Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

«Previdenza complementare: che fine ha fatto?»

Inas Cisl: servono incentivi
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

La legge di bilancio per il 2020 non prevede interventi a favore della previdenza complementare, nonostante le frequenti richieste da parte del mondo sindacale in tal senso. Più volte la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, ha invocato agevolazioni fiscali che rendano più “appetibile” la pensione integrativa; lo ha fatto anche di recente, con la piattaforma delle priorità per la legge di bilancio presentata al Governo da Cgil, Cisl e Uil, proponendo di riportare la tassazione degli investimenti dei fondi pensione a una aliquota non superiore all’ 11%.

Nella gestione delle politiche di welfare purtroppo la previdenza complementare resta una “cenerentola” tra gli argomenti da affrontare con urgenza.

È vero che, nel 2019, secondo la Covip, 9 milioni di lavoratori – in aumento del 3% rispetto all’inizio dell’anno – hanno scelto di aderire alla previdenza complementare.

Risultati importanti, questi, supportati anche da meccanismi di attivazione “automatica” per chi viene assunto con contratti specifici, come quello degli edili, per i quali è previsto un accantonamento a carico esclusivo del datore di lavoro. Tuttavia dobbiamo fare in modo che tutti i lavoratori siano consapevoli della necessità di integrare la pensione che riceveranno, spiegano gli esperti di previdenza del patronato Inas Cisl.

Forte di un monitoraggio costante delle richieste da parte dei cittadini, punto di riferimento per chi vuole orientarsi e aderire alla previdenza integrativa attraverso i fondi negoziali, al fianco della Cisl, l’Inas sottolinea che la pensione dei più giovani sarà calcolata sui contributi effettivamente versati durante l’intera vita lavorativa, con una riduzione del rapporto tra pensione e ultima retribuzione e, quindi, un importo pensionistico più basso. Per questo è necessario pensare a una rendita aggiuntiva nel momento stesso in cui si accede al mondo del lavoro, spiegano gli esperti, soprattutto considerato che tale accesso avviene – sempre più spesso – non da giovanissimi. Il tempismo, dunque, è fondamentale, considerato che è possibile aderire in qualsiasi momento. Nella costruzione del capitale, il numero di anni di adesione incide molto: gli studi confermano che, per ogni anno di mancata iscrizione, il lavoratore perde parte consistente della rendita finale, di gran lunga superiore all’importo non versato, spiegano all’Inas.

Calo demografico, aspettativa di vita più lunga e precarietà del lavoro hanno inciso sulla sostenibilità del welfare. I lavoratori devono comprendere che queste dinamiche si riflettono sul loro futuro e che è indispensabile adottare misure come l’adesione alla previdenza complementare.

Incentivare chi lavora a iscriversi rappresenta, in quest’ottica, un passaggio fondamentale: l’attivazione di agevolazioni fiscali specifiche – chiedono insieme Cisl e Inas – deve assolutamente trovare spazio nel processo di riflessione per una nuova riforma delle pensioni, prospettato dal Governo a partire da questo mese.

L’auspicio è che una partita così importante non venga lasciata ancora una volta fuori dalla porta e che al secondo pilastro venga finalmente fornita la giusta spinta propulsiva, che garantisca ai lavoratori un futuro più sereno.

 

Ultime News

Articoli Correlati