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Ecco perché Renzi ha denunciato i magistrati della procura di Firenze

L’ex premier sostiene di non aver presentato alcun esposto contro i pm fiorentini ma la denuncia presentata a Genova dice il contrario
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«Non faccio nessun esposto contro i magistrati, mi stupisco. I magistrati hanno dovere di indagare su tutti, c’è l’obbligatorietà dell’azione penale. Ho rivolto al procuratore capo di Firenze la richiesta di indagare sui fatti». Ha dichiarato ieri Matteo Renzi in una intervista, cercando, evidentemente, di smorzare le polemiche scatenatesi dopo alcune sue affermazioni del giorno prima. In particolare, come riportato sul suo profilo Fb, di aver presento due denunce «indirizzate al dottor Creazzo e – per competenza – al Procuratore capo di Genova per rivelazione di segreto bancario o istruttorio alla luce degli articoli della Verità e dell’Espresso».

La Procura di Genova è competente sui procedimenti relativi ai reati commessi dai magistrati toscani. Aver presentato una denuncia alla Procura del capoluogo ligure è, dunque, un chiaro indizio che i reati citati da Renzi, la violazione del segreto bancario o istruttorio, con la pubblicazione di vari articoli stampa, sarebbero stati, per l’ex presidente del Consiglio, commessi dai magistrati fiorentini titolari del fascicolo. Se cosi non fosse, la Procura di Genova rispedirebbe al mittente le denunce, dichiarandosi incompetente a procedere. Con un particolare: la violazione del segreto istruttorio è un reato procedibile d’ufficio, non c’è bisogno di alcuna denuncia da parte del soggetto danneggiato, essendo un reato contro la pubblica amministrazione. Renzi non ha al momento reso noto il contenuto di queste denunce inviate alla Procura di Genova.

Forse per non rendere il clima ancora più incandescente.

Sulla fuga di notizie relativa all’indagine sulla Fondazione Open era intervenuto anche l’onorevole di Forza Italia, ed componente del Csm, Pierantonio Zanettin, con una interrogazione al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. Le dichiarazioni di Renzi contro i magistrati fiorentini erano state duramente stigmatizzate dall’Associazione nazionale magistrati.

Dichiarazione che suscitano “indignazione” avevano scritto i dirigenti dell’Anm, non citando mai il nome di Renzi. Lo stesso Csm aveva subito aperto una pratica a tutela nei confronti delle toghe fiorentine.

 

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