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Caos rifiuti, Zingaretti: «Raggi individui i siti, oppure lo faremo noi»

Ancora nulla di fatto in Campidoglio. La situazione nella Capitale è sempre più drammatica
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Braccio di ferro senza fine tra Campidoglio e Regione Lazio sulla gestione dei rifiuti. Si è svolta ieri in Aula Giulio Cesare l’assemblea straordinaria sull’emergenza, ma anche questa volta si è conclusa con un nulla di fatto: dopo 7 ore di discussione è terminato il tempo regolamentare ed in aula non c’era più il numero di consiglieri necessario per prorogare l’orario di discussione e poi votare i documenti. Tutto rinviato alla settimana prossima, dunque.

In apertura della seduta, la sindaca Virginia Raggi ha attaccato frontalmente il presidente Nicola Zingaretti: «Siamo qui per ascoltare consiglieri e presidenti di municipio rispetto alla proposta di realizzazione di discariche nella nostra città così come disposto dall’ordinanza del presidente della Regione Nicola Zingaretti. Questa ordinanza è l’ennesimo provvedimento emergenziale, calato dall’alto con conseguenze dirette sulla vita dei cittadini. Sono loro i veri soggetti che alla fine subiscono i danni della Regione».

Eppure le parole più dure nei confronti della gestione Raggi sono arrivati dall’Ad di Ama, Stefano Zaghis, nominato dalla stessa sindaca due mesi fa. Presentando il suo piano, che prevede la costruzione di una discarica e di un termovalorizzatore (che però sarebbe attivo tra almeno 3 anni e troverebbe l’opposizione dei 5 Stelle capitolini), ha commentato: «Ascoltando le parole della prima cittadina, mi viene in mente una parola: mancanza di programmazione».

Sul fronte dell’opposizione, che ha fischiato l’intervento di Raggi, la sensazione è che la sindaca abbia scelto di “politicizzare” la crisi dei rifiuti, rompendo il dialogo con la Regione e puntando ad aizzare i cittadini contro l’amministrazione regionale. Il Pd ha presentato un ordine del giorno in cui stigmatizza «la scelta politica della giunta di non procedere verso la costruzione degli impianti, che comporta anche un costo di circa 200 milioni l’anno per il trasferimento fuori dalla città» e «l’inerzia dell’amministrazione, che ha determinato la necessità di una nuova ordinanza regionale, con ulteriori prescrizioni per il Comune che, se non ottemperate, porteranno all’obbligo di commissariamento da parte della Regione».

Il capogruppo, Giulio Pelonzi, ha rimproverato Raggi di «nascondere la testa sotto la sabbia» e di non aver mai preso in mano la situazione degli impianti e dei siti, linea condivisa anche dal segretario del Pd romano, Andrea Casu, che ha commentato: «Raggi attacca tutti tranne la principale responsabile: lei stessa, che per non decidere sugli impianti condanna i cittadini a vivere in una discarica a cielo aperto».

All’assemblea era invitata anche la Regione Lazio, che nel frattempo ha varato il suo Piano Rifiuti e ha scelto di non partecipare, perché nelle more dell’ordinanza che impone al comune di individuare i siti di servizio della città. La linea della Regione, però, è netta: «Roma ha l’obbligo di dotarsi di un impianto di smaltimento perché non ce l’ha e smaltisce il 100% fuori Comune. Questo non è più consentibile e lo hanno capito anche tutti i romani. Mi auguro che nei prossimi giorni si arrivi con un po’ di buon senso ad indicare la soluzione come previsto dal tavolo tecnico. Si deve decidere adesso qual è l’impianto per smaltire i rifiuti di Roma se non lo farà il sindaco di Roma, lo farà la Regione», è il commento tranciante dell’assessore regionale, Massimiliano Valeriani.

Se le soluzioni sembrano ancora lontane, il tema rifiuti è sempre più al centro del dibattito e, con tutta probabilità, sarà uno dei temi caldi della futura campagna elettorale per la conquista del Campidoglio, tanto che anche il leader della Lega, Matteo Salvini, è intervenuto a gamba tesa: «Gli incapaci Raggi e Zingaretti tolgano il disturbo il prima possibile».

 

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