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Ilva, lo scudo non basta. Mittal vuole andarsene

L’incontro con I vertici della multinazionale indiana si risolve in un nulla di fatto. Il governo pensa a un ddl per tutelare futuri acquirenti. L’esecutivo studia le possibili contromosse per salvare le acciaierie.
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Cresce la preoccupazione per il destino delle acciaierie pugliesi. Dopo un incontro durato tre ore tra i vertici del governo e quelli della Arcelor Mittal, la situazione sembra tutt’altro che risolta. Da una parte del tavolo, Giuseppe Conte e in ministri Stefano Patuanelli ( Mise), Roberto Gualtieri ( Economia), Giuseppe Provenzano ( Sud), Roberto Speranza ( Salute) e Teresa Bellanova ( agricoltura). Dall’altro Lakshmi Mittal e Aditya Mittal, Ceo e Cfo della multinazionale franco indiana.

A dividere le parti è ancora lo scudo penale ritenuto dall’azienda precondizione essenziale per non abbandonare Taranto. Conte è disposto a trattare, col sostegno di Pd e Iv, ma pretende che il colosso dell’acciaio rispetti gli accordi contrattuali, a partire dalla garanzia di una piena occupazione. Ma se due dei quattro partiti che compongono la maggioranza premono per concedere ai nuovi “proprietari” le garanzie richieste, il Movimento 5 Stelle non appare altrettanto convinto.

I grillini da un lato temono un nuovo caso Tav, che comprometterebbe la tenuta del gruppo, dall’altro sono persuasi che gli indiani stiano a bluffando. A cominciare dal ministro Patuanelli, che accusa la multinazionale di aver trovato un pretesto per abbandonare l’Italia a causa di scelte industriali sbagliate. Un sospetto alimentato dall’atteggiamento dell’azienda, che ancor prima di sedersi al tavolo col governo ha deciso di avviare la procedura per restituire ai commissari gli stabilimenti dell’ex Ilva acquistati nell’ottobre del 2018.

Il piano prevede la cessione del ramo d’azienda che coinvolgerà 12 siti per un totale di 10.777 dipendenti. Il tutto entro 30 giorni. L’impressione è che gli indiani non si accontentino più di una eventuale reintroduzione dello scudo penale, ma pretendano di dichiarare almeno 5 mila esuberi. Almeno a giudiucare dalle parole contenute nel comunicato diffuso dalla multinazionale.

«In ogni caso, anche se la protezione legale fosse ripristinata, non sarebbe possibile eseguire il contratto», fa sapere la società, infastidendo Palazzo Chigi. «Da Arcelor Mittal pretendiamo la chiarezza e il rispetto degli impegni contrattuali», dice in mattinata il premier Conte. «Se si viene in Italia e si vince una gara, si rispettano i termini contrattuali che erano collegati e già indicati nel bando. A noi preme non solo che sia assicurata la continuità degli investimenti produttivi ma che sia rispettato assolutamente anche il livello occupazionale», è la reazione del presidente del Consiglio. Anche per questo, il malcontento tra i banchi pentastellati aumenta. Sarebbero almeno una ventina i senatori M5S, guidati dall’ex ministra Lezzi, apertamente contrari a qualsiasi ipotesi di provvedimento ad hoc sullo scudo penale.

A sostenere l’azione di Conte, stretto a tenaglia tra le pretese della nuova proprietà e le pressioni del Movimento 5 Stelle, ci pensa Nicola Zingaretti, che si rivolge così alla multinazionale. «Tutti insieme dobbiamo porre rimedio, dobbiamo dire ad ArcelorMittal non fate i furbi», sono le parole del segretario dem. «Un governo autorevole, di una Italia autorevole e unita, può anche imporre ed aprire una trattativa, il Pd è disponibilissimo a fare di tutto affinché questa azienda si trovi di fronte non un presidente del Consiglio, ma un intero Paese che dice a questi signori, così non si può fare». Matteo Renzi, dal canto suo, invoca una sorta di governo di unità nazionale per salvare i posti di lavoro e il Pil prodotto dalle acciaierie tarantine.

«Chi vuole chiudere l’Ilva è pazzo, perché significa mettere in ginocchio il Mezzogiorno», dice il leader di Italia viva. «Io faccio di tutto con tutti per tenere aperta l’Ilva e per tenerla aperta bisogna fare in modo che colui che ha preso gli impegni li rispetti. Io sognerei che da Salvini a Zingaretti, da Di Maio a Italia viva, da Berlusconi a Conte tutti dicessero che la priorità sia salvare i posti di lavoro e su questa cosa non si litiga», aggiunge Renzi prima di assicurare il suo sotegno all’opera del premier. «Lo scudo penale è una espressione brutta, ma dire che chi bonifica abbia delle agevolazioni per me va bene, ma la cosa allucinante è che questa norma qui con il contratto firmato da Mittal non c’entra niente».

La maggioranza prova a ricompattarsi durante un Consiglio dei ministri, ( ancora in corso mentre scriviamo, ndr) convocato alle 17 e slittato di un’ora e mezza, per trovare una soluzione adeguata. Tra le idee messe sul piatto, la presentazione di un ddl per garantire le immunità in futuro a possibili nuovi investitori.

E se Confindustria, con Vincenzo Boccia, spera in «una soluzione e che la politica abbia il senso del limite, che a volte si supera e poi gli effetti purtroppo arrivano», i sindacati reagiscono in modo differente. La Fim Cisl proclama lo sciopero. «È arrivato l’articolo 47 con cui si riportano 10.700 lavoratori in amministrazione straordinaria. La Fim Cisl proclama lo sciopero da sola», annuncia il segretario generale Marco Bentivogli. E poi aggiunge: «FimCisl svuota la fabbrica: ferma completamente acciaieria 2 e attiva solo 1 colata su 5. Lo sciopero durerà fino alle 15 di domani».

Sul piede di guerra, anche se ancora indecisa, la Fiom- Cgil. «In attesa di conoscere l’esito del delicato incontro tra Governo e proprietà, permane lo stato di agitazione in tutto il gruppo ArcelorMittal», dichiara la segretaria generale Francesca Re David. Cauta anche la Uilm. «Metteremo in campo ogni iniziativa conseguente dopo aver conosciuto i contenuti dell’importantissimo vertice che si sta svolgendo a Palazzo Chigi», spiega il segretario Rocco Palombella, che poi si rivolge alle altre sigle sindacali: «No a decisioni sindacali solitarie che contribuiscono ulteriormente ad inasprire il clima di tensione, sfiducia e preoccupazione presente tra i lavoratori».

Oggi toccherà al ministro per lo Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, informare il Parlamento sul caso, con il Pd che non nasconde i propri timori sulle crisi occupazionali. E, probabilmente, sulla tenuta stessa del governo.

 

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