Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Caso Balotelli, l’ultimo stadio del razzismo

E’ una vita che presidenti, allenatori, sindaci e amministratori minimizzano. Ed è una vita che, salvo le roboanti indignazioni, nessuno fa veramente niente
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

«Vesuvio lavali col fuoco», era l’ 83 e in campo a Verona c’era Maradona. Quella eruzione di razzismo, entrata nella storia, ricevette una delle risposte più dissacranti e divertenti del romanzo del calcio: «Giulietta è ’ na zoccola». Ma lo scontro nordisti contro sudisti è roba vecchia, ormai i confini geografici non hanno più valore, tutto è tracimato, siamo tornati agli albori: bianchi contro neri, roba da Ku Klux Klan. Così basta un Verona- Brescia, scontro calcistico formalmente nordista, per dare dello scimmione a Mario Balotelli che s’è arrabbiato, ha preso la palla al volo e l’ha scagliata in tribuna, di collo pieno. Gli episodi di razzismo si moltiplicano, di questi tempi, dal Parlamento in giù, e non distinguono: puoi pure non essere nero, basta un po’ abbronzato oppure soltanto straniero. Per il razzista del terzo millennio tutta l’erba è un Fascio.

«Balotelli ha la cittadinanza italiana, ma non potrà mai essere del tutto italiano», ha sentenziato il capo degli ultrà veronesi, tale Luca Castellini, leader di Forza Nuova e non pensa di aver detto una bestialità. «Mi viene a prendere la commissione Segre perché chiamo uno negro?».

Dice: è solo folklore. Erano pochi, una ventina.

E’ una vita che presidenti, allenatori, sindaci e amministratori minimizzano. Ed è una vita che, salvo le roboanti indignazioni, nessuno fa veramente niente. Ci sarebbe il Daspo, per impedire ai razzisti violenti di frequentare gli stadi; ci sono le telecamere che riprendono in alta definizione le facce dei picchiatori protagonisti. I responsabili sono lì, nelle foto segnaletiche. Ma nessuno imita quello che gli inglesi hanno fatto per ripulire tifoseria e stadi.

Le società di calcio sono conniventi, credendo così di tenere buone le frange più estreme.

Portare i figli allo stadio è un’avventura. Il clima non è mai stato così nero: ministri che abbracciano i capi ultrà, poi arrestati come delinquenti; episodi di intolleranza continui in strada, sull’autobus, qui accanto a noi in ogni momento; insulti vergognosi tambureggianti sui social che alimentano l’odio per il diverso.

Una gragnola di sassi dai cavalcavia del web che allungano le ombre della notte. Ma facciamo spallucce. Un uomo equilibrato come Arrigo Sacchi avverte: «Abbiamo disconosciuto tutti i valori, non solo nel calcio ma anche nella vita». Un arbitro più coraggioso e indignato, Rocchi, ha interrotto sabato scorso Roma- Napoli e zittito gli ultrà. Balotelli ha tirato palla in tribuna. Chi non reagisce è complice. Ma è l’autorità che deve fare il primo passo. E allora «Romeo è cornuto» sarà solo uno sfottò.

 

Ultime News

Articoli Correlati