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«Da noi in Colombia gli avvocati rischiano ogni giorno la vita»

Intervista al legale e difensore dei diritti umani Rommel Duran
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«In Colombia siamo 350mila avvocati, ma i difensori dei diritti umani sono una cinquantina. Molti avvocati sono incarcerati perchè accusati di “terrorismo”, un modo per impedirgli di svolgere il proprio lavoro». Rommel Duran è un avvocato colombiano in prima linea per i diritti umani, per la sua opera quest’anno è stato insignito del premio internazionale Ludovic Trarieux, il presidente del Consiglio nazionale forense, Andrea Mascherin, ha voluto fortemente il suo arrivo in Italia, un’occasione per raccontare cosa succede nel suo paese. Il Cnf inoltre è componente dell’Oiad ( Osservatorio internazionale degli avvocati) di cui è presidente il consigliere Francesco Caia, e si è occupato già di Colombia seguendo diversi casi di legali in pericolo. Insieme all’avvocato Roberto Giovene di Girasole abbiamo incontrato Rommel Duran nella sede del Cnf.

Come è iniziato il suo lavoro da avvocato?

«Vengo da una famiglia normale e ho avuto la possibilità di studiare diritto in un’università pubblica. Non era detto che potessi fare l’avvocato perchè in Colombia studiare costa molto e ci sono poche università pubbliche»

Perchè questa decisione?

«Sono diventato avvocato grazie ai miei maestri, persone liberali convinte che il diritto avesse una funzione sociale. Il mio processo di formazione riguardò il tema dei diritti umani, non l’ho mai visto come un lavoro bensì come una possibilità di aiutare le persone».

Di che cosa si occupa principalmente?

«Conoscevo due bravi avvocati Leonardo Jaime e Leiva Silva, che mi insegnarono il diritto penale per aiutare le vittime del “terrorismo di Stato”, mi occupai così di prigionieri politici, sparizioni forzate, sfollamento ed esecuzioni extra giudiziali. Poi affrontammo anche i temi ambientali che interessano le comunità, con azioni contro la Coca Cola, la Nestlè, le multinazionali che sfruttano i territori per l’oro, il petrolio, il coltan, Abbiamo denunciato la cattura dei contadini da parte della forza pubblica e dei paramilitari ma cominciammo a correre dei rischi per il nostro lavoro».

Anche lei ha rischiato di essere ucciso?

«Nel 2013 stavano lavorando ad un processo di recupero di alcune terre sotto la garanzia del diritto internazionale, il diritto al ritorno per i contadini. Stavamo in una comunità del dipartimento del Cesar, zona frontaliera con il Venezuela, quando i paramilitari ci attaccarono. Una forma di intimidazione, tentavano di impossessarsi della terra a favore dei latifondisti».

Il problema sono solo i gruppi armati?

«Gli avvocati che si occupano di diritti umani sono perseguitati anche dallo Stato, lo sono per il loro impegno. Lavoriamo per le comunità, non chiediamo denaro, difendiamo le vittime che non hanno rappresentanza, denunciamo le multinazionali. Loro tentano di intimidirci, intercettano le nostre telefonate, minacciano i nostri familiari».

Il sistema giudiziario nel suo paese è e indipendente?

«Il nostro ordinamento giudiziario non è indipendente come dovrebbe. Anche i giudici sono condizionati, così non sono imparziali o liberi. Il nostro sistema si basa sulle cifre: quante condanne in un mese, quante assoluzioni. Ciò impedisce sentenze conformi al diritto. Inoltre subiscono pressioni dai mezzi di comunicazione. Abbiamo incontrato bravi magistrati, ma anche alcuni coinvolti in casi di corruzione perchè pagati dalle multinazionali che elargiscono somme milionarie per evitare i processi.

Qual è la miglior forma di difesa per voi?

«Per noi è fondamentale l’appoggio della Comunità internazionale, degli avvocati, delle associazioni dei diritti umani. Con documenti diretti ai propri governo o a quello colombiano dove si dice che si violano i diritti e che bisogna proteggere i difensori di tali diritti. Una forma di pressione per sfatare l’immagine falsa che dice che non sta succedendo niente. In questa maniera si contribuisce a minimizzare i rischi per noi».

* Lunedì sul sito de il Dubbio. news il video dell’intervista integrale all’avvocato Rommel Duran

 

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