto dalla circolare del Csm, prima della pensione. La Procura di Roma sarebbe, allora, il degno coronamento di una carriera svolta sempre in prima linea.

 

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