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Resa di Kramp-Karrenbauer: l’erede di Merkel rinuncia al partito e alla cancelleria

Il caso Turingia e le manovre occulte dell'ultradestra di Alternative fuer Deutschland fanno tremare la Cdu
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Annegret Kramp-Karrenbauer, erede designata da Angela Merkel e attuale segretaria della Cdu, è il primo errore fatale (sulla via della pensione) per la cancelliera tedesca. «Non mi candiderò per la cancelleria» ha fatto sapere Akk, rompendo la tradizione cristiano-democratica del segretario di partito candidato alla premiership, e presto dovrebbe dimettersi anche dalla guida della Cdu.

E questa è solo la punta dell’iceberg, di quello che minaccia d’essere il casus belli politico che cambia gli equilibri in Germania.L’epicentro del terremoto è stato il voto per eleggere il governatore della Turingia. Il Land dell’ex Ddr, uno dei più piccoli della repubblica federale, è diventato il cuore nero della Germania: feudo del leader dell’ultradestra di Alternative fuer Deutschland, Björn Höcke, proprio lui potrebbe essere stato l’eminenza grigia che ha tramato per sgretolare i piedi d’argilla della Cdu.

Il caso Turingia

La tattica politica è stata impeccabile: mercoledì scorso il candidato uscente della Linke, Bodo Ramelow, è stato sconfitto in aula per 44 voti a 45 dal candidato liberale Thomas Kemmerich. A eleggerlo, i voti dei cristiano-democratici della Cdu, i liberali del Freie Demokratische Partei ma anche quelli dell’ultradestra Alternative fuer Deutschland. Per drammatiche ore, la Germania post-unificazione ha rotto il tabù del “mai al governo coi fascisti”.

Il neoeletto Kemmerich ha provato a reggere, forte anche degli accordi locali (il leader della Cdu in Turingia aveva aperto colloqui con la Afd, nonostante il veto della segretaria Kramp-Karrenbauer) ma non ha potuto reggere contro le bordate di Berlino e la minaccia dell’uscita dei socialdemocratici dalla Grosse Koalition della Merkel IV.

Il giorno dopo a nomina, sotto pressione diretta del leader dei liberali Christian Lindner e di Merkel che ha definito «imperdonabile» la sua elezione, Kemmerich si è dimesso.

Il danno, però, ormai era fatto e lo schema di Höcke è andato a segno, colpendo al cuore proprio la leader della Cdu e dimostrando ai conservatori che Alternative fuer Deutschland non può più essere aggirato, se si vuole governare soprattutto i Laender dell’est.

La debolezza di Akk

Il caso Turingia è stata anche la riprova di ciò che in molti già avevano intuito: Annegret Kramp-Karrenbauer non ha il polso per governare. Non ha saputo imporsi sui suoi vassalli nel Land, che hanno tramato con l’ultradestra permettendo lo scandalo che ha rischiato di travolgere il governo, e ha confermato di non essere riuscita a guadagnarsi la fiducia delle ramificazioni territoriali del partito, soprattutto quelle dell’ex Ddr che hanno più volte messo in discussione la sua linea anti-Afd.

Prima del suo addio, ha ribadito la linea della Cdu: «Stamane abbiamo deciso nella riunione dei vertici del partito che non ci può essere nessun avvicinamento e nessuna collaborazione con l’Afd e la Linke», ma in particolare con l’ultradestra che è «è tutto il contrario di quello che siamo noi». Poi ha accusato parte del partito di averle remato contro, intrattenendo rapporti non chiari a livello locale con i due partiti estremi.

Eppure, proprio questo volo di stracci ha messo in luce l’attuale debolezza della Cdu: le crepe sempre più profonde tra il partito federale e le sue sezioni nei Lander. Per ricucirle, servirebbe un leader forte, capace di caricarsi sulle spalle non solo il partito ma anche la Cancelleria, appena finirà l’ultimo mandato di Merkel. E quella leader non è Annegret Kramp-Karrenbauer. Lei rimarrà ministra della Difesa del governo Merkel, la quale ha espresso rammarico per le dimissioni della sua protetta e confermato che collaborerà con lei in vista del congresso che rimetterà in palio la guida dei cristianodemocratici.

In quattro per la corsa alla successione

La transizione dopo l’era di Angela, dunque, non sarà dolce (come lei aveva provato a orchestrarla), ma la cesura sarà netta. Caduta la sua erede designata, Merkel ormai è rassegnata a che il partito finisca in mano ai suoi avversari interni. In pole per contenderla, c’è anzitutto Fredrich Merz, protetto dell’attuale presidente del Bundestag, Wolfgang Schäuble. Merz, ex antagonista proprio di Merkel, ritiratosi dalla politica nel 2009 per tornare a fare l’avvocato, si è poi candidato allo scorso congresso della Cdu ed è sconfitto per una manciata di voti da Akk.

La guida della Cdu fa gola anche ad altri: Markus Soeder, governatore della Baviera e leader conservatore della Csu (l’Unione Cristiano-Sociale in Baviera, diramazione locale del partito “fratello” Cdu) applauditissimo all’ultimo congresso; Armin Laschet, governatore del Nordreno-Westfalia e considerato possibile candidato di mediazione per i suoi trascorsi nei governi Merkel; e Jens Spahn, attuale ministro della Salute e considerato astro nascente “anti-Merkel”, che piace proprio a chi cerca un nuovo inizio dopo i 18 anni di regno della Cancelliera.

Nel marasma, tuttavia, emerge un unico vincitore: il leader di Alternative fuer Deutschland, Björn Höcke, che ha generato l’effetto valanga e dimostrato sulla pelle della povera Kramp-Karrenbauer che la politica è una vasca di squali: o mangi o vieni mangiato.

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