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Giustizia, il vertice di maggioranza slitta ed è stallo

Italia Viva aspetta «con serenità» e il Pd rimane in silenzio, ma la situazione rimane tesa: Bonafede non dà segnali di apertura e la strada si fa in salita per il presidente del Consiglio
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Sulla carta e nelle agenzie si tratta di uno slittamento dovuto a per “ragioni legate all’agenda di palazzo Chigi”. In realtà, il vertice sulla prescrizione atteso per oggi e posticipato al 9 gennaio rischia di provocare l’ennesimo scossone nella maggioranza e per questo il premier Conte ha deciso di prendersi qualche manciata di ore in più. Per far sbollire gli animi, soprattutto, in modo da evitare un rientro dalle ferie con un violento muro contro muro tra alleati.

Inizialmente si era pensato di posticiparlo addirittura a dopo il voto emiliano, ma l’ipotesi è immediatamente tramontata davanti alle conseguenze che avrebbe provocato: prima tra tutte, il fatto di dare la sensazione di un rinvio alle calende greche con una sorta di vittoria a tavolino dei grillini, ma anche il rischio dell’approdo in aula della legge Costa, un solo articolo che abroga in toto la norma Bonafede, ripristinando la prescrizione pre- Spazzacorrotti.

Nemmeno il 9 gennaio non mette al riparo da tutte le insidie, in particolare quella che qualche manina presenti un emendamento al testo di Costa ( l’ultima data utile è l’ 8 gennaio) che ricalchi la proposta avanzata dal Pd il 28 dicembre, in modo da mettere al muro i dem ( «noi siamo pronti a votarlo», hanno ripetuto sibillinamente i forzisti da quando il ddl targato Orlando è stato depositato sia alla Camera che al Senato). A quel punto, il vertice già di per se teso si appesantirebbe di una questione in più.

Ad oggi, gli orizzonti dentro e fuori dalla maggioranza rimangono quantomai distanti. Se le opposizioni – Lega compresa, anche se la aveva votata quando era al governo ma con l’assicurazione di una complessiva riforma del sistema penale – sono compatte contro la riforma, nell’esecutivo il Movimento 5 Stelle appare isolato nel suo essere l’unico schieramento a difendere lo stop alla prescrizione dopo il primo grado di giudizio.

I vertici di Italia Viva, invece, hanno individuato proprio nella prescrizione la loro battaglia campale: hanno partecipato alla maratona oratoria delle Camere penali, lasciando trapelare senza troppi giri di parole che sulla prescrizione sono pronti a votare in disaccordo con la maggioranza anche la legge Costa ( dopo aver votato un ordine del giorno sul tema proprio del forzista, durante le sedute fiume per l’approvazione della legge di Bilancio) e il leader Matteo Renzi ha continuato a ripetere in tutte le sedi come non sia pensabile un arretramento rispetto a questo principio di civiltà giuridica.

Ora proprio Iv, che aveva anche minacciato di disertare il vertice, attende «con serenità» il 9 gennaio, forte delle proprie posizioni diametralmente opposte a quelle del ministro Alfonso Bonafede. «Siamo pronti a discutere se c’è la volontà di correggere questa barbarie giuridica. Altrimenti voteremo la proposta Costa e tutte le forze politiche si assumeranno le proprie responsabilità davanti ai cittadini», ha riassunto il deputato Luciano Nobili. Più complicata ancora, se possibile, la situazione del Partito Democratico.

I dem hanno presentato a entrambe le Camere una proposta di legge che ripristina l’ordinario scorrere della prescrizione ma fissa una sospensione massima di tre anni e sei mesi tra i gradi di giudizio. «La presentiamo, ma puntiamo a non doverla discutere perchè crediamo spetti alla maggioranza farsi carico di mediare sulla questione e offrire una sintesi virtuosa che rispecchi le attuali forze politiche al governo, di cui tre quarti sono contrarie alla norma come attualmente formulata», ha spiegato il responsabile giustizia Walter Verini, che non ha voluto mettere pressione sui tempi ma si è appellato al premier Conte perchè porti a più miti consigli il Guardasigilli Alfonso Bonafede, arroccato sulle proprie posizioni.

Proprio qui sta il nodo politico che pesa sulla scrivania del Presidente del Consiglio. I 5 Stelle in emorragia di voti e di parlamentari difendono la prescrizione con la stessa foga usata per Quota 100 e il Reddito di cittadinanza, la considerano una legge simbolo e non sono disposti a toccarla proprio ora che è entrata in vigore da meno di una settimana con gran fanfara sui social network.

I dem, che la avevano avversata addirittura contestandone l’incostituzionalità, sanno bene di non poter arretrare di un passo perchè rischierebbero di offrire il fianco ai renziani, pronti a partire lancia in resta. E non solo loro, perchè anche Azione di Carlo Calenda, Più Europa, Energie per l’Italia e Radicali italiani hanno convocato per oggi un presidio davanti a Montecitorio.

Due debolezze contrapposte, quelle dei grillini e del Pd, che rendono difficile qualsiasi mediazione, eppure una dovrà essere trovata. E presto anche, perchè la polvere sotto il tappeto dell’Esecutivo si sta accumulando e, a forza di dilazioni, il summit di governo fissato a fine gennaio per costruire l’agenda 2020 rischia di diventare – anzichè il carburante per farlo ingranare – il campanello d’allarme per il Conte 2.

 

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