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Furlan (Cisl): «Manca una vera politica industriale»

Il governo tra crisi e fusioni. La strada delle alleanze non va osteggiata. Il protezionismo, rinchiudersi nel proprio recinto, il vizio del localismo non sono la miglior ricetta per difendere I posti di lavoro
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La fusione ormai imminente tra Fca ed il gruppo Psa è un fatto sicuramente positivo per l’economia europea e per il nostro sistema industriale. Si tratta di un progetto epocale che porterà alla creazione del quarto gruppo automobilistico al mondo, con circa 8,7 milioni di veicoli venduti all’anno.

Parliamo di due storiche aziende automobilistiche che unificheranno la loro capacita’ progettuale, le risorse umane e professionali, l’utilizzo di nuove tecnologie, scommettendo sulla mobilita’ sostenibile, sui motori elettrici, la guida autonoma, la connettivita’ digitale.

E’ chiaro che questa alleanza strategica si dovrà concretizzare in piani di sviluppo importanti e, soprattutto, in garanzie occupazionali. Per il sindacato è fondamentale che tutti i siti produttivi presenti nel nostro Paese siano salvaguardati e con gli stabilimenti anche l’occupazione. Tutto questo lo risconteremo ovviamente nel confronto che va aperto subito con l’azienda.

Ma e’ evidente che dal punto di vista della competitività nei mercati internazionali, questa alleanza rappresenta una opportunità’ di crescita importante per il nostro Paese che si deve tradurre in più investimenti, innovazione, ricerca, formazione, rilancio dell’occupazione. Oggi più che mai è importante per l’Europa controllare una larga fetta dell’industria dell’auto e dell’economia mondiale. Con questa fusione si dara’ vita ad un grandissimo player internazionale in un settore strategico per la crescita davvero rilevante a livello europeo. La strada delle alleanze non va osteggiata. Il protezionismo, rinchiudersi nel proprio recinto, il vizio del localismo non sono la miglior ricetta per difendere né i posti di lavoro, né lo sviluppo.

Occorre una visione più ampia, sostenuta da scelte chiare sul piano politico. In tale ottica, purtroppo, va sottolineata la mancanza di una linea strategica di politica industriale da parte di tutti i governi italiani che si sono succeduti negli ultimi venti anni.

Non basta dire, come ha sottolineato anche l’altro ieri il premier Conte a Melfi, che la fusione tra Fca e Psa non deve giustamente compromettere l’occupazione. Ci vogliono anche comportamenti e decisioni coerenti con questo obiettivo comune. Il compito di un governo è anche quello di saper fare “sistema”, di favorire ed indirizzare i processi di investimento, di coinvolgere imprese e sindacati in un “patto” sociale per un nuovo modello di sviluppo.

Puntare alla competitività delle aziende, all’innovazione, alla partecipazione dei lavoratori alle scelte ed al capitale, alla tutela delle produzioni di eccellenza e dei posti di lavoro, alla formazione delle nuove competenze digitali, alla qualità del sistema manifatturiero. Nulla di questo avviene da tempo in Italia. Il governo tedesco o francese si occupano in maniera determinante dell’industria e pongono indicazioni precise per salvaguardare siti produttivi, occupazione e sedi operative, oltre a mettere al riparo e ricercare ruoli di primo piano per il management delle loro aziende.

In Italia tutto questo non accade ormai da troppi anni. Manca una visione generale, un approccio strategico serio di condivisione con i corpi intermedi, sia sindacali che datoriali, per la soluzione dei problemi. C’è una scarsa attenzione alla soluzione delle crisi aziendali e ciò che viene spesso pubblicizzato come un successo, dopo poco tempo, ritorna come un macigno sui tavoli del Ministero dello Sviluppo, come hanno dimostrato in questi mesi le vicende spinose di Arcelor Mittal, Alitalia, Alcoa, Termini Imerese, Whirpool e tante altre.

Le aziende vanno avanti senza regole, viene meno il rispetto verso i lavoratori e per chi li rappresenta. Ecco perché per la Cisl occorre una svolta. Il riformismo dei governi e di tutte le forze politiche si misura sui temi del lavoro, della crescita, dello sblocco dei cantieri per le infrastrutture di cui il Paese ha urgentemente bisogno. Occorre una politica industriale rispettosa dell’ambiente e dello sviluppo produttivo di tutte le aree del Paese, a partire dal Mezzogiorno. Per questo servono scelte eque e sostenibili finanziariamente, ricercando con pragmatismo le giuste alleanze a livello nazionale ed europeo, senza fare la voce grossa o con ricette del tutto velleitarie.

 

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