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Ungheria, le restrizioni di Orban alle Ong sono «illegali»

La sentenza della Corte di giustizia dell’Ue. Bloccare I fondi alle organizzazioni umanitarie «viola lo stesso principio di libera circolazione delle persone e dei capitali» spiega l’avvocato Manuel Sanchez Bordona
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Le restrizioni imposte dall’Ungheria al finanziamento delle organizzazioni civili dall’estero non sono compatibili con il diritto dell’Unione europea. «Violano il principio della libera circolazione dei capitali e vari diritti fondamentali».

È il parere dell’avvocato generale della Corte di giustizia della Ue riguardo alla legge adottata dal governo di Viktor Orban che stabiliva una serie di regole di trasparenza per le organizzazioni civili che ricevono donazioni dall’estero.

Secondo la legge ungherese, tali organizzazioni devono registrarsi dinanzi alle autorità come «organizzazioni che ricevono sostegno dall’estero» quando l’importo delle donazioni ricevute nel corso di uno specifico esercizio raggiunge una determinata soglia.

La Commissione aveva avviato dinanzi alla Corte di giustizia un procedimento per inadempimento contro l’Ungheria. Nelle sue conclusioni l’avvocato generale Manuel Campos Sànchez Bordona sostiene che la legge ungherese costituisce una restrizione al principio di libera circolazione dei capitali.

Inoltre, rispetto al diritto alla libertà di associazione, sostiene l’avvocato generale Ue, «gli effetti finanziari della normativa controversa possono incidere sulla sostenibilità e sulla sopravvivenza delle organizzazioni di cui trattasi, pregiudicando la realizzazione dei fini sociali che perseguono».

 

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