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Avvocati in pericolo, ul-MalooK: «Ho difeso Asia Bibi a costo della vita, lo rifarei mille volte»

Il coraggio di Saif- ul- Malook, l’avvocato della donna cristiana condannata a morte per blasfemia e poi assolta dalla Corte Suprema: «La nostra etica, i nostri doveri conta ancor più della nostra libertà»
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Saif- ul- Malook è l’avvocato difensore di Asia Bibi, la cittadina pakistana condannata a morte per blasfemia, prima di essere assolta l’ 8 ottobre 2018 dalla Corte Suprema del Pakistan. E’ riuscito dimostrare che la confessione della donna era stata estorta con la forza e a mettere in dubbio la credibilità delle due testimoni che l’accusavano.

A seguito dell’ondata di odio e di violenze scatenata dai fanatici islamici dopo l’assoluzione ha dovuto lasciare precipitosamente il proprio Paese e chiedere asilo in Olanda con la sua famiglia. Precedentemente aveva sostenuto l’accusa nel processo per l’omicidio del governatore del Punjab, ucciso da una sua guardia del corpo proprio perchè aveva preso posizione in favore di Asia Bibi.

Sappiamo che dopo la difesa del caso di Asia Bibi ha subito parecchie minacce e per lei la situazione è diventata abbastanza drammatica nel suo paese, il Pakistan. Ci può dire che cosa è successo e che tipo di minacce ha ricevuto? Come è cambiata la sua vita?

La vita è sempre e solo nelle mani misericordiose di Dio, quindi fino a che Dio vorrà tenermi al sicuro… Per il resto, mi muovo circondato ovunque da uomini armati, non ho più una vita privata,.

Perché si è determinata questa situazione così grave in Pakistan per gli accusati di blasfemia? O meglio, perché la blasfemia in Pakistan è punita con la pena di morte?

Perché questo prevede la legge in Pakistan. La legge dice che per chi commette blasfemia c’è solo la pena di morte. I giudici non hanno alternative né margini di discrezione. Solo la pena di morte. Lo dice la legge.

Ma i giudici sono condizionati quando emettono le loro sentenze? Sono influenzati dalla posizione del governo?

Non c’è un condizionamento da parte del governo, ma c’è la paura di venire prima o poi uccisi. Vede, molti di quanti hanno cercato di opporsi alle leggi sulla blasfemia sono stati assassinati, per questo c’è paura. Persino un giudice dell’alta corte che aveva assolto un imputato per blasfemia è stato ucciso, nel 2002.

A seguito dell’omicidio del governatore del Punjab ad opera di una delle sue guardie del corpo, lei è stato incaricato dal governo pakistano e dall’autorità giudiziaria pakistana di sostenere l’accusa in giudizio. Cosa ci può dire di questa esperienza?

La guardia del corpo era un agente di polizia, armato e in uniforme, che aveva il compito di proteggere il governatore. All’epoca la questione della blasfemia aveva ricevuto grande copertura mediatica sulla stampa e i mullah avevano dichiarato in alcuni discorsi che il governatore Salmaan Taseer andava ucciso, che ucciderlo significava adempiere a un obbligo religioso, e che chiunque lo avrebbe ucciso si sarebbe guadagnato un posto in paradiso. L’agente venne influenzato da tutto questo.

Perché hanno deciso di uccidere proprio questo governatore?

Perché era andato a trovare Asia Bibi in carcere e aveva accettato di presentare per lei istanza presso il Presidente del Pakistan, che ai sensi dell’articolo 45 della Costituzione ha il potere di concedere la grazia o condonare qualsiasi pena o condanna emessa da un tribunale; e perché aveva dichiarato che avrebbe segnalato la propria opposizione alle leggi sulla blasfemia al Presidente, richiedendogli di rilasciare Asia Bibi. Questi sono i motivi.

Ma se è vero che secondo il Corano bisogna evitare accuse ingiuste, perché in Pakistan si viene ingiustamente accusati di blasfemia?

Proprio per il fatto che la pena è così severa, nella maggior parte dei casi le persone usano le accuse di blasfemia come una forma di vendetta personale contro i propri nemici.

Lei sapeva di correre dei rischi così gravi quando ha assunto la difesa di Asia Bibi?

Certo che lo sapevo.

Lei è davvero un esempio, per tutti gli avvocati italiani e europei, di coraggio e di attaccamento ai valori della professione forense. Cosa si sente di dire agli avvocati italiani e europei?

Vorrei dire che, per un avvocato, la vita, la libertà e la famiglia sono priorità che vengono dopo i doveri della professione; mentre svolgiamo questi doveri per i nostri clienti null’altro deve interessarci.

 

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