Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

“Negro di m…”. Senegalese circondato e pestato a sangue a Palermo

L'aggressione razzista nel capoluogo siciliano
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

Aggressione a sfondo razzista a Palermo. Un giovane senegalese è stato accerchiato e pestato da un gruppo di ragazzi nella notte tra sabato e domenica in via Cavour, nel centro città, a due passi dal Teatro Massimo.

Calci, schiaffi e pugni da parte del branco, forse tre o quattro adolescenti che gridavano frasi del tipo «Negro di me…», «Vattene via…», senza che nessuno intervenisse. Solo la telefonata di qualcuno in strada alle forze dell’ordine ha fermato il pestaggio ai danni del ventenne che, medicato al pronto soccorso, ha avuto una prognosi di 10 giorni.

A quanto pare la vittima, da diversi anni a Palermo, stava tornando a casa dal lavoro quando è stata presa di mira tra i locali della movida. «A Palermo sto benissimo – ha scritto il senegalese su Facebook – ci sono tante belle persone. Ci sono pure alcuni razzisti, ma la gran parte dei palermitani non lo è». Adesso sono al vaglio le immagini delle tante telecamere divedosorveglianza della zona per identificare gli aggressori.

Secondo quanto ricostruito da un testimone, tra sabato e domenica, intorno all’1,30, due amici di suo figlio sono passati da via Cavour e si sono accorti chestava succedendo qualcosa: «C’era una grande folla di gente disposta a semicerchio da entrambi i lati della strada mentre al centro della carreggiata un giovane ragazzo di colore  veniva selvaggiamente picchiato da adolescenti palermitani. Il ragazzo si stava difendendo come poteva, anche con l’aiuto di una catena ma nessuno interveniva. Sono corsi i due amici di mio figlio – racconta Ignazio Penna – e si sono messi al fianco del ragazzo aggredito mentre uno dei due chiamava la polizia».

A quel punto i ragazzi sono fuggiti, lasciando la povera vittima piena di lividi e con la faccia sanguinante. Il ragazzo mentre raccontava alla polizia quello che era successo «aveva attacchi di pianto ripetuti e appariva più traumatizzato dalla motivazione dell’attacco che forse dal dolore fisico stesso».

Ultime News

Articoli Correlati