Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Csm, “condannato” Rossi, non sarà più procuratore

Il magistrato accusato di “non indipendenza”. Secondo la commissione per gli incarichi ( relatore Davigo) la toga di Arezzo aveva subito «impropri condizionamenti» quando era a palazzo Chigi
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

La mano dura, durissima, a Palazzo dei Marescialli. Roberto Rossi non è più il procuratore di Arezzo. Il Plenum ha disposto ieri la sua decadenza dall’incarico. Il magistrato aveva provato a resistere, rispondendo alle contestazioni con una articolata memoria.

Secondo la Commissione per gli incarichi direttivi, relatore Piercamillo Davigo, Rossi aveva compromesso «il requisito dell’indipendenza da impropri condizionamenti», almeno «sotto il profilo dell’immagine».

E questo per aver proseguito l’incarico extragiudiziario di consulenza presso la Presidenza del Consiglio dei ministri anche dopo l’apertura dell’indagine su Banca Etruria del cui cda faceva parte Pier Luigi Boschi, padre dell’allora ministro per le Riforme, Maria Elena. Rossi aveva parlato di «clamoroso e sconcertante travisamento dei fatti», ricordando di essere uscito dal Palazzo Chigi il 31 dicembre 2015, prima del fallimento della banca, datato 11 febbraio 2016.

Nessuna contemporaneità e nessuna gestione irrituale del procedimento sul crac della banca toscana: non averne chiesto inizialmente l’insolvenza fu, secondo Rossi, perché Banca d’Italia tentava ancora il salvataggio dell’istituto di credito con l’amministrazione straordinaria. Per quanto concerne l’autoassegnazione del fascicolo, il procuratore aveva spiegato che gli pervenne in base ad un meccanismo di routine, come magistrato dell’area economica.

A nulla sono servite, dunque, le manifestazioni di solidarietà dei colleghi e del personale amministrativo della Procura. Il Csm, anzi, sembra si sia molto irrigidito, in particolare per quanto riguarda le attestazioni di stima da parte dell’avvocatura aretina. La decisione del Plenum segna un importante cambio di passo.

Un messaggio chiaro a tutti i procuratori e presidenti di Tribunale. È un caso più unico che raro che un dirigente venga rimosso nonostante il parere favorevole, come in questo caso, del Consiglio giudiziario, l’organo ausiliario del Csm nel distretto che, a stretto contatto con i magistrati del territorio, conosce di ognuno pregi e difetti. Rossi comunque, ha già fatto sapere di voler impugnare la decisione del Csm al Tar.

 

Ultime News

Articoli Correlati