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Il Papa: attenzione ai falsi idoli come denaro e successo

Il Pontefice nell’omelia per l’epifania e nell’Angelus. «Quante volte ammonisce abbiamo confuso il potere secondo dio, che è servire gli altri, col potere secondo il mondo, che è servire sé stessi!»
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Occorre «disintossicarsi» da tante cose inutili, «da dipendenze che anestetizzano il cuore e intontiscono la mente». Occorre imparare a «rifiutare quello che non va adorato: il dio denaro, il dio consumo, il dio piacere, il dio successo, il nostro io eretto a dio». Papa Francesco nell’omelia della messa per la Solennità dell’Epifania e nell’Angelus, mette in guardia da quanti promettono «falsi idoli traditori» ( denaro, potere, successo), «come i maghi, i cartomanti, i fattucchieri» e avverte che «gli idoli ci legano a sé, ci fanno idoli- dipendenti e noi ci impossessiamo di loro.

La differenza è che gli idoli ci legano a sé, ci rendono idoli- dipendenti, e noi ci impossessiamo di loro. Il vero Dio non ci trattiene né si lascia trattenere da noi: ci apre vie di novità e di libertà, perché Lui è Padre che è sempre con noi per farci crescere». Con le figure dei Magi e di Erode il Pontefice nell’omelia spiega come adorare sia «un gesto d’amore che cambia la vita», «il senso di marcia della vita cristiana», «un cammino verso il Signore, non verso di noi». L’uomo quando non adora Dio, «è portato ad adorare il suo io. E anche la vita cristiana, senza adorare il Signore, può diventare un modo educato per approvare sé stessi e la propria bravura: cristiani che non sanno adorare, che non sanno pregare adorando. È un rischio serio – ammonisce -: servirci di Dio anziché servire Dio. Quante volte abbiamo scambiato gli interessi del Vangelo con i nostri, quante volte abbiamo ammantato di religiosità quel che ci faceva comodo, quante volte abbiamo confuso il potere secondo Dio, che è servire gli altri, col potere secondo il mondo, che è servire sé stessi!». Non solo. Il Papa sottolinea che nella vita cristiana «non basta sapere».

«La teologia e l’efficienza pastorale servono a poco o nulla se non si piegano le ginocchia», quando si adora «ci si rende conto che la fede non si riduce a un insieme di belle dottrine, ma è il rapporto con una Persona viva da amare. È stando faccia a faccia con Gesù che ne conosciamo il volto. Adorando, scopriamo che la vita cristiana è una storia d’amore con Dio, dove non bastano le buone idee, ma bisogna mettere Lui al primo posto, come fa un innamorato con la persona che ama. Così dev’essere la Chiesa, un’adoratrice innamorata di Gesù suo sposo». Adorare «è mettere il Signore al centro per non essere più centrati su noi stessi. È dare il giusto ordine alle cose, lasciando a Dio il primo posto. Adorare è mettere i piani di Dio prima del mio tempo, dei miei diritti, dei miei spazi».

Di solito «noi sappiamo pregare – chiediamo, ringraziamo il Signore -, ma – esorta – la Chiesa deve andare ancora più avanti con la preghiera di adorazione, dobbiamo crescere nell’adorazione. È una saggezza che dobbiamo imparare ogni giorno. Pregare adorando: la preghiera di adorazione», via per disintossicarsi dalle tante cose inutili del mondo. «L’esperienza di Dio non ci blocca, ma ci libera; non ci imprigiona, ma ci rimette in cammino», aggiunge. Siamo noi dunque «a dover cambiare, a trasformare il nostro modo di vivere pur nell’ambiente di sempre, a modificare i criteri di giudizio sulla realtà che ci circonda».

 

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