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La politica si ritrova unita sul sì all’equo compenso

Approvate alla camera le mozioni di Fdi. Voto bipartisan, passano 13 impegni. «Professioni difese, finalmente», dice Rampelli. Mascherin ( Cnf): «Noi siamo una risorsa, non costi d’impresa»
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Dicembre 2017: il Parlamento dà via libera alla legge che, su impulso del Cnf e dell’allora guardasigilli Orlando, introduce l’equo compenso. Due anni dopo, il 29 ottobre 2019, la Camera approva con voto trasversale le mozioni proposte da una forza d’opposizione come Fratelli d’Italia «a sostegno delle libere professioni e delle imprese».

Difficile stabilire a quale dei due passaggi va attribuito il segno della svolta più significativa. Ma certo il pronunciamento bipartisan arrivato ieri dall’aula di Montecitorio indica nella tutela dei professionisti un obiettivo che vede la politica davvero coesa. Innanzitutto sull’ «impegno ad applicare il principio dell’equo compenso», come nota Fabio Rampelli.

Ci riteniamo soddisfatti per l’approvazione da parte di Montecitorio della mozione di FdI sulle iniziative a sostegno delle libere professioni e delle imprese», è il messaggio che Fratelli d’Italia veicola attraverso il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, «per la prima volta il Parlamento dedica una sessione al mondo sterminato e sofferente dei professionisti e lo fa grazie a noi. Abbiamo ottenuto dal governo con la maggioranza dei voti dell’aula l’impegno ad applicare il principio dell’equo compenso per le prestazioni svolte a favore di pubbliche amministrazioni, grandi imprese, banche e assicurazioni» , rivendica Rampelli. Che poi elenca gli altri punti approvati: «Accesso al credito per i professionisti e tutela delle farmacie italiane, creazione di un osservatorio sul mercato del lavoro per le partite Iva, riconoscimento del marchio di legalità per i consulenti del lavoro, conferimento dello status di pubblico ufficiale ai medici per tutelarli dalle aggressioni, salvaguardia dei giornalisti vittime di intimidazioni e violenze. Su 22 impegni ben 13 sono stati accolti: un primo passo verso il pieno riconoscimento delle libere professioni, che di fatto rappresentano una tradizione culturale italiana messa a servizio degli interessi della comunità nazionale», scandisce il deputato di FdI.

«Vigileremo affinché il governo recepisca gli impegni». Una svolta che ha una matrice chiara nella battaglia avviata innanzitutto dall’avvocatura e dal Consiglio nazionale forense, sua massima istituzione. «Il Parlamento, con l’approvazione da parte dell’aula della Camera della mozione bipartisan sulle iniziative a sostegno delle libere professioni, finalmente conferma il principio per cui gli avvocati e in generale i professionisti non sono un costo d’impresa ma una risorsa per la democrazia», è il commento di Andrea Mascherin.

«Il Cnf e l’avvocatura tutta sono da tempo fortemente impegnati per la tutela concreta della professione e, in particolar modo, per la corretta applicazione della normativa sulla giusta retribuzione che deve essere proporzionata alla quantità e alla qualità della prestazione svolta come è, d’altronde, previsto dall’articolo 36 della Costituzione italiana. Sono ancora troppi», ricorda il presidente del Cnf, «i casi di elusione alla norma messi in atto da clienti forti, e a volte anche dalla stessa pubblica amministrazione: per questo il Cnf insieme ai 140 Ordini locali degli avvocati sta monitorando le violazioni segnalandole al Nucleo centrale di monitoraggio istituito presso il ministero della Giustizia».

Mascherin si dice certo «che il governo darà continuità alla propria azione in materia di professioni e dunque piena attuazione alle mozioni a tutela degli avvocati, dal rafforzamento della legge sull’ equo compenso, tema di dignità professionale e di rispetto del ruolo dell’avvocatura, agli interventi su welfare e semplificazione fiscale».

 

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