La giustizia come un randello

Sulla prescrizione si è scelta la strada della contrapposizione politica sacrificando l’interesse generale: il risultato è un braccio di ferro nutrito di umori di sapore ideologico

Il “servizio giustizia” è la metafora dell’Italia. Lo specchio dove si riflettono tutte le contraddizioni di un Paese che fatica ad individuare e a perseguire l’interesse generale – che in questo caso è quello di garantire il rispetto della legalità salvaguardando i diritti di ciascuno – preferendo inalberare vessilli ideologici oppure impugnando singoli aspetti del Codice e usandoli come randello verso gli avversari.

È accaduto in passato e il copione si ripete oggi. L’obiettivo strategico di assicurare tempi certi e ragionevoli dei processi – e vedremo lunedì (o fra dieci giorni?) la riforma che il Guardasigilli porterà in Consiglio dei ministri – è stato per mesi sacrificato sull’altare della cancellazione della prescrizione che è diventato il Moloch attorno al quale hanno danzato in molti, quasi mai animati dalla voglia di trovare soluzioni costituzionalmente praticabili e politicamente condivise.

Per riuscirci, sarebbe stato utile riunire attorno ad un tavolo i protagonisti della giurisdizione e individuare misure e compromessi adeguati, come aveva per tempo suggerito, pure dalle colonne di questo giornale, il presidente del Cnf, Andrea Mascherin. È stata scelta al contrario la strada della contrapposizione politica soffiando sulle braci delle differenze per far divampare quell’incendio polemico che alimenta i sentimenti degli ultrà variamente dislocati. Ne è scaturito un braccio di ferro nutrito di umori di sapore ideologico che hanno prodotto un dialogo tra sordi. La strumentalità ha soppiantato la ragionevolezza, riproponendo un canovaccio che è identitario del confronto politico nel nostro Paese. Vale per la giustizia come per l’immigrazione, la sicurezza, il welfare e così via.

Adesso sulla prescrizione c’è chi vaticina la possibile crisi di governo. Difficile. Certo è che a questo punto qualunque soluzione – ultima quella individuata nel vertice di giovedì notte – non è politicamente indolore o a costo zero. Al contrario produce uno strappo nella maggioranza che non solo è destinato ad allargarsi nei prossimi mesi ma che soprattutto minaccia di vanificare “ripartenze”, “Fase 2”, “rilancio” e così via dell’azione di governo. Il risultato è che il pianeta giustizia diventa sempre più eccentrico rispetto ai bisogni dei cittadini. Vittime di una giustizia tanto strumentalizzata quanto inefficace.

 

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