Sono elezioni mica gratta e vinci

Il nodo vero del voto di domani riguarda un tema fondamentale: se e come è possibile governare avendo contro la maggioranza degli elettori

È fortemente improprio e inutilmente fuorviante far pesare temi nazionali sul voto amministrativo dell’Emilia-Romagna che stabilirà chi governerà la Regione, e nient’altro. Vale anche per la Calabria, sorprendentemente sottostimata.

È altrettanto ingenuo nonché pericolosamente sminuitivo prevedere che qualunque sia l’esito – soprattutto, e ovviamente, se sfavorevole ai partiti della maggioranza – nulla cambierà nel panorama politico e governativo del Paese. E’ uno dei tanti, e gravi, paradossi italiani: tra un manciata di ore vedremo se e come verrà superato.

Tuttavia il nodo vero del voto di domenica riguarda un tema sempre più pressante e meno eludibile da quando, nell’agosto scorso, l’alleanza gialloverde naufragò senza che abbia fatto seguito una disanima approfondita dei perché e delle conseguenze. Così è rimasta inevasa la madre di tutte le questioni: e cioè se e come è possibile governare avendo contro la maggioranza degli elettori.

Il problema si riproporrà da lunedì sia che alla fine, magari per una incollatura, prevarrà il governatore uscente Stefano Bonaccini e il Pd tirerà un sospiro di sollievo; e con maggior forza se invece la Lega dovesse espugnare il territorio più rosso di sempre e da sempre. Non si tratta di vaticinare se il governo Conte resterà in sella oppure no.

È palese che in ogni caso Zingaretti (ma se perde si dimette?) e il reggente M5S Vito Crimi continueranno a sorreggerlo, e anzi vi si aggrapperanno come non mai. Pour cause: l’alternativa infatti sarebbe consegnarsi al Capitano senza neppur poter invocare la clemenza della Corte.

Il governo andrà avanti comunque, puntellato anche dalle regole che riguardano la celebrazione dei referendum (c’è pendente quello sul taglio dei parlamentari) e che rendono di fatto impraticabile il binomio crisi-elezioni anticipate.

Ma tra sopravvivere e governare la differenza è enorme. Per di più, appunto, se il sentimento popolare e i voti nei seggi squadernano un indirizzo diverso se non addirittura opposto a quello che vige nel Palazzo: Chigi compreso. Le mossa pre-elettorali come la riduzione del cuneo fiscale, possono dare una indicazione. Che rimane di corto respiro. Servirà qualcosa di più corposo, per esorcizzare lo spettro della resa.

 

 

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