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La forzista Comi ai domiciliari, ipotesi di truffa e corruzione

Insieme all’ex eurodeputata, finisce in carcere il dirigente di Afol, Giuseppe Zingale e misura cautelare personale anche per l’ad di Tigros Paolo Orrigoni
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Corruzione, truffa e finanziamento illecito. A partire da queste ipotesi di reato, il Gip di Milano Raffaella Mascarino ha disposto gli arresti domiciliari per l’ex eurodeputata di Forza Italia, Lara Comi e per l’amministratore delegato dei supermercati Tigros, Paolo Orrigoni. Per il terzo indagato, il dg di Afol Metropolitana Giuseppe Zingale, è invece scattata la misura cautelare in carcere.

L’inchiesta nasce da un troncone del filone “Mensa dei poveri”, portata avanti dalla procura di Milano – Direzione distrettuale antimafia e condotte dal Nucleo di Polizia Economico- Finanziaria di Milano e dalla Compagnia di Busto Arsizio, che nel maggio scorso aveva già portato all’esecuzione di 43 misure cautelari a carico di altrettanti indagati ( tra i quali l’ex coordinatore di Forza Italia a Varese Nino Caianiello, del consigliere lombardo di Fi Fabio Altitonante e dell’allora candidato alle Europee Pietro Tatarella) e nel quale risultava già indagata per finanziamento illecito la stessa Comi.

LA POSIZIONE DI COMI

Lara Comi, una carriera fulminante in Forza Italia cominciata da giovanissima e dieci anni – dal 2009 al 2019 – al Parlamento Europeo, è finita nell’inchiesta con l’accusa, secondo gli inquirenti, di aver fatto «ricorso ai diversi, collaudati schemi criminosi volti a fornire una parvenza legale al pagamento di tangenti, alla sottrazione fraudolenta di risorse pubbliche e all’incameramento di finanziamento illeciti», utilizzando, per compiere i presunti comportamenti illeciti, «una non comune esperienza», «nonostante la giovane età».

Le contestazioni a suo carico riguardano due contratti di consulenza ricevuti dalla sua società, la Premium Consulting Srl, da parte della Afol ( nella persona del dg Zingale) «dietro promessa di retrocessione di una quota parte agli stessi Caianiello e Zingale». L’ipotesi è avvalorata dalle dichiarazioni rese in interrogatorio da una collaboratrice di Comi, che ha riferito al pubblico ministero di «della necessità di pagare in vista dell’estensione dell’incarico una cifra di 10 mila euro a Zingale».

Inoltre, l’ex europarlamentare azzurra deve rispondere dell’accusa di aver ricevuto un finanziamento illecito da 31 mila euro da parte del presidente di Confindustria Lombardia, Marco Bonometti, in vista delle ultime elezioni europee ( alle quali Comi era candidata ed è risultata prima dei non eletti). L’ultima contestazione riguarda invece un episodio di truffa aggravata al Parlamento europeo.

Secondo le dichiarazioni del suo addetto stampa, Comi gli avrebbe alzato il compenso da mille a tremila euro al mese rimborsati dall’Europarlamento, imponendogli di restituirne duemila a Forza Italia per pagare le spese della sede. Non solo, avrebbe anche predisposto un contratto fittizio sempre a spese del Parlamento europeo per Nino Caianiello. Proprio lui, ex coordinatore varesotto di Fi ( coinvolto nel primo filone d’inchiesta, arrestato nel maggio scorso e considerato «burattinaio» del presunto sistema di appalti e nomine illecite), è il grande accusatore di Comi e ha riferito agli inquirenti di aver aiutato la politica azzurra a ottenere finanziamenti per la sua campagna elettorale e di averne “sponsorizzato” la ricandidatura presso Maria Stella Gelmini.

L’avvocato di Lara Comi, Giampiero Biancolella ha commentato le accuse sospendendo che si tratta di «fatti vecchi e documentati». Dunque come tali «è da valutare se ci siano le esigenze cautelari che legittimino i domiciliari, dal momento che ipotizzare dei contatti col mondo politico e industriale per giustificare una possibile reiterazione del reato mi sembra una tesi infondata».

La Gip ha motivato gli arresti domiciliari con la «refrattarietà dimostrata dalla Comi in merito al rispetto delle regole» e il fatto che lei potrebbe ripetere le condotte che le vengono contestate «in una pluralità di scenari che non presuppongono necessariamente l’attuale copertura di una pubblica funzione». Il legale, inoltre, ha stigmatizzato il fatto che l’ordinanza del Gip che disponeva la misura cautelare domiciliare era «stamattina presto nelle mani dei giornalisti e io ancora non l’ho vista».

Ha poi aggiunto che, in questo momento, l’unica preoccupazione di Comi è la salute dei genitori, visto che il padre ha saputo del fermo poco prima di una delicata operazione, e che l’ex eurodeputata chiederà di poter scontare i domiciliari presso la casa di famiglia, così da poter accudire i genitori. Gli interrogatori di garanzia sono stati fissati per lunedì prossimo.

 

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