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Prescrizione, Michele Bordo (Pd): «Rinviamo la norma, così si evita il caos»

«Il ministro di fatto ammette che lo stop all’estinzione dei reati può creare processi infiniti: prima che entri in vigore, deve essere approvata la riforma penale. Gli obiettivi del M5s non sono sempre irrinunciabili»
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«Le proposte del ministro Bonafee per impedire che, seppur in casi marginali, lo stop alla prescrizione determini processi dalla durata indefinita non sono sufficienti. Siamo del tutto disponibili a lavorare per una soluzione condivisa, ma siamo altrettanto convinti che la nuova prescrizione debba procedere in modo contestuale alla riforma del processo: ecco perché chiediamo intanto di sospendere l’entrata in vigore di quella norma». Michele Bordo, vicecapogruppo del Pd alla Camera, è impegnato nel confronto con il guardasigilli da settimane. Ha dimostrato tenacia e pacatezza. Ma proprio perché un tema così delicato merita di essere trattato con calma, si aspetta che anche il guardasigilli sgombri il tavolo della giustizia dalla mina che rischia di farlo saltare. «E invece il ministro continua a rispondere con un prendere o lasciare, come se i temi irrinunciabili fossero solo quelli del suo partito».

Bonafede ha ribadito che il solo rimedio plausibile al blocca- prescrizione è l’accesso agevolato ai risarcimenti già previsti dalla legge Pinto. Voi invece chiedete una norma di salvaguardia che ponga, dopo il primo grado, limiti comunque insuperabili alla durata del processo. A questo punto che fate, aspettate che il M5s cambi idea?

Durante il question time il ministro Bonafede, riconoscendo di fatto che sul rispetto dei tempi dei processi la sua proposta di riforma presenta delle lacune, ha affermato che sono allo studio misure per impedire che anche in modo marginale si verifichino disfunzioni capaci di incidere sulla durata dei giudizi. Bene, siamo d’accordo con lui. C’è solo un piccolo particolare: le proposte che ha fatto, per quanto ci riguarda, non sono ancora sufficienti per raggiungere questo obiettivo condiviso.

E in effetti non è un piccolo particolare.

Dal ministro ci aspettiamo qualche ulteriore passo avanti. Per noi l’obiettivo è avere processi rapidi e con tempi certi. I cittadini non possono aspettare decenni prima di avere una risposta dalla giustizia. Non è giusto.

Ma se eventuali altre proposte del ministro restassero al di sotto delle vostre aspettative, proporrete dei correttivi durante l’esame della legge Costa, che punta ad abrogare addirittura la nuova prescrizione di Bonafede?

Noi pensiamo che sarebbe stato giusto, prima dell’entrata in vigore della nuova prescrizione, valutare gli effetti della riforma Orlando. Questo non è successo. Non sappiamo, quindi, quali sono i reati che tendono a prescriversi, quanti sono i procedimenti che cadono in prescrizione e in quale fase del processo ciò si verifica. Voglio poi ricordare che con la riforma Orlando i tempi della prescrizione sono ulteriormente aumentati. Per tutte queste ragioni, è davvero incomprensibile l’insistenza del ministro Bonafede a far entrare in vigore il 1° gennaio 2020 la nuova prescrizione. Per noi la riforma del processo e le norme sulla prescrizione non possono non essere affrontate contemporaneamente. Sarebbe quindi utile sospendere l’entrata in vigore della nuova prescrizione e lavorare a una soluzione condivisa.

Anche perché altrimenti c’è il rischio che i futuri processi penali siano assoggettati a tre regimi diversi della prescrizione: prima alla riforma Orlando, poi alla norma Bonafede e in seguito a eventuali leggi correttive.

Infatti: affrontare insieme la riforma del processo e le norme sulla prescrizione è necessario anche per evitare, proprio come dice lei, la confusione di sottoporre i cittadini a tre eventuali regimi diversi di prescrizione.

In ogni caso è da escludere che il Pd si rassegni a un regime in cui anche un singolo procedimento possa essere, dopo il primo grado, potenzialmente infinito?

Noi vogliamo processi rapidi e tempi certi. Siamo contro l’idea della prescrizione come strumento per far saltare il processo. Per noi la prescrizione dei reati è sempre una sconfitta per lo Stato e per la domanda di giustizia dei cittadini. Ed è vero che in questi anni molti hanno fatto un uso abnorme della prescrizione. Berlusconi, ad esempio, l’ha usata non come strumento ultimo di garanzia ma molto spesso per impedire la conclusione dei processi. Ma questa è la distorsione del sistema. Detto questo, non possiamo tuttavia non porci il problema di dare una soluzione di garanzia ai cittadini se il processo non si conclude entro tempi ragionevoli. Un processo non può durare all’infinito.

A proposito di Berlusconi, andrebbe forse tenuto presente lo scarto tra la difficoltà dei pm nel sostenere le loro accuse e la reale gravità di quelle contestazioni, non così giuridicamente rilevanti da avere tempi di prescrizione abbastanza “comodi”. Ma al di là di questo, Leu per esempio propone di bloccare la prescrizione del reato addirittura con il rinvio a giudizio e di far scattare però la prescrizione processuale da quel momento in poi: che ne pensa?

Le ipotesi su cui si potrebbe ragionare sono tante. Noi ne abbiamo proposte alcune. Ci vuole la volontà politica, sopratutto da parte del ministro, per trovare una soluzione condivisa. Speriamo che nel prosieguo della discussione dei prossimi giorni possa emergere un’indicazione soddisfacente per tutti. Noi sicuramente lavoriamo per questo obiettivo.

Nei giorni scorsi il senatore 5s Francesco Urraro ha sostenuto, in un’intervista al Dubbio, l’incostituzionalità del blocca- prescrizione. Secondo lei si tratta di una voce isolata o tra i parlamentari del Movimento potrebbero esserci altri a pensarla così?

Non so se ci sono altri parlamentari del Movimento 5 Stelle, oltre al senatore Urraro, a giudicare incostituzionale la riforma Bonafede. Io certamente sono tra quelli che credono che quella riforma presenti seri profili di incostituzionalità. L’articolo 111 della Costituzione, d’altronde, prevede la ragionevole durata del processo, mentre l’abolizione della prescrizione voluta dall’attuale guardasigilli rischia, al contrario, di allungare irragionevolmente i tempi. Anche per questa ragione, sarebbe utile fermarsi un attimo per lavorare a una soluzione condivisa.

Il Pd potrebbe rivolgere a Conte un appello, esplicito anche dinanzi agli elettori, affinché trovi una soluzione? Il Pd ha offerto diverse soluzioni per uscire dallo stallo. Il ministro Bonafede continua invece a rispondere con un prendere o lasciare, come se i temi irrinunciabili fossero solo quelli del suo partito. Ma la nuova prescrizione è stata approvata dalla maggioranza gialloverde. E noi contro quella legge facemmo una battaglia in Parlamento. Il Movimento 5 Stelle non può pensare che il Pd cancelli tutto quello che ha sostenuto contro quelle norme. Del resto nella stessa relazione di accompagnamento alla nuova prescrizione, loro stessi scrissero che sarebbe entrata in vigore dopo la riforma della giustizia. Perché allora non si può fare adesso quello che era possibile un anno fa? Ecco, noi chiediamo semplicemente di tenere assieme la discussione sulla nuova prescrizione con la riforma del processo.

 

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