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“Burioni? Lasciamolo alla sua gloria, io mi occupo di scienza e dico: non siamo in guerra”

La dottoressa Gismondo, direttrice del centro di virolgia dell'ospedale Sacco attaccata da Burioni, spiega che gli allarmi peggiorano la situazione
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“Burioni? Laciamolo alla sua gloria”. Risponde così la dottoressa Maria Gismondo, la direttrice di Virologia dell’ospedale Sacco di Milano che, nei giorni scorsi, aveva dovuto subire una ramanzina social da parte del noto divulgatore scientifico. La colpa della dottoressa Sacco, secondo Burioni, è stata  quella di aver sottovalutato il virus relegandolo a normale “influenza”.

Apriti cielo: Burioni a quel punto ha usato tutta la sua forza mediatica per rimproverare la dottoressa Sacco la quale, invece di reagire, era tornata in corsia a lavorare h24: “In queste settimane sono andata a casa a dormire, due-tre ore a notte. La mia famiglia sono due figlie e una nipotina di 9 anni. E un cane femmina Nala, quella del Re Leone”

E la dottoressa Gismondo oggi, in un’intervista a Repubblica, continua sulla sua linea: “No allarmismo, molta attenzione e molto lavoro da parte nostra. Spiegare le cose alla gente, informare, dicendo onestamente che le cose possono cambiare in bene o in peggio. Ma dire le cose vere con molta obiettività. C’è un bombardamento di notizie che fomentano la paura, c’è stato un lavaggio del cervello collettivo. Sembra che siamo in guerra. Ma non siamo in guerra”.

E poi: “Chi si interessa di salute ha il dovere di spiegare. Così tutti i papà e le mamme si tranquillizzano. Se invece li invadi con video di città deserte, ambulanze a sirene spiegate eccetera, crei il panico. Tutte le misure adottate possono sembrare un’esagerazione, dal punto di vista scientifico. Ma bisogna dare risposte alla gente. Poi, spesso la salute viene strumentalizzata a livello politico. E qui mi fermo. Ma è inaccettabile”.

E alla domanda quanto ancora durerà il virus, la dottoressa Gismondo replica: “Non penso che la settimana prossima si possa non parlare di coronavirus. Tra l’altro, a me non piacciono i virus, preferisco i batteri. Però, quando tutto questo sarà finito, mi farò fare un ciondolo d’oro a forma di coronavirus, che è bellissimo. Poi me lo metto al collo. Sarà il mio trofeo”

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