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«La Casa internazionale delle donne è un patrimonio di tutti, da Raggi solo parole»

Intervista a Maura Cossutta presidente della storica associazione femminista a un passo dallo sfratto
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«La Casa Internazionale delle Donne rappresenta un patrimonio importante per la città di Roma».

Ci tiene a ribadirlo Maura Cossutta, presidente dell’omonima associazione, in un momento drammatico come quello attuale, in cui è a rischio la chiusura della storica sede di via della Lungara, al centro del quartiere romano di Trastevere.

Cossutta, dichiarata inammissibile la proposta di Pd e Iv di assegnare, all’interno del Milleproroghe, 900 mila euro alla vostra associazione, ora si pensa a una legge bipartisan. Confida che riuscirà a vedere la luce?

La speranza è l’ultima a morire. Sicuramente adesso la politica deve battere un colpo, il tema ormai è chiaro. Noi aspettiamo fiduciosi non senza una buona dose di cautela.

La sindaca di Roma Virginia Raggi festeggiava sui social, dando per scontata l’approvazione dell’emendamento al Milleproroghe, per poi essere sconfessata dai fatti, mentre Giorgia Meloni, leader di FdI, insinuava che quei fondi potessero servire da propaganda elettorale per il ministro Gualtieri, candidato del Pd alle suppletive. Come giudica le parole e l’azione della politica?

Il Movimento delle Donne è sempre stato autonomo e tiene moltissimo alla propria autonomia e libertà da qualsiasi ingerenza o strumentalizzazione politica. Vorrei aggiungere che forse Giorgia Meloni avrebbe anche potuto tacere, dato che è la leader di un partito fascista e machista da sempre contro i diritti delle donne, mentre la sindaca Raggi ha perso un’occasione, in quanto è più di un anno che attendiamo da lei una risposta chiara sulla questione. Inaffidabili.

Sardine, «Non una di meno», «Friday for Future»: società civile e associazionismo stanno dimostrando la propria vicinanza? 

 In occasione di un’assemblea programmata, abbiamo tratteggiato pratiche e contenuti comuni. Le Sardine, inoltre, ci hanno formalmente invitati alla manifestazione che si terrà domenica a Roma in Piazza Santi Apostoli.

Quali iniziative adotterete, nei prossimi giorni, per far sentire la vostra voce a chi, finora, non ha saputo raccogliere efficacemente le istanze da voi espresse?

Durante la discussione dell’emendamento alla Camera, abbiamo detto chiaramente che la nostra mobilitazione continua. Martedì 18, dal pomeriggio fino a tarda sera, saremo in Piazza del Campidoglio: chiediamo a tutti i cittadini e le cittadine di essere con noi – e per noi intendo la Casa delle Donne, «Lucha y Siesta», «Non una di meno».

Il 22 febbraio, per una decisione del tribunale, anche lo spazio sociale «Lucha y Siesta» rischia lo sgombero. Avete intenzione di dar vita a proteste congiunte?

Pur nel rispetto delle reciproche differenze, tra la Casa delle Donne e «Lucha y Siesta» esiste un obiettivo comune, ovvero il riconoscimento del valore sociale delle attività che svolgiamo, in particolar modo da parte delle istituzioni, che non dovrebbero, in primo luogo, rendere esecutivi questi sgomberi mentre, per quanto ci riguarda, sarebbe opportuno che promuovessero una convenzione in comodato gratuito.

Bene comune, non solo bene immobile: cosa ha rappresentato e continua tuttora a rappresentare la Casa Internazionale delle Donne in un contesto romano e nazionale?

La Casa Internazionale delle Donne è un punto di riferimento storico del femminismo romano. Il nostro archivio è il più importante a livello europeo sulla storia dei diritti delle donne, mentre diverse associazioni lavorano senza sosta per dare vita ad attività culturali di vario genere. Si parla tanto di sicurezza e di problemi di ordine pubblico: la Casa è anche un presidio sia diurno che notturno – ospitiamo anche una foresteria – e credo che la difesa del territorio sia più efficace se realtà come la nostra continuino a vivere.

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