Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Fine vita, Cappato «Ci vuole la legge ma la classe politica è vile»

Intervista aMarco Cappato: «I vertici dei partiti, anche Pd e 5s, hanno dimostrato di non avere alcun interesse a trattare la materia malgrado il consenso sempre più consistente dei cittadini»
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

«La Consulta ha affermato un principio importante: ci sono situazioni nelle quali l’aiuto attivo a morire non è un crimine per chi lo presta, ma un diritto per chi ne beneficia». Commenta così il tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni Marco Cappato la sentenza della Corte costituzionale che, dopo mesi trascorsi senza che il Parlamento legiferasse in materia, sancisce l’incostituzionalità del reato di aiuto al suicidio.

Cappato, cosa rappresenta per lei la sentenza della Corte costituzionale che apre al suicidio assistito, pur con limiti ben precisi?

Aspettiamo la pubblicazione della sentenza per esteso per meglio comprendere i margini di applicabilità immediata, ma è comunque un passo avanti storico rispetto all’idea che si possa imporre alle persone condizioni di sofferenza disumana.Salvini tuona che «la vita è sacra, da questo principio non tornerò mai indietro», mentre la forzista Mara Carfagna chiede «al più presto una legge che tuteli il diritto alla vita». La Corte, dal canto suo, giudica «indispensabile l’intervento del legislatore».

Crede che, dopo la sentenza della Consulta, il Parlamento riuscirà a varare finalmente una legge al riguardo?

I vertici dei partiti hanno finora dimostrato di non avere alcun interesse a trattare la materia – nonostante il consenso sempre più consistente dei cittadini alla legalizzazione dell’eutanasia. Nemmeno Di Maio e Zingaretti – che pure guidano partiti sulla carta favorevoli a una legge – hanno mosso un dito. Già sul testamento biologico e sull’interruzione delle terapie il Parlamento si era di fatto limitato a tradurre in legge ciò che la giurisprudenza aveva affermato, in particolare attraverso i casi Welby, Englaro, Piludu. Potrebbe accadereora lo stesso con l’eutanasia.

I vescovi italiani, esprimendo «il loro sconcerto» e chiedendo che venga garantita ai medici l’obiezione di coscienza, si dicono allarmati da quella che indicano come una «spinta culturale implicita, che può derivarne ai soggetti sofferenti, di ritenere che porre fine alla propria esistenza sia una scelta di dignità». Condivide il loro punto di vista?

L’obiezione di coscienza non è un problema. In Olanda, nessun medico è obbligato a praticare l’eutanasia. In Svizzera, il ruolo del medico nell’assistenza alla morte volontaria è quello di visitare il paziente ed eventualmente prescrivere il farmaco letale, ma non è nemmeno presente al momento dell’autosommistrazione. Quanto al paziente, mi pare sbagliato contrapporre – come fa il Vaticano – il diritto a curarsi e il diritto, in certe condizioni, a lasciarsi morire. Lo Stato deve garantire entrambi.

Quale sarà il ruolo del Comitato etico territoriale?

Ad oggi, i Comitati etici territoriali, quando ci sono, si occupano d’altro. Andrà dunque fatta formazione affinché si trasformino in luoghi di conoscenza e di ascolto al servizio del paziente, respingendo ogni prevedibile tentativo di trasformarli in filtri burocratici che operano contro la volontà del paziente stesso.

Secondo i dati dell’Associazione Luca Coscioni, 800 persone sono in attesa della “dolce morte”. Il loro percorso sarà ora più facile?

Ottocento persone si sono rivolte a noi dall’inizio dell’azione di disobbedienza civile su soseutanasia. it. Ogni situazione è a sé: di molti non abbiamo più notizie, alcuni non ci sono più, altri non rientrerebbero comunque nelle condizioni individuate dalla Corte e altri ancora, invece, potrebbero finalmente trovare quella soluzione legale che cercavano. Certamente l’esigenza di poter scegliere come morire è ormai una grande questione sociale che va ben oltre le persone che si sono rivolte a noi.

 Dopo il pronunciamento della Consulta, come si svilupperà la sua vicenda processuale?

Sarà importante leggere le motivazioni della Consulta, dopodiché riprenderà il processo a mio carico a Milano, mentre per l’ 11 novembre è convocata a Massa l’udienza nei confronti di Mina Welby e nei miei per Davide Trentini, che non era nelle stesse condizioni di Fabiano Antoniani perché non era ‘ attaccato a una macchina’. Si potrebbe dunque tornare in Corte costituzionale, oppure potrebbe intervenire il Parlamento. E’ quello che chiediamo, con la campagna ‘ eutanasia legale’, a sei anni dal deposito della legge di iniziativa popolare già sottoscritta da oltre 130mila persone.

Ultime News

Articoli Correlati