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Arancia meccanica a Chieti: test comportamentali sull’aggressività dei detenuti

Il protocollo "lombrosiano" tra l'Università e il garante regionale abruzzese dei detenuti
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Il detenuto guarda delle immagini, alcune neutre e alcune emotivamente forti. Poi un medico valuta se la visione ne ha modificato postura e temperatura corporea e se i suoi valori sono diversi rispetto a quelli di un individuo libero.

Così i detenuti del carcere di Chieti verranno utilizzati come pazienti zero per “verificare i presupposti di un comportamento deviante mediante una metodica di stimolo-risposta attraverso una strumentazione non invasiva per verificare il grado di aggressività del detenuto”.

Come racconta Chieti Today, il progetto – contenuto nel protocollo sottoscritto da Gianmarco Cifaldi, garante regionale abruzzese dei detenuti, dall’università d’Annunzio e dalla casa circondariale – mostra una qualche similitudine con Arancia Meccanica, cui aggiunge un deja-vu lombrosiano, visto che i test verranno effettuati anche su un campione esterno di “liberi”, da utilizzare come gruppo di controllo. Obiettivo: “Verificare se c’è o meno un cambiamento posturale in soggetti dotati di una particolare aggressività in funzione di stimoli somministrati attraverso immagini visive utilizzando apparecchiature non invasive”, ha spiegato al giornale locale Cifaldi.

Gli “esperimenti” sui detenuti, si legge ancora nel protocollo, prevedono tre fasi. Nella prima il detenuto, sottoposto a registrazioni posturo-stabilometriche e termografiche, viene sottoposto alla visione di immagini emotivamente significative ed emotivamente neutre; nella seconda si svolge un questionario di anamnesi medica e odontoiatrica; nella terza, infine, il detenuto viene testato col protocollo posturale sviluppato dal professor D’Attilio dell’Università d’Annunzio, mediante una pedana posturo-stabilometrixa e termocamera.

Il protocollo, sottoscritto alla presenza del rettore dell’Università, Sergio Caputi, ha immediatamente sollevato polemiche. Da una parte c’è la tesi di Cifaldi, che oltre a essere garante regionale dei detenuti è anche professore presso lo stesso ateneo d’Annunzio, che punta ad esportare il progetto in altre carceri italiane e anche all’estero, dall’altra è intervenuto invece Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione comunista, abruzzese ed ex consigliere regionale: «Siamo di fronte a un novello Lombroso, che insieme ad altri colleghi farà i suoi esperimenti sui detenuti.

E’ una palese distorsione del ruolo che dovrebbe avere il Garante, che non è certo quello di retribuire un professore già stipendiato dall’Università per emulare Cesare Lombroso». Acerbo, infatti, oltre a stigmatizzare nel merito l’iniziativa ha anche sollevato la questione di un possibile conflitto di interessi: «Cifaldi si dimetta e poi presenti a un nuovo garante le sue proposte di sperimentazione».

Se il protocollo è comunque stato firmato, il testo non è ancora pubblicato sul sito dell’ateneo e mancano comunque ancora molti elementi: non si sa, infatti, se la partecipazione per i detenuti sarà o meno volontaria e neppure quando partirà.

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