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Caos prescrizione, il Pd irremovibile sui limiti di tempo dei processi

I Dem pronti a votare con FI sulla durata massima dell’appello. Stasera vertice ad alta tensione con Bonafede. Il Nazareno sarà irremovibile: il guardasigilli del M5s dovrà dire sì a una norma che fissi una durata massima per appello e Cassazione
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Molto pesante: difficile trovare aggettivi diversi per definire il clima tra Pd e Movimento 5 Stelle. Ma forse non si comprende fino in fondo il grado di tensione se non si guarda alla giustizia. Perché su altri dossier le scelte sono condizionate anche dall’imponderabile condotta altrui, come nel caso di Mittal per l’Ilva, o sono comunque di là da venire, come per lo Ius soli. La prescrizione invece va in scadenza per le feste di Natale. Il 31 dicembre per l’esattezza. E il Pd ha intenzione di non attende oltre, riguardo alla decisione. Il duello è fissato non per mezzogiorno come da prassi western ma alle 9 di stasera. Sarà una riunione lunga, destinata a protrarsi fino a notte fonda. Se ne potrebbe uscire con le premesse di una rottura irreversibile. Sulla prescrizione e, nel più estremo dei casi, sul futuro stesso dell’alleanza.

Il summit si terrà di nuovo a Palazzo Chigi, alla presenza di Giuseppe Conte. Si fronteggeranno i protagonisti del vertice precedente, tenuto giovedì: da una parte il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, dall’altra le delegazioni di Pd, Italia viva e Leu. Il nodo è semplice semplice: il Pd chiederà una norma di salvaguardia che introduca un termine di durata massimo oltre il quale il processo comunque finisce. Non solo. Perché tale norma dovrà entrare in vigore contestualmente alla “nuova” prescrizione. Ergo: o l’entrata in vigore della “nuova” prescrizione, ora prevista per il 1° gennaio, viene congelata oppure si dovrà trovare un veicolo normativo rapidissimo per le norme chieste dai democratici ( e non solo da loro). Prima ipotesi da escludere: Bonafede non ha alcuna intenzione di rinviare l’efficacia della sua legge. Ma neppure ha intenzione, a quanto risulta, di introdurre un nuovo limite invalicabile alla durata dei processi.

Situazione senza sbocchi, appunto. Un vicolo cieco, come si ripete da giorni. Sottovalutato. Anche negli esiti. Perché al momento il Pd non ufficializza la subordinata, non dice cosa accadrebbe se stasera Bonafede respingesse le richieste, ma voci sempre meno volatili prefigurano un esito clamoroso, da crisi di governo: il Pd che si accorda con Forza Italia per approvare la legge Costa. Emendata: nel senso che oggi il testo depositato dal responsabile Giustizia degli azzurri, e all’ordine del giorno già per domani, prevede semplicemente la soppressione della norma Bonafede, con contestuale rivivescenza della prescrizione targata Orlando ( 18 mesi di sospensione dopo l’eventuale condanna in primo grado, altri 18 mesi dopo l’eventuale condanna in appello). Il Pd potrebbe proporre all’opposizione il seguente accordo: accantonare la norma abrogativa tout court firmata Enrico Costa e sostituirla con la norma di salvaguardia che stasera lo stesso Pd sottoporrà a Bonafede.

Un esito estremo, forse imprevedibile fino a poco tempo fa. Ma ormai impossibile da escludere. Anche perché Italia viva e Leu sono di fatto sulla stessa linea del partito di Zingaretti. A Bonafede i democratici non offriranno un’unica soluzione. Sul tavolo ci sono i limiti di fase per appello e Cassazione, ma anche una sanzione processuale alla tedesca: ossia uno sconto di pena di un terzo qualora, alla condanna definitiva, il termine di prescrizione risulti superato. Ma se pure ci si accordasse per un meccanismo simile, è la convinzione del Pd, andrà comunque trovata una soluzione che protegga da durate parossistiche; né ci si può accontentare delle previste sanzioni per i giudici tardivi, legate a valutazioni soggettive dei capi degli uffici e del Csm.

Sulla tempestività dei correttivi, il Pd stasera sarà altrettanto fermo: non accetterà la controproposta, già accennata giovedì scorso da Bonafede, di una rettifica a gennaio, dopo che la nuova prescrizione ( bloccata dopo il primo grado) sarà entrata in vigore. Un diniego bastato sulla seguente considerazione: si creerebbe un paradosso giuridico, perché si finirebbe per sottoporre i futuri processi a tre regimi normativi differenti, con i reati commessi fino al 31 dicembre assoggettati alla riforma Orlando, quelli compiuti dal 1° gennaio in poi regolati secondo la norma Bonafede e quelli successivi agli eventuali correttivi definiti da tali future norme.

Un vero e proprio baco dell’ordinamento, pericolosissimo. A tranquillizzare gli alleati dei 5 Stelle non vale, peraltro, l’impegno a un’efficacia retroattiva dei correttivi, perché con i tempi che corrono certezze politiche sul domani non ce ne sono. Oltretutto nella bozza di ddl delega sul processo penale e civile già ci sono norme poco rassicuranti dal punto di vista delle garanzie, come quella che, in caso di sostituzione del giudice, subordina la rinnovazione del dibattimento a specifiche esigenze, come l’asserita ( dalla difesa) inattendibilità di un testimone. È anche per questo che gli alleati del Movimento 5 Stelle non intendono lasciare irrisolta l’incognita del processo infinito.

 

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