Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Calunniò Martelli: «Era lui il mandante di Capaci». Ma il gip archivia

Stefano Giordano, legale dell’ex ministro: «tale ingiusta decisione reca in sé il rischio che la collaborazione con la giustizia “immunizzi” il soggetto dichiarante da qualsiasi responsabilità penale»
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

«L’archiviazione della querela è una decisione che si commenta da sé. Non viene considerata calunniosa né diffamatoria l’inverosimile e assurda accusa secondo cui Martelli, amico di Falcone, ne avrebbe deciso la morte», si sfoga a Il Dubbio l’avvocato Stefano Giordano, legale dell’ex guardasigilli Claudio Martelli, a proposito dell’archiviazione di lunedì scorso. Ma cosa è accaduto? È il 2015 e in pieno processo di primo grado sulla presunta trattativa Stato- mafia, il collaboratore di giustizia Carmelo D’Amico in una prima udienza non fa nomi, ma poi gli riaffiorano i ricordi, come accade a taluni pentiti di mafia che il più delle volte vogliono compiacere la pubblica accusa, e fa il nome dell’ex ministro della Giustizia Claudio Martelli, accusandolo non solo di avere avallato e promosso il patto con i boss, ma che è stato addirittura il mandante della strage di Capaci nel quale perse la vita Giovanni Falcone, la moglie e la scorta. Un’accusa infamante che ha provocato l’immediata reazione di Martelli che, tramite il legale Stefano Giordano, ha presentato una querela.

Ma cosa ha detto D’Amico? Ha affermato che, durante il periodo di detenzione al 41 bis, intercorrente dal 2012 al 2014 presso il carcere Opera di Milano- Opera, è entrato in contatto con altri due soggetti provenienti dalla criminalità organizzata, Antonino Rotolo e Vincenzo Galatolo con i quali erano vicini di cella. Soprattutto Rotolo, boss di calibro, era nella cella di fronte a lui. D’Amico, in particolare, ha riferito che Rotolo gli avrebbe reso confidenze sui presunti contatti avvenuti tra gli uomini delle istituzioni e i vertici di Cosa nostra in seguito ai fatti di Capaci e sia D’Amelio.

Secondo quanto dichiarato da D’Amico, vi sarebbe realmente stata una “trattativa” tra lo Stato e la mafia per impedire il verificarsi di altre stragi e giungere dunque ad un compromesso. E addirittura Rotolo gli avrebbe detto che Martelli – assieme all’ex ministro degli interni Nicola Mancino – e in conformità alle indicazioni dei servizi segreti, sarebbe stato uno degli uomini delle istituzioni intervenuti a promuovere un presunto dialogo con i boss Salvatore Riina e Bernardo Provenzano, grazie all’intermediazione di Vito Ciancimino, Antonino Cinà ( il medico che ha curato Riina e Provenzano durante la latitanza) e di Marcello Dell’Utri. Ma non solo. Il collaboratore D’ Amico ha anche sostenuto che il cosiddetto “papello” – ossia il documento in cui sarebbero state elencate le richieste della consorteria mafiosa allo Stato sarebbe stato consegnato da Ciancimino direttamente nelle mani di Martelli. Per chi conosce la tesi sulla presunta trattativa, appare evidente la confusione, anche al livello temporale degli eventi denunciati. Oltre all’accusa chiaramente infamante, visto che Martelli non solo non è stato inquisito, ma è stato anche un testimone e ha ricordato la sua perplessità, una volta venuto a conoscenza dei contratti informali che gli ex Ros ebbero con Ciancimino.

Il legale di Martelli, come detto, ha querelato il pentito, evidenziando soprattutto l’amicizia che l’ex guardasigilli aveva con Falcone, i provvedimenti da lui assunti, da ministro della Giustizia, contro la criminalità mafiosa e la circostanza che avesse voluto al proprio fianco, al ministero, Giovanni Falcone e che l’avesse “sponsorizzato” quale candidato ideale come procuratore nazionale antimafia. Ma il pm di Palermo ha fatto richiesta di archiviazione della querela, fondandosi unicamente sull’asserita carenza dell’elemento oggettivo in capo all’indagato. In sostanza, il magistrato ha ravvisato il “difetto in capo allo stesso D’Amico di una cosciente e consapevole volontà di un’accusa mendace”, e ciò perché “l’indagato aveva proceduto alla falsa incolpazione della persona offesa esclusivamente sulla base dei fatti e circostanze allo stesso riferite dal Rotolo e all’esito di una personale valutazione circa la veridicità di quanto riportato dal Rotolo”. In sostanza, secondo il pm che ha avanzato la richiesta d’archiviazione, D’Amico, nonostante sia pacifico che abbia detto falsità, è giustificato dal fatto che tutto ciò gli sarebbe stato detto da Rotolo che, essendo una persona “di rilevante spessore criminale”, risulta credibile. L’avvocato Giordano ha fatto opposizione, evidenziando l’insussistenza delle motivazioni, oltre al fatto che la diffamazione del pentito non poteva essere giustificata che potesse avere una sorta di diritto alla critica e dunque addirittura “putativa”.

Il gip, nel 2017, accogliendo la richiesta di opposizione, ha indicato al pm di svolgere ulteriori indagini. Detto, fatto. Il magistrato ha svolto indagini e ascoltato il boss Rotolo, il quale ha smentito di aver parlato della presunta trattativa e a maggior ragione di Martelli, al pentito D’Amico. Ma il pm di Palermo ha richiesto nuovamente l’archiviazione. Se prima veniva ritenuto credibile Rotolo per le cose che avrebbe riferito al pentito D’ Amico e quindi la presunta buona fede di quest’ultimo, ora è il contrario perché alla procura smentisce di averle dette. Lo stesso avvocato Stefano Giordano, nell’ennesima opposizione, evidenzia questa contraddizione, auspicando invece la soluzione più semplice: quella di disporre un confronto fra Rotolo e D’Amico.

Ma nulla di tutto ciò. Alla fine, lunedì scorso, è arrivato il sigillo: il nuovo giudice per le indagini preliminari ha rigettato definitivamente l’opposizione, accogliendo la richiesta di archiviazione per infondatezza della notizia di reato. Secondo la magistratura, nei confronti di Martelli – nonostante siano certe le accuse mendaci – non c’è stata nessuna diffamazione o calunnia da parte del pentito D’Amico. Durissimo l’avvocato Stefano Giordano, il legale di Martelli. «Una decisione che si commenta da sé – spiega a Il Dubbio -. Non viene considerata calunniosa né diffamatoria l’inverosimile e assurda accusa secondo cui Martelli, amico di Falcone, ne avrebbe deciso la morte.

Tale ingiusta decisione – continua l’avvocato – reca in sé il rischio che la collaborazione con la giustizia “immunizzi” il soggetto dichiarante da qualsiasi responsabilità penale, favorendo dichiarazioni non genuine». Cosa accadrà? «Valuteremo – conclude l’avvocato Giordano – col mio assistito eventuali iniziative, di qualsiasi tipo, da assumere».

 

Ultime News

Articoli Correlati